Novembre 25th, 2009

Nepal: il sogno inquieto di una democrazia sfumata

Cresce l’instabilità nel Paese a sei mesi dalle dimissioni del Primo Ministro maoista Prachanda

di Mauro Annarumma per Mpnews (Univ. RomaTre)

Il Nepal è incastonato sul tetto del mondo, come un gioiello tra le grandi potenze asiatiche. A dispetto della sua ricchezza paesaggistica, il Paese soffre però da anni di una profonda crisi politica e istituzionale che esaspera le già drammatiche condizioni della popolazione.
Dopo aver conosciuto la monarchia dinastica di Gyanendra Bir Bikram Shah Dev e dieci anni di guerriglia del Partito armato maoista, nell’ aprile 2006 l’intero Paese era sceso a festeggiare l’accordo di pace per le vie della capitale Kathmandu, in attesa di una promessa stagione delle riforme, che sarebbe dovuta essere sancita da una nuova Costituzione.
Nell’agosto 2008, Pushpa Kamal Dahal, detto Prachanda, leader del partito maoista che a partire dalle campagne, storica roccaforte del movimento, conquista l’intero Paese alle elezioni del 10 aprile 2008, diviene Primo Ministro della coalizione di governo, aprendo alle riforme in senso democratico, tra cui l’abolizione della monarchia e l’adozione di una forma di governo repubblicana. Tuttavia, poco meno di un anno più tardi, Prachanda cede alle tentazioni della dottrina maoista e cerca di imporsi sulla scena politica del rinato Nepal, attaccando il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Rookmangud Katawol. Il maldestro tentativo di destituirlo, a soli quattro mesi dalla pensione, porta immediatamente a una crisi istituzionale che determina la caduta della grande coalizione di governo. Il processo di pace è quindi sospeso, e con esso la possibilità per il Nepal di dotarsi di una nuova Costituzione e per i guerriglieri maoisti di veder condonata la loro militanza armata, che negli anni è costata la morte di circa 16.000 persone, con l’integrazione nelle fila dei regolari.

Da allora i maoisti, nuovamente esclusi dal governo, al capo del quale si insedia il Presidente Ram Baran Yadav, riprendono le ostilità verso le periferie del Paese, imponendo tributi alla popolazione e costringendo gli operai a iscriversi nei sindacati del partito maoista, in modo tale da poter contare e finanziare le attività del partito. Con l’assedio e il coprifuoco imposto alla città di Dhakuta, all’inizio del mese di novembre, i maoisti hanno fatto intendere di voler mettere in gioco anche la tregua armata con l’Esercito regolare, nel tentativo di mettere sotto pressione il governo e rientrare nell’esecutivo.
La settimana scorsa migliaia di persone hanno manifestato contro il governo, per due giorni: da mesi non si assisteva a manifestazioni così imponenti nel centro di Kathmandu.

E’ una situazione di pericolosa instabilità istituzionale, che getta molte ombre sul futuro del piccolo Paese himalayano: la popolazione vive per la quasi totalità coni prodotti della terra, mentre sono due milioni le persone che sono costrette a sopravvivere grazie al sostentamento alimentare del PAM, il Programma Alimentare Mondiale; la speranza di vita non supera i 61 anni e poco meno del 50 % della popolazione è analfabeta, il sistema sanitario pubblico è inesistente.
Al contrario, le spese per le Forze Armate sono cresciute vertiginosamente, con un balzo di 27% in più del budget destinato all’esercito.

Ottobre 27th, 2009

Lagos offre l’amnistia ai ribelli del Delta del Niger, nel tentativo di riportare la stabilità nella regione Dal 4 ottobre circa 15.000 guerriglieri hanno deposto le armi in cambio di soldi e corsi professionali, ma il MEND minaccia nuove rappresaglie contro multinazionali ed esercito.

di Mauro Annarumma per Mpnews

E’ in vigore dal 4 ottobre scorso l’armistizio tra i ribelli del Delta del Niger e il Governo centrale del Presidente in carica Umaru Yar’Adua, alla ricerca della stabilità nella regione, grande solo il 7% del Paese ma in grado di coprire ben il 75% della esportazione nazionale di greggio.

