Agosto 23rd, 2008

BERLINO 2008: una città che non vuole dimenticare.

Berlino 2008 by Mauro A. Sono stato a Berlino a giugno. Una città che mi ha piacevolmente sorpreso.

Alcuni anni fa la evitai, preferendo interrompere il viaggio in treno che mi portava tappa dopo tappa da Parigi, attraverso Amsterdam, a Praga. Dall’Olanda, complice il cielo grigio, tornai a Parigi e presi il primo volo low-cost per Praga. Adesso, mi rendo conto di essere stato ingannato da quel cielo grigio, e dal pregiudizio su una città tedesca tutta fabbriche e palazzoni.

Invece Berlino è una città dinamica, piena di vita, ordinata e pulita. Un paradiso per chi ami l’architettura contemporanea, come la Stazione Centrale Hauptbahnhof e il Museo Ebraico. Una meta per chi cerca il divertimento, come il café Zapata in Oranienburger Str. Ma il contrasto tra la ex Berlino Ovest e la ex Berlino Est è ancora tanto forte, al di là del Checkpoint Charlie, come la memoria dell’Olocausto. Un bene, poichè di questi tempi si dimenticano troppe cose. Lascio Berlino con una speranza, che non sorgano nuove mura, forse più difficili da abbattere.

Foto: “I muri di Berlino”

Agosto 23rd, 2008

PELLICCE, LA MODA ASSASSINA: nuova campagna AIP contro Miss Sixty, Energie, Killah, Murphy & Nye, Refrigiwear

Che vergogna quelle “signore” che si muovono nelle nostre città come tanti becchini senza rispetto, che si portano sulle spalle i cadaveri come ornamenti trionfali.. E ancor più i giovani schiavi della moda, con gli inserti di pelliccia intorno al collo, che purtroppo non stringono come dovrebbero.. Per i più sensibili, ripropongo una segnalazione importante, di cui ho già scritto più volte in questo spazio tempo fa: AIP
AIP lancia una nuova campagna internazionale di proteste: obiettivo la Sixty Spa, proprietaria di marchi noti come Miss Sixty, Energie, Killah, Murphy & Nye, Refrigiwear. I marchi Miss Sixty ed Energie sono tra quelli che fanno più tendenza tra i giovani di tutto il mondo. Questi marchi giovanili hanno però un lato nascosto che non vogliono mostrare a tutte le persone a cui si propongono come divertenti, spensierati e colorati…. quello degli animali uccisi e scuoiati per la moda. Le collezioni invernali di Miss Sixty ed Energie comprendono inserti in pelliccia e perfino gilet fatti completamente con pelo animale. Questa pelliccia era il manto di un animale vivo, l’unico con il diritto di indossarla, allevato in modo ignobile e ucciso brutalmente per impreziosire i vestiti della Sixty spa. Vogliamo che tutte le collezioni di Miss Sixty, Energie e degli altri marchi del Gruppo Sixty diventino “fur-free” e cessino di essere il motivo per cui vengono scuoiati centinaia di migliaia di animali in più ogni anno. Per questo motivo lanciamo una campagna internazionale di proteste contro tutti i punti vendita del Gruppo Sixty, che avrà inizio con la giornata internazionale del 13 settembre. Aderiscono attivisti/e da tutto il mondo: Germania, Inghilterra, Israele, Danimarca, Svizzera, Svezia, Usa, Belgio, Norvegia, Croazia e Austria.

