(source: Mpnews)

Non è possibile stilare un rapporto completo e ufficiale delle esecuzioni capitali in Iran, in quanto gli osservatori delle organizzazioni per i diritti umani e delle agenzie governative delle Nazioni Unite non sono ammessi ai tribunali del Paese, pertanto i dati sono quelli ricavati, volta per volta, dai quotidiani iraniani e dal network di iraniani nel mondo, che attraverso i nuovi media rilanciano le notizie dal Paese natale.
Solo nell’ultimo mese, le condanne a morte eseguite sono state sessantadue, 33 delle quali nella sola giornata del 18 settembre scorso, nelle prigioni di Evin e Gohardasht.
Almeno secondo i dati ufficiali, riportati dalle agenzie di stampa controllate dal governo di Ahmadinejad. Ma secondo il fronte dissidente interno al Paese, altre 38 esecuzioni sarebbero state eseguite all’ombra delle telecamere, portando il triste conteggio oltre i cento civili uccisi dalla mano impietosa dello Stato.
Omossessuali e dissidenti non vengono risparmiati. Nemmeno i giovanissimi, come il diciassettenne Alireza Molalhsan, impiccato in una strada di Karaja, un diciannovenne e un altro ragazzo di 20 anni, minorenni al tempo del reato, che sono stati uccisi nelle ultime settimane.
La massima pena, oltre alle pene corporali pubbliche, inflitte cioè a detenuti nelle piazze della città, come sarebbe accaduto a Tabas, nel sud del Paese, nel caso di un ladro colto in flagranza di reato, continua a rappresentare un importante braccio armato della politica repressiva del governo antidemocratico e teocratico, che annovera tra i suoi crimini la discriminazione delle donne e delle minoranze, etniche e religiose, e soffoca le libertà di stampa e di espressione.
Dopo l’onda verde che anticipò la primavera araba, sono poche le notizie che riescono a trapelare. Oppositori, giornalisti, studenti dissidenti e donne, attraverso il pretesto della offesa allo Stato e alla religione, nonché della castità (Ifaf Project), sono schiacciati dalla repressione oridinaria del regime.
Solo alcuni giorni fa, il presidente iraniano Ahmadinejad è stato ospite di Omar Hassan Al Bashir, Presidente del Sudan, ricercato internazionale per crimini contro l’umanità. Quale migliore compagnia?

Christian Dior svela l’ultima trovata per gli inserti di pelliccia proposti dal mondo della moda: non solo borse, portamonete, stivali, e giacche, nella collezione autunno inverno 2010-2011 arrivano anche gli zoccoli con la bordatura in pelliccia. Per un inverno.. agghiacciante.. [foto nella pagina del gruppo facebook Contro l’Industria delle Pellicce, fonte: http://moda.pourfemme.it/articolo/dior-anteprima-autunno-inverno-2010-11/2917/]