Ad Abuja, il governo ha concesso l’amnistia ai ribelli che hanno consegnato le armi, secondo fonti ufficiali almeno 15.000 unità, molto meno per i portavoce del Mend di Henry Okah, dal 2006 il principale gruppo armato autonomista della regione. Il Mend non ha sottoscritto il trattato di non belligeranza, pur contando al suo interno diverse defezioni, ma aveva garantito 60 giorni di tregua. Allo scadere della tregua, pochi giorni fa, sono ripresi gli scontri e gli attacchi alle compagnie petrolifere straniere che, complice un governo corrotto, sarebbero additate come le uniche sfruttatrici senza scrupolo delle risorse di cui l’area è ricca. Da decenni, infatti, il governo centrale concede la regione allo sfruttamento di compagnie petrolifere straniere, incurante della salvaguardia dei diritti umani e del territorio dei suoi cittadini.

Tra i massimi leader dei movimenti armati che invece hanno consegnato le armi c’è anche Tompolo, a capo della Federazione delle comunità ijaw del Delta del Niger (FNDIC), il gruppo etnico di maggioranza, e Farah Dagogo. Forti le pressioni governative, che hanno promesso corsi tecnici e qualifiche professionali per gli ex guerriglieri e hanno annunciato, lo scorso 19 ottobre, di voler destinare il 10% dei proventi dalla vendita del greggio allo sviluppo dell’area del Delta, tra le più povere e inquinate del continente. Nessun problema politico è stato invece affrontato, tanto da far apparire il trattato una “farsa” agli occhi di molti oppositori. Nonostante il governo abbia riconosciuto la legittimità delle rivendicazioni dei gruppi armati, restano irrisolte le piaghe dello sfruttamento e inquinamento del territorio, così gravi da essere registrate come violazioni dei diritti umani.

In molti hanno già fatto sapere di non riconoscere la legittimità dell’amnistia concessa dal Presidente: circa 232 guerriglieri del Fronte per la Salvezza dei popoli del Delta del Niger e del la Forza dei volontari del Delta del Niger, guidati da Mujahid Dokubo Asari, si sono rivolti alla Corte federale di Abuja, per annullare gli atti che violerebbero gli articoli 36 e 175 della Costituzione nigeriana del 1999.

Il Mend, intanto, fa sapere che non porrà più limiti ai suoi attacchi agli investitori stranieri e alle truppe schierate in loro difesa, un corpo speciale interforze resosi responsabile di diversi massacri ed esecuzioni politiche, finché non verrà garantita l’equa distribuzione dei proventi dalla vendita del petrolio e un piano di sviluppo per l’area, in cui la sopravvivenza è messa quotidianamente a rischio per l’inquinamento e le precarie condizione igienico-sanitarie, nonché per l’estrema povertà, a cui la popolazione locale, circa venti milioni di persone suddivise in 40 etnie diverse, sono costrette dai primi anni novanta.

Quasi tutti i gas liberati dai processi di estrazione del petrolio vengono bruciati in loco, dando luogo al fenomeno del gas flaring, tra le principali cause di gas serra, che si risolvono in pulviscolo cancerogeno disperso e inalato in vaste aree del Delta. Rifiuti, prodotti di scarto della lavorazione del greggio, perdite e furti lungo le linee degli oleodotti, rendono l’area invivibile, contaminando acqua potabile e alimenti, rendendo sterili le campagne da cui i villaggi traevano in origine il proprio sostentamento.

Non si sente parlare spesso di Nigeria in Italia, nonostante la RAI disponga di una propria sede nel Continente, precisamente a Nairobi, in Kenia. Servizi che hanno molte difficoltà a trovare spazio nei nostri telegiornali, nonostante proprio nel Delta del Niger, operi anche l’italiana AGIP attraverso la Nigerian Agip Oil Company (Naoc).

Agosto 28th, 2009

La scienza per tutti: arriva in libreria “I buchi neri - Alla scoperta dei mostri dell’Universo”

Un agile testo divulgativo, corredato da illustrazioni e diagrammi, che rende ancora più accattivante la scoperta dei misteri dell’universo più profondo: è questo il nuovo libro sui “buchi neri”, per studenti e appassionati.