Link: http://www.campagnaaip.net/

Agosto 12th, 2008
Luglio 26th, 2008

Un italiano al CPAC 2008. Parla il Presidente

G.W.Bush al CPAC 2008. Foto di Mauro Annarumma Washington DC, 8 Febbraio 2008: John, 22 anni, dal South Carolina, mi guida verso la convention dei repubblicani del 2008. E’ a Washington per seguire il suo candidato preferito, Mitt Romney, che ha annunciato il suo ritiro dalla corsa alle presidenziali proprio il giorno prima al CPAC 2008, la “Conservative political action conference”, all’Omni Shoreham Hotel, il più importante evento annuale dei conservatori che riunisce militanti, leaders politici, e bloggers dell’area repubblicana.
Leggo nel suo sguardo e nel fervore delle sue parole la passione per la politica che la maggior parte dei suoi coetanei italiani non conoscono e, forse, non conosceranno mai. John legge un libro, me lo mostra. “More guns, less crime” di John Lott. Un titolo che, da solo, aprirebbe un lungo confronto, uno spaccato reale della società “americana”, dove la libertà personale spesso entra in contrasto con le necessità della collettività.
Ma il libro anticipa i cardini del discorso presidenziale che si terrà alle 7.00 del mattino all’Omni Shoreham Hotel: le parole “libertà”, “sicurezza” “famiglia”, risuoneranno più volte, sottolineate dagli applausi e dalle urla di acclamazione del giovane pubblico del CPAC 2008.
Il Presidente Bush interverrà infatti per primo, in anticipo rispetto alla programmazione ufficiale, e io sarò lì, a pochi passi dall’uomo più potente del mondo.
Alle cinque del mattino, la fredda città di Washington è già piena di militanti e giovani studenti, giunti da ogni parte degli USA, rigorosamente in giacca e cravatta o tailleur: corriamo tutti verso l’albergo per essere i primi, ma siamo già gli ultimi.La convention repubblicana inizia con un laconico “Ciao”, ripetuto più volte per farsi largo tra gli applausi: Cheney, si presenta così al pubblico in festa, apostrofa il Presidente, che lo ha fatto svegliare così presto la mattina, il quale ribatte: “Mi scuso per il mio amico, ama dormire”. Applausi, risate, interventi del pubblico, tante battute fanno dell’evento un grande show in pieno stile “americano”.
Ma i contenuti non mancano: taglio delle tasse, per far circolare il denaro, rinsaldare l’economia e creare nuovi posti di lavoro, salvaguardia della famiglia e della vita umana anche nelle sue forme embrionali, attraverso l’affermazione del diritto alla vita e alla libera scelta nell’istruzione, lotta al consumo delle sostanze stupefacenti, sicurezza nazionale e lotta al terrorismo anche oltre i propri confini, perché una nazione democratica non sarà mai nemica degli Stati Uniti.
“Noi crediamo che la più affidabile guida per la nostra Nazione sia il buon senso del cittadino. Crediamo che la nostra cultura tragga beneficio dalla diversità di fede, dal rispetto dei valori, e dalla guida di una autorità più elevata. Crediamo nella responsabilità personale. Crediamo nel valore universale della libertà. Crediamo che la nostra nazione abbia il diritto di difendersi, anche se qualche volta gli altri sono in disaccordo. E crediamo che l’ America rimanga una forza del bene nel mondo.”
Per chi non conosce bene gli Stati Uniti, questa breve ma centrale parte del discorso po’ apparire quanto mai retorica. Dalla Dichiarazione di Indipendenza, dalla Costituzione e dalla Carta dei Diritti fin nelle strade, nelle vecchie e nuove lapidi commemorative, le parole “libertà” e “democrazia” risuonano invece incessantemente e permeano la vita del Paese.

Alla partita dei Miami Heats contro i Los Angeles Lakers, la domenica successiva a Miami, non ho potuto nascondere la mia commozione nel vedere il pubblico dell’American Airlines Arena riversare così tanto calore a un giovane soldato in rientro dall’estero e che presenziava l’inno nazionale di apertura. E il giovane John, a Washington, è veramente convinto che il suo Paese stia esportando la democrazia nei Paesi come l’Iraq e l’Afghanistan. Anch’io ci voglio credere, ma John non risponde, o forse è solo un cenno di disappunto, quando gli faccio notare che, guarda caso, l’Iran è proprio in mezzo ai due Paesi, e nel Risiko che si sta giocando, una base in pieno Medio Oriente e un’altra in Asia sono un altro lancio di dadi guadagnato.

