Christian Dior svela l’ultima trovata per gli inserti di pelliccia proposti dal mondo della moda: non solo borse, portamonete, stivali, e giacche, nella collezione autunno inverno 2010-2011 arrivano anche gli zoccoli con la bordatura in pelliccia. Per un inverno.. agghiacciante.. [foto nella pagina del gruppo facebook Contro l’Industria delle Pellicce, fonte: http://moda.pourfemme.it/articolo/dior-anteprima-autunno-inverno-2010-11/2917/]
Puoi contattare DIOR servizio clienti per scrivere, in maniera educata, la tua contrarietà all’uso di inserti di pelliccia in accessori e capi di abbigliamento.
Questo l’indirizzo a cui rivolgersi, se siete a conoscenza di altri recapiti, vi prego di comunicarli al gruppo.
Grazie.
DIOR SERVIZIO CLIENTI
20121 Milano (MI) - 12, v. Monte Napoleone
tel: 02 38595959
email: contactdior@dior.com
Esempio di messaggio:
Spett. le DIOR,
Da quando sono venuto a conoscenza delle nuove proposte per l’autunno-inverno 2010-2011, sento la necessità di esprimervi il mio più sentito rammarico e sconcerto per la vostra ennesima proposta di capi contenenti inserti di pelliccia.
Molte altre aziende hanno da tempo rinunciato a proporre simili capi, in quanto la pelliccia è ormai ritenuta essere simbolo di violenza e orrore, sia che essa sia naturale o ecologica, in quanto comunque espressione di un desiderio improprio. Ogni anno, infatti, milioni di animali vengono uccisi a causa del loro manto naturale, che viene usato dalle industrie della moda per produrre inserti, giacche, e altri accessori, come la vostra proposta di CLOGS con inserto di pelliccia.
Ritengo questa vostra scelta indegna di una casa della moda come la vostra e vi invito pertanto a rinunciare pubblicamente all’uso di inserti di pelliccia nelle vostre collezioni future.
In attesa di una vostra pubblica risposta, farò tutto il possibile perchè amici e conoscenti siano informati dell’uso sconsiderato delle pellicce nelle vostre nuove collezioni.
Cordiali saluti,
NOME COGNOME



Nell’aprile 1960 le autorità comuniste cinesi arrestano Harry Wu. Gettato in un campo di lavoro Laogai, non è stato mai formalmente incriminato. Ha trascorso i successivi 19 anni in un girone infernale di lavoro estenuante, soffrendo la fame e la tortura. Harry Wu, autore di “Laogai: il Gulag cinese” (1992), “Bitter Winds” (1994), e “Troublemaker” (1996), dal 1992 aiuta a far luce su questo aspetto poco noto del sistema repressivo cinese.