Cover28/08/2009 - Un buco nero è l’ultima fase della vita di una stella, un fenomeno cosmico molto studiato ma che lascia aperto ancora tantissime incognite. Ciò che più stimola la nostra fantasia è il fatto che la sua esistenza e le sue caratteristiche sfidano il nostro senso comune e la percezione che noi abbiamo del tempo e dello spazio.
A fronte di un argomento ostico ma senza dubbio affascinante, che cela numerosi enigmi ancora irrisolti, esce “I buchi neri – Alla scoperta dei mostri dell’universo”, un manuale divulgativo agile e completo, pensato per studenti e appassionati, che intendano approfondire le proprie conoscenze sull’affascinante e quanto mai misterioso fenomeno dei buchi neri e del loro impatto sullo spazio-tempo secondo le teorie attualmente più accreditate.
Citazioni, immagini, disegni e un utilissimo glossario dei termini usati nel testo ne accompagnano la lettura.
“I buchi neri - Alla scoperta dei mostri dell’Universo”, già disponibile sullo store di Lulu.com al costo di soli 6,99 Euro, in edizione a copertina morbida, vi accompagnerà nel vostro viaggio nelle pieghe misteriose dell’universo, dove voragini oscure e tunnel spazio-temporali svelano man mano un cielo stellato assai diverso da quanto ce lo potremo immaginare.
Mario Menichella, noto astrofisico, così ha scritto su Inter.net qualche anno fa, per l’edizione on-line de “I buchi neri”:
“E’ raro trovare un sito italiano di divulgazione scientifica così ben curato per contenuti e forma come questo sui ‘buchi neri’[…]un’ottima introduzione grazie al’estrema semplicità del linguaggio e al ricorso continuo a figure e diagrammi”

I buchi neri - Alla scoperta dei mostri dell’universo
ISBN: 978-1-4092-9884-7
Editore: Lulu.com
Copyright: © 2009 Igino Mauro Annarumma
Prezzo: 6,99 Euro

Link di approfondimento: “I buchi neri - Alla scoperta dei mostri dell’universo”

Gennaio 28th, 2009

Non solo “pellicce”…

In edicola, in questi giorni, potete trovare le pellicce!
Pon pon per cellulari, usati sopratutto da teen ager, ignari del fatto che dietro a questi buffi pallottoli pelosi si nasconde la sofferenza e la morte, atroci, di poveri animali…
Genitori disinformati che regalano questi orrori trattati con sostanze chimiche (la concia delle pellicce è una delle più inquinati e tossiche), dove non manca, addirittura, il CROMO ESAVALENTE e coloranti tossici, che vengono maneggiati e inalati (il pelo infatti tende a staccarsi) causando allegie, asma, o peggio…

Se non sapete distinguere il pelo vero da quello sintetico, NON ACQUISTATELI

Ps: I pon pon in questione sono stati analizzati e risultano di provenienza animale.

Agosto 23rd, 2008

BERLINO 2008: una città che non vuole dimenticare.

Berlino 2008 by Mauro A. Sono stato a Berlino a giugno. Una città che mi ha piacevolmente sorpreso.

Alcuni anni fa la evitai, preferendo interrompere il viaggio in treno che mi portava tappa dopo tappa da Parigi, attraverso Amsterdam, a Praga. Dall’Olanda, complice il cielo grigio, tornai a Parigi e presi il primo volo low-cost per Praga. Adesso, mi rendo conto di essere stato ingannato da quel cielo grigio, e dal pregiudizio su una città tedesca tutta fabbriche e palazzoni.

Invece Berlino è una città dinamica, piena di vita, ordinata e pulita. Un paradiso per chi ami l’architettura contemporanea, come la Stazione Centrale Hauptbahnhof e il Museo Ebraico. Una meta per chi cerca il divertimento, come il café Zapata in Oranienburger Str. Ma il contrasto tra la ex Berlino Ovest e la ex Berlino Est è ancora tanto forte, al di là del Checkpoint Charlie, come la memoria dell’Olocausto. Un bene, poichè di questi tempi si dimenticano troppe cose. Lascio Berlino con una speranza, che non sorgano nuove mura, forse più difficili da abbattere.