Fonte: http://www.meltinpotonweb.com/?q=articoli/speciale-presidenziali-usa-un-italiano-al-cpac-2008-parla-il-presidente.php

Luglio 26th, 2008

Franco Bernabè: dal 2000 in Petrochina, colosso cinese in Sudan.

da Italian Blogs for Darfur:

Il mondo del petrolio è legato a talmente tante variabili geopolitiche che è difficile dire se si è ottimisti o pessimisti.” F.Bernabè *

Franco Bernabè, attuale amministratore delegato della TELECOM Italia, è dal giugno 2000 anche direttore non-esecutivo di Petrochina, il colosso petrolifero cinese in Sudan, carica confermata anche per il 2008, il 15 maggio scorso.
La Petrochina, che l’anno scorso, al suo esordio in borsa, ha stracciato per capitalizzazione il record Exxon, è posseduta per l’88% dalla statale China National Petroleum Corporation. La CNPC è additata dalle ONG e dai maggiori analisti mondiali come principale sostenitore politico e finanziario del governo del Sudan e, indirettamente, del conflitto in corso da ormai cinque anni in Darfur [leggi PetroChina, CNPC, and Sudan: Perpetuating Genocide.] Le armi usate dalle milizie paramilitari janjaweed, di fabbricazione russa e cinese, sostenute dal governo centrale sarebbero infatti acquistate con i proventi della vendita del petrolio, la cui estrazione è aumentata, dal 2000 ad oggi, del 291% e di cui principale acquirente è proprio la CNPC. Non mancano, seppure in misura limitata, le compagnie europee, come la Lundin Petroleum, svedese.
Ci auguriamo che Franco Bernabè, che in passato ha già dato prova di sensibilità presso il MART e il Peres Centre for Peace, possa, quale direttore della Petrochina, impegnarsi al più presto per ispirare una politica aziendale più attenta al rispetto dei diritti umani in Sudan.

Maggio 1st, 2008

SOMALIA: continua una delle più gravi crisi umanitarie al mondo

Oltre 320.000 persone hanno abbandonato la capitale Mogadiscio in meno di tre mesi, dal 1 febbraio al 20 aprile, secondo le ultime stime dell’ INternal Displacement Monitoring Center. Il numero totale degli sfollati si aggira ora a un milione almeno di profughi, numero che aumenta di circa 20.000 persone ogni mese (UNHCR), costrette a fuggire dalla violenza degli ISlamisti e dei signori della guerra in lotta per il controllo della capitale.

Le violenze continuano da anni, ma è soprattutto dopo la disfatta del governo Islamista alla fine del 2006 che la crisi umanitaria si è esacerbata, provocando circa due milioni di sfollati, che necessitano di alloggi, acqua e cibo. Il pericolo di attacchi ai convogli umanitari e la grave insicurezza che regna in Somalia non consente alle ONG di assistere i profughi. Le ONG stesse, per lo più occidentali, sono fatte bersaglio dai guerriglieri.
Soprattutto le coste della Somalia, data la localizzazione geografica, sono divenute scenario di argomenti di cronaca internazionale, per via degli attacchi alle imbarcazioni e al sequestro del personale di bordo a scopo di ricatto. L’anarchia divampa in Somalia, salvando relativamente la regione settentrionale del Paese, Somaliland, dichiaratasi indipendente dal 1991, sebbene non sia stata mai riconosciuta a livello internazionale, e organizzatasi in organi amministrativi e di sicurezza propri.

Maggio 1st, 2008

Il Gruppo Stefanel dice basta alle pellicce!

La dirigenza del Gruppo Stefanel ha deciso di adottare una politica “fur-free” per tutti  marchi del gruppo in seguito ad un incontro avuto martedì 29 aprile con rappresentanti di Campagna AIP. Tale politica implica la fine dell’uso di inserti di vero pelo, anche quelli considerati sottoprodotto della carne, per tutti i marchi del Gruppo: Stefanel, Hallhuber e Interfashion.
Per cui dall’Autunno/Inverno 2011 in poi mai più inserti di vero pelo dentro i 650 negozi Stefanel in tutto il mondo!

Dopo tutti i grandi magazzini finalmente anche i marchi di moda italiani cominciano a spostarsi verso una produzione priva di inserti di pelliccia. Annoverare tra le aziende “fur-free” un nome importante come Stefanel ha però sicuramente un peso che va al di là del grandissimo numero di animali le cui pelli non saranno utilizzate per le prossime collezioni del marchio, ma che può fungere da esempio per un numero speriamo crescente di aziende.

