Cresce l’instabilità nel Paese a sei mesi dalle dimissioni del Primo Ministro maoista Prachanda
di Mauro Annarumma per Mpnews (Univ. RomaTre)
Il Nepal è incastonato sul tetto del mondo, come un gioiello tra le grandi potenze asiatiche. A dispetto della sua ricchezza paesaggistica, il Paese soffre però da anni di una profonda crisi politica e istituzionale che esaspera le già drammatiche condizioni della popolazione.
Dopo aver conosciuto la monarchia dinastica di Gyanendra Bir Bikram Shah Dev e dieci anni di guerriglia del Partito armato maoista, nell’ aprile 2006 l’intero Paese era sceso a festeggiare l’accordo di pace per le vie della capitale Kathmandu, in attesa di una promessa stagione delle riforme, che sarebbe dovuta essere sancita da una nuova Costituzione.
Nell’agosto 2008, Pushpa Kamal Dahal, detto Prachanda, leader del partito maoista che a partire dalle campagne, storica roccaforte del movimento, conquista l’intero Paese alle elezioni del 10 aprile 2008, diviene Primo Ministro della coalizione di governo, aprendo alle riforme in senso democratico, tra cui l’abolizione della monarchia e l’adozione di una forma di governo repubblicana. Tuttavia, poco meno di un anno più tardi, Prachanda cede alle tentazioni della dottrina maoista e cerca di imporsi sulla scena politica del rinato Nepal, attaccando il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Rookmangud Katawol. Il maldestro tentativo di destituirlo, a soli quattro mesi dalla pensione, porta immediatamente a una crisi istituzionale che determina la caduta della grande coalizione di governo. Il processo di pace è quindi sospeso, e con esso la possibilità per il Nepal di dotarsi di una nuova Costituzione e per i guerriglieri maoisti di veder condonata la loro militanza armata, che negli anni è costata la morte di circa 16.000 persone, con l’integrazione nelle fila dei regolari.
Da allora i maoisti, nuovamente esclusi dal governo, al capo del quale si insedia il Presidente Ram Baran Yadav, riprendono le ostilità verso le periferie del Paese, imponendo tributi alla popolazione e costringendo gli operai a iscriversi nei sindacati del partito maoista, in modo tale da poter contare e finanziare le attività del partito. Con l’assedio e il coprifuoco imposto alla città di Dhakuta, all’inizio del mese di novembre, i maoisti hanno fatto intendere di voler mettere in gioco anche la tregua armata con l’Esercito regolare, nel tentativo di mettere sotto pressione il governo e rientrare nell’esecutivo.
La settimana scorsa migliaia di persone hanno manifestato contro il governo, per due giorni: da mesi non si assisteva a manifestazioni così imponenti nel centro di Kathmandu.
E’ una situazione di pericolosa instabilità istituzionale, che getta molte ombre sul futuro del piccolo Paese himalayano: la popolazione vive per la quasi totalità coni prodotti della terra, mentre sono due milioni le persone che sono costrette a sopravvivere grazie al sostentamento alimentare del PAM, il Programma Alimentare Mondiale; la speranza di vita non supera i 61 anni e poco meno del 50 % della popolazione è analfabeta, il sistema sanitario pubblico è inesistente.
Al contrario, le spese per le Forze Armate sono cresciute vertiginosamente, con un balzo di 27% in più del budget destinato all’esercito.

28/08/2009 - Un buco nero è l’ultima fase della vita di una stella, un fenomeno cosmico molto studiato ma che lascia aperto ancora tantissime incognite. Ciò che più stimola la nostra fantasia è il fatto che la sua esistenza e le sue caratteristiche sfidano il nostro senso comune e la percezione che noi abbiamo del tempo e dello spazio.
Sabato 10 maggio al festival internazionale della musica elettronica a Roma, Palazzo dei Congressi. E’ il famoso punto di incontro di novelle tendenze metropolitane internazionali, che fondono colori e beats in ritmiche composizioni: Dissonanze, nell’edizione 2008, si presenta con grandi nomi della scena elettronica internazionale, come Munk, Carl Craig ,Erol Alkan e Murcof. Un caleidoscopico incontro di musica , video e luci che fendono la nebbia dei fumi delle sale colme di giovani e meno giovani che si muovono a ritmo fino all’alba. Nuove espressioni sonore ma anche riproposizioni di successi recenti per un pubblico numeroso e assortito. Dentro e fuori il maestoso Palazzo dei Congressi, tutto sembra permesso. Frammisti a vistose tracce di alcol (10 euro a coktail, 5 per una Redbull) paste e fumo, anche spettatori a contemplare le opere degli artisti sulla Terrazza e nella sala interna. Quest’anno il logo di Myspace campeggia alto tra i cubi di Dissonanze, che si illuminano mutevoli sullo sfondo nero delle pareti. Un bellissimo appuntamento della capitale.
Giro in lungo e in largo la città, che mi rapisce. La sera mi trattengo fino a tardi per assaporare uno squarcio di notte, ahimè solo da osservatore, ma tanto mi basta se l’alternativa era restare in mezzo al nulla a fare peggio del nulla, la gretta vita della guardia di frontiera.
1st day: Going to the Hostel: William Penn House, 515 East Capitol St.