Foto: “I muri di Berlino”

Luglio 26th, 2008

Un italiano al CPAC 2008. Parla il Presidente

G.W.Bush al CPAC 2008. Foto di Mauro Annarumma Washington DC, 8 Febbraio 2008: John, 22 anni, dal South Carolina, mi guida verso la convention dei repubblicani del 2008. E’ a Washington per seguire il suo candidato preferito, Mitt Romney, che ha annunciato il suo ritiro dalla corsa alle presidenziali proprio il giorno prima al CPAC 2008, la “Conservative political action conference”, all’Omni Shoreham Hotel, il più importante evento annuale dei conservatori che riunisce militanti, leaders politici, e bloggers dell’area repubblicana.
Leggo nel suo sguardo e nel fervore delle sue parole la passione per la politica che la maggior parte dei suoi coetanei italiani non conoscono e, forse, non conosceranno mai. John legge un libro, me lo mostra. “More guns, less crime” di John Lott. Un titolo che, da solo, aprirebbe un lungo confronto, uno spaccato reale della società “americana”, dove la libertà personale spesso entra in contrasto con le necessità della collettività.
Ma il libro anticipa i cardini del discorso presidenziale che si terrà alle 7.00 del mattino all’Omni Shoreham Hotel: le parole “libertà”, “sicurezza” “famiglia”, risuoneranno più volte, sottolineate dagli applausi e dalle urla di acclamazione del giovane pubblico del CPAC 2008.
Il Presidente Bush interverrà infatti per primo, in anticipo rispetto alla programmazione ufficiale, e io sarò lì, a pochi passi dall’uomo più potente del mondo.
Alle cinque del mattino, la fredda città di Washington è già piena di militanti e giovani studenti, giunti da ogni parte degli USA, rigorosamente in giacca e cravatta o tailleur: corriamo tutti verso l’albergo per essere i primi, ma siamo già gli ultimi.La convention repubblicana inizia con un laconico “Ciao”, ripetuto più volte per farsi largo tra gli applausi: Cheney, si presenta così al pubblico in festa, apostrofa il Presidente, che lo ha fatto svegliare così presto la mattina, il quale ribatte: “Mi scuso per il mio amico, ama dormire”. Applausi, risate, interventi del pubblico, tante battute fanno dell’evento un grande show in pieno stile “americano”.
Ma i contenuti non mancano: taglio delle tasse, per far circolare il denaro, rinsaldare l’economia e creare nuovi posti di lavoro, salvaguardia della famiglia e della vita umana anche nelle sue forme embrionali, attraverso l’affermazione del diritto alla vita e alla libera scelta nell’istruzione, lotta al consumo delle sostanze stupefacenti, sicurezza nazionale e lotta al terrorismo anche oltre i propri confini, perché una nazione democratica non sarà mai nemica degli Stati Uniti.
“Noi crediamo che la più affidabile guida per la nostra Nazione sia il buon senso del cittadino. Crediamo che la nostra cultura tragga beneficio dalla diversità di fede, dal rispetto dei valori, e dalla guida di una autorità più elevata. Crediamo nella responsabilità personale. Crediamo nel valore universale della libertà. Crediamo che la nostra nazione abbia il diritto di difendersi, anche se qualche volta gli altri sono in disaccordo. E crediamo che l’ America rimanga una forza del bene nel mondo.”
Per chi non conosce bene gli Stati Uniti, questa breve ma centrale parte del discorso po’ apparire quanto mai retorica. Dalla Dichiarazione di Indipendenza, dalla Costituzione e dalla Carta dei Diritti fin nelle strade, nelle vecchie e nuove lapidi commemorative, le parole “libertà” e “democrazia” risuonano invece incessantemente e permeano la vita del Paese.

Alla partita dei Miami Heats contro i Los Angeles Lakers, la domenica successiva a Miami, non ho potuto nascondere la mia commozione nel vedere il pubblico dell’American Airlines Arena riversare così tanto calore a un giovane soldato in rientro dall’estero e che presenziava l’inno nazionale di apertura. E il giovane John, a Washington, è veramente convinto che il suo Paese stia esportando la democrazia nei Paesi come l’Iraq e l’Afghanistan. Anch’io ci voglio credere, ma John non risponde, o forse è solo un cenno di disappunto, quando gli faccio notare che, guarda caso, l’Iran è proprio in mezzo ai due Paesi, e nel Risiko che si sta giocando, una base in pieno Medio Oriente e un’altra in Asia sono un altro lancio di dadi guadagnato.