Aprile 19th, 2008

“LiveCity”: festival delle culture giovani, Salerno

E’ un sabato d’aprile. Salerno si presenta calda e viva, sfoggia tutta la sua ricchezza di umanità e semplici, banali gesti di una vita che si ripete forse da sempre.
Il lungomare è un via vai sereno di persone, famiglie, soprattutto giovani coppie. Cerco un albergo, mi accontento: Albergo S.Lucia fa al caso mio, una singola a 35 euro, una stella a 100 metri dal lungomare e a un passo dal centro storico e della movida salernitana.
LiveCity IL VIAGGIO - Salerno Festival Culture Giovani 2008Giro in lungo e in largo la città, che mi rapisce. La sera mi trattengo fino a tardi per assaporare uno squarcio di notte, ahimè solo da osservatore, ma tanto mi basta se l’alternativa era restare in mezzo al nulla a fare peggio del nulla, la gretta vita della guardia di frontiera.
Nel centro storico vengo attirato dalla musica e dalle luci verso via Canali: uno spazio urbano prestato all’arte, al dinamismo della cultura applicata, delle forme e dei colori, della manualità celata dall’editor grafico. E’ “Live City - Il viaggio”, corteo reale/virtuale, a cura del laboratorio Archabout, allestimento nell’ambito del Festival Culture Giovani di Salerno.

Sulla facciata del Palazzo Genovesi viene proiettato un “corteo elettronico” e in un cortile adiacente le immagini di una mostra sul ‘68 ribelle in Second Life. Nella piazza antistante, tra la curiosità della gente, in maggioranza giovani e giovanissimi, un pannello “vivente”, in cui disegni e foto manipolate sul momento si rincorrono per tracciare i volti della città.

Febbraio 11th, 2008

Three days in Washington D.C. 2008

For people that like round trip adventures, exploring urban jungles and meeting different people around the world.

verso william penn house washington1st day: Going to the Hostel: William Penn House, 515 East Capitol St.
At the morning take the flight to Washington (from Miami 2,30-3 hours). If you don’t have bags, you can arrive at the airport at least 2 hours before the take off and make the check-in by yourself, easily using automatic machines at the airport. Don’t forget headset, American Airlines provide movies or TV fiction all time on plane. Take your staff and go to the metro station, outside the national airport. One ticket is very expensive, i suggest you to buy immediately a one-day pass for 7.80$, ask to the gentleman at the desk. Public officers and employers are very polite and friendly in Washington. Get on the blue line and get off at Easter Market, leave the metro station and go right on the 7th street behind you, then turn left to the East Capitol street. The walk is a nice opportunity to see old fashion style houses. You can also stop at the Capitol South and go beyond the Library Congress, a big white building behind the Capitol, then turn right in East Capitol St. The holder is very kind, she’ll give you a key to go in and out to the hostel. The hostel is very small, clean and quiet, the location is very good, but if you are a backpacker you cannt find fun there. So, it’s a very good choice only for few days: two nights, that’s so!

In the afternoon I suggest to see the closest Library of Congress: the entrance and the guide is free, like all monuments and Smithsonian museums in Washington (all monuments and museums close at 5 pm). Have a look of the US Supreme Court, just on the left, then go to walk around the Capitol and the Mall, until the famous Washington monument on sunset. Take impressive photos. So, you can see the Capitol again in front of you: go left until the White House, the house of the President. So, walk around, looking fo a Starbucks coffee, and enjoy the relaxing atmosphere of Foggy Bottom. The first day is going at the end. Walk down to Pennsylvania Avenue, (Old Downton) see where the FBI building, the Old Post Office and National Archives are, and take the metro. A large mall in Pentagon City metro station could complete the first day.
2nd day: My second day started very early in the morning: 4.30 a.m. I met a guy of South Carolina, in Washington to attend the CPAC 2008, the Republicans conference. The guy is young but strongly sure of the Republican choice. He reads “More guns less crime“. I’m not a cowboy, but I love United States: at 4.30 i woke up to go to the conference with him, to see the President of the United States, Pres. Bush! A lot of young people is on the way. All people dress jacket and tie, I’m the only one dressing jeans and a green pullover. The speech of the President is so early in the morning! At 7.00 a.m. The vice-president Cheney begins: “Hi”! and the President go on with a good sense of humor: people scream, clap and laugh. The conference is in a typical “american” style! At the end of his speech, I was worried about my escape, but a huge amount of people leave the hall… in fact, youths love policy, in contrast of italian youths. But is this passion real? Why almost all attendants leave the conference when the President leaves but McCain and his staff are going to explain the electoral programme?

