L’influenza suina non fa più paura, ma le condizioni sanitarie nel Sud del Messico restano gravi.
di Mauro Annarumma per Meltin’Pot (Univ. Roma Tre)
Dopo settimane di dichiarazioni allarmiste dell’Organizzazione Mondiale per la Salute, che sembrava inseguire i lanci in prima pagina dei principali quotidiani di tutto il mondo sull’influenza suina, è calato il silenzio soporifero sulla paventata pandemia del virus AH1N1. Secondo i dati forniti dal Ministro della Salute messicano, José Angel Cordova, circa il 70% dei casi si sono concentrati nella capitale, dove un ferreo controllo del rispetto delle nuove norme sanitarie avrebbe impedito l’ulteriore diffusione del virus. Le aree limitrofe, come Tlaxcala, Oaxaca e Chiapas, sono state interessate solo marginalmente dall’influenza suina, ma le condizioni sanitarie della regione, la più povera del Messico, restano precarie e l’assistenza medica insufficiente, lasciando la popolazione in uno stato di emergenza sanitaria cronica: è latitante il governo centrale, che tende ad adottare una linea politica discriminatoria verso le popolazioni indigene dell’area e si limita spesso a distribuire fondi pubblici a enti o strutture poco radicate nel territorio, secondo quanto denunciano le organizzazioni umanitarie che operano nell’area, e alle quali è devoluta l’assistenza vera e propria, come la Croce Rossa e Medici senza Frontiere. Come nelle altre aree depresse del Paese, a pagare il prezzo più alto della grave condizione economica e sociale della popolazione sono le donne, vittime dei pregiudizi culturali e delle tradizioni discriminanti che relegano la figura femminile ai margini della società. Le numerose gravidanze, spesso in giovanissima età, vengono portate a termine senza alcun controllo medico, e molte si risolvono con la morte della partoriente. Le precarie condizioni sanitarie si riflettono anche sul rischio di morte per i bambini al di sotto di un anno di vita, oltre il 60% più elevato rispetto alla media nazionale: ogni 10.000 nati vivi, quasi 300 muoiono a meno di 12 anni di età. Tra le cause principali vi sono malattie tropicali o legate alla scarsa qualità della vita, quali bronchiti, dissenterie gravi, colera, tripanosomiasi, febbre gialla, malaria, malattie respiratorie, TBC, parassitosi intestinali, e la denutrizione, che interessa oltre la metà della popolazione indigena e fino all’ottanta per cento della popolazione nella zona della Selva Locandona, non raggiunta da servizi per le acque potabili e fognarie. Il perdurare, inoltre, del conflitto a bassa intensità tra il Governo e le comunità autogestite del Chiapas, rafforza la tendenza dei locali a non usufruire dei servizi sanitari ufficiali, che svolgono anche una funzione di controllo e censimento della popolazione, e moltiplica i tentativi di organizzazione in sistemi autonomi ancora lontani però dal poter garantire una efficace assistenza sanitaria. I servizi sono centrati sulla figura del “Promotore di salute”, depositario della tradizionale medicina maya e della medicina contemporanea, e rappresentano un modello alternativo di sanità al servizio della comunità e, nelle intenzioni, lontano dalle logiche di mercato. Ciononostante, medicinali e strumenti diagnostici vengono ancora forniti dalle organizzazioni umanitarie e dalle associazioni internazionali, rivelando prime contraddizioni di un modello in divenire.

Foto di Francesco Ricci


The widespread arrest of young protesters and opponents of the regime in Tehran and most other cities which began on Saturday has gained new dimensions. Thousands have so far been arrested.