Now, you can have a breakfast at the hostel, then have a tour of the Capitol (free), visit one museum. I suggest the National Air and Space Museum, it’s original and impressive (especially if you have been in New York, don’t visit other museums),it shows a lot of vehicules, old and new, like the Spirit of St.Louis airborne plane and the Apollo 14 space module. It’s free, but with 7$ you can also go to see other aircrafts, first of all the Space Shuttle, but take it only if you have more than three days to visit Washington. Have a lunch at the McDonald inside the Air and Space Museum, then go to the Washington Monument. You could go up, just stay in line for a long time.. I prefered to walk down and visit the Vietnam Veterans Memorial and the Lincoln Statue. Have a break to see the beatiful landscape from the Licoln Memorial. Then go to the Smithsonian metro station, see the Holocaust Memorial Museum, then take the metro and stop at the Foggy Bottom and reach the center of the old side of Washington, Georgetown. At the end, go to sleep. If you are more strong then me, still enjoy Washington!

3rd day: If you don’t sleep until 10.00 am like me, you can visit the National Archives to see the Constitution of the United States, the Declaration of indipendence and the Bill of Rights. Just papers… :) Leave the hostel at 10.00 am, go to Arlington National Cemetery by metro. Be respectful visiting the graves, like the tomb of Kennedy and the Tomb of the Unknows. Don’t miss the change of the guard!! It’s an incredible thing! The soldiers are perfect in movements and form. Then go to the airport, few stops ahead, and wait for your flight in the late afternoon.

Luglio 1st, 2007

Contro Israele l’arma grottesca dei diritti umani

Tratto da: L’Occidentale

Non riesco a trovare una spiegazione a tanto odio verso Israele. Interessa veramente la condizione dei palestinesi? O il diritto alla terra di un popolo e’ in questo caso strumentalizzato per coprire l’anti-semitismo che ha radici profonde in Europa?  Solidarieta’ ai popoli israerliano e palestinese. Vittime della storia. StR

Gli attivisti per i diritti umani hanno molto per cui essere allarmati in queste settimane. Le bande di Hamas hanno conquistato Gaza con incredibile violenza. In Iran, secondo nuovi rapporti, c’è il più alto tasso al mondo di esecuzioni di bambini. In Cina, il New York Times ha pubblicato un devastante reportage sulla schiavitù minorile nelle miniere gestite dallo stato. In Darfur il genocidio continua. Ma la comunità internazionale preferisce ignorare tutto questo, e molti altre violazioni dei diritti umani ad opera di entità statali. Piuttosto concentra ancora una volta la sua attenzione su Israele. Nel Regno Unito, il maggiore sindacato ha lanciato una campagna di boicottaggio contro Israele. A Ginevra, il Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu ha adottato un’agenda da cui ha eliminato la Bielorussia e Cuba dalla lista di verifica permanente e vi ha lasciato un solo paese: Israele. Entrambe queste azioni non sono solo un capo d’accusa contro coloro che proclamano la loro preoccupazione verso i nemici della democrazia. Ma rivelano che l’accanimento contro Israele è il frutto dell’eterna malattia dell’antisemitismo. Cominciamo dal boicottaggio inglese. La decisione dell’esecutivo nazionale del UNISOM stabilisce di tagliare “tutte le relazioni economiche, culturali, accademiche e sportive con Israele fino a quando il muro dell’apartheid e l’occupazione non saranno terminate”. L’azione del sindacato segue di qualche settimana altre iniziative di boicottaggio anti-israeliano in Inghilterra. La più grande organizzazione dei docenti universitari ha recentemente chieste ai suoi membri di interrompere qualsiasi rapporto con i loro colleghi israeliani, presumibilmente per la loro “collaborazione” con l’occupazione della palestina. Tom Friedman, l’autorevole columnist del NYT, ha così criticato quella parte dell’Università inglese che ha sostenuto il boicottaggio: “Isolare l’Università israeliana con un boicottaggio punitivo è frutto del peggiore anti-semitismo. Diamoci un’occhiata in giro: la Siria è sotto inchiesta dell’Onu per l’assassinio dell’ex primo ministro libanese, Rafik Hariri. Agenti siriani sono sospettati dell’uccisione di alcuni tra i migliori giornalisti democratici libanesi, Gibran Tueni e Samir Kassir. Ma niente di tutto ciò smuove la sinistra per chiedere un boicottaggio delle università siriane. Perché? Il Sudan persegue il genocidio nel Darfur. Perché non si boicotta il Sudan?” Il fatto che alcuni tra i migliori medici e ricercatori del mondo non potranno più avere a che fare con le Università del Regno Unito, non fa differenza per questi fanatici (forse dovrebbero spegnere anche i loro computer visto che il chip IntelPentium che molti usano è stato sviluppato in Israele). Neppure interessa loro il gran numero di bambini palestinesi che vengono curati negli ospedali israeliani o che presso le Università di quel pese studiano moltissimi arabi e palestinesi. La logica e la verità non hanno spazio quando sono all’opera sentimenti anti-israeliani e anti-semiti. Ma non sono solo i sindacati inglesi a operare boicottaggi contro Israele. Il mese scorso anche l’unione dei giornalisti inglesi ha chiesto l’isolamento di Israele. Pensateci solo un momento. I giornalisti dovrebbero essere imparziali e cercare notizie e fatti per le loro storie, invece chiedono il bando di Israele. Non della Russia di Putin dove la libera stampa è stata annientata; non dei paesi arabi dove i media sono solo organi di propaganda del governo; non in Cina dove addirittura internet è censurata per proteggere il governo dalle critiche. No, il bando si chiede per Israele, l’unico paese del Medio Oriente ad avere una stampa libera e indipendente. Questi boicottaggi non hanno in realtà niente a che fare con l’occupazione o con la solidarietà verso i palestinesi. Qualcuno di costoro ha notato che Israele si è ritirata da Gaza l’anno scorso? E hanno visto i risultati? A Ginevra, dove il Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu è stato smantellato l’anno scorso visto che i paradossi erano divenuti eccessivi anche per Kofi Annan (la Libia aveva la presidenza), è stato istituito un nuovo organismo. Ma il nuovo consiglio si è subito dimostrato altrettanto viziato come il precedente. Il rispetto per i diritti umani non è richiesto per farne parte: Russia, Cuba, Angola e Arabia Saudita sono tutti membri del consiglio. E anche questa volta il genocidio nel Darfur è ignorato: neppure una risoluzione contro il Sudan è stata proposta, mentre nove risoluzioni sono state approvate in un anno contro Israele. Il Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu ha sorpassato il precedente in ipocrisia nella sua ultima sessione. Ha fatto uscire la Bielorussia e Cuba dalla lista dei paesi che richiedono una sorveglianza permanente e vi hanno lasciato solo Israele. Gli Stati Uniti, hanno visto che il nuovo consiglio non differisce in nulla dal precedente e hanno preferito rimanerne fuori. Un alto funzionario del Dipartimento di Stato ha accusato il consiglio di avere “una ossessione patologica verso Israele”. Per raggiungere il “consenso”, l’Unione Europea ha dato il via libera alla decisione di rendere permanente i monitoraggio sugli abusi commessi da Israele. Solo il Canada si è opposto a questa grottesca decisione. E così è passata un’altra settimana in cui il concetto di diritto umano è stato capovolto. Nessuno degli oppressi della terra trarrà alcun vantaggio dalle continue condanne contro Israele. L’Isolamento di Israele, previsto dal boicottaggio inglese e la demonizzazione del paese perpetuata dall’Onu a Ginevra, contengono in realtà gli elementi chiave per un solo scopo: delegittimare lo Stato degli ebrei. Si tratta di una minaccia senza tempo e si chiama anti-semitismo. Solo che oggi si ammanta con vesti della difesa dei diritti umani. E’ troppo pericoloso per essere ignorato.

SaVeTheRaBbiT.nEt