Fonte: http://www.meltinpotonweb.com/?q=articoli/speciale-presidenziali-usa-un-italiano-al-cpac-2008-parla-il-presidente.php

Maggio 18th, 2008

DISSONANZE 2008: festival della musica elettronica

Dissonanze 2008Sabato 10 maggio al festival internazionale della musica elettronica a Roma, Palazzo dei Congressi. E’ il famoso punto di incontro di novelle tendenze metropolitane internazionali, che fondono colori e beats in ritmiche composizioni: Dissonanze, nell’edizione 2008, si presenta con grandi nomi della scena elettronica internazionale, come Munk, Carl Craig ,Erol Alkan e Murcof. Un caleidoscopico incontro di musica , video e luci che fendono la nebbia dei fumi delle sale colme di giovani e meno giovani che si muovono a ritmo fino all’alba. Nuove espressioni sonore ma anche riproposizioni di successi recenti per un pubblico numeroso e assortito. Dentro e fuori il maestoso Palazzo dei Congressi, tutto sembra permesso. Frammisti a vistose tracce di alcol (10 euro a coktail, 5 per una Redbull) paste e fumo, anche spettatori a contemplare le opere degli artisti sulla Terrazza e nella sala interna. Quest’anno il logo di Myspace campeggia alto tra i cubi di Dissonanze, che si illuminano mutevoli sullo sfondo nero delle pareti. Un bellissimo appuntamento della capitale.

Aprile 19th, 2008

“LiveCity”: festival delle culture giovani, Salerno

E’ un sabato d’aprile. Salerno si presenta calda e viva, sfoggia tutta la sua ricchezza di umanità e semplici, banali gesti di una vita che si ripete forse da sempre.
Il lungomare è un via vai sereno di persone, famiglie, soprattutto giovani coppie. Cerco un albergo, mi accontento: Albergo S.Lucia fa al caso mio, una singola a 35 euro, una stella a 100 metri dal lungomare e a un passo dal centro storico e della movida salernitana.
LiveCity IL VIAGGIO - Salerno Festival Culture Giovani 2008Giro in lungo e in largo la città, che mi rapisce. La sera mi trattengo fino a tardi per assaporare uno squarcio di notte, ahimè solo da osservatore, ma tanto mi basta se l’alternativa era restare in mezzo al nulla a fare peggio del nulla, la gretta vita della guardia di frontiera.
Nel centro storico vengo attirato dalla musica e dalle luci verso via Canali: uno spazio urbano prestato all’arte, al dinamismo della cultura applicata, delle forme e dei colori, della manualità celata dall’editor grafico. E’ “Live City - Il viaggio”, corteo reale/virtuale, a cura del laboratorio Archabout, allestimento nell’ambito del Festival Culture Giovani di Salerno.

Sulla facciata del Palazzo Genovesi viene proiettato un “corteo elettronico” e in un cortile adiacente le immagini di una mostra sul ‘68 ribelle in Second Life. Nella piazza antistante, tra la curiosità della gente, in maggioranza giovani e giovanissimi, un pannello “vivente”, in cui disegni e foto manipolate sul momento si rincorrono per tracciare i volti della città.

Febbraio 11th, 2008

Three days in Washington D.C. 2008

For people that like round trip adventures, exploring urban jungles and meeting different people around the world.

verso william penn house washington1st day: Going to the Hostel: William Penn House, 515 East Capitol St.
At the morning take the flight to Washington (from Miami 2,30-3 hours). If you don’t have bags, you can arrive at the airport at least 2 hours before the take off and make the check-in by yourself, easily using automatic machines at the airport. Don’t forget headset, American Airlines provide movies or TV fiction all time on plane. Take your staff and go to the metro station, outside the national airport. One ticket is very expensive, i suggest you to buy immediately a one-day pass for 7.80$, ask to the gentleman at the desk. Public officers and employers are very polite and friendly in Washington. Get on the blue line and get off at Easter Market, leave the metro station and go right on the 7th street behind you, then turn left to the East Capitol street. The walk is a nice opportunity to see old fashion style houses. You can also stop at the Capitol South and go beyond the Library Congress, a big white building behind the Capitol, then turn right in East Capitol St. The holder is very kind, she’ll give you a key to go in and out to the hostel. The hostel is very small, clean and quiet, the location is very good, but if you are a backpacker you cannt find fun there. So, it’s a very good choice only for few days: two nights, that’s so!

In the afternoon I suggest to see the closest Library of Congress: the entrance and the guide is free, like all monuments and Smithsonian museums in Washington (all monuments and museums close at 5 pm). Have a look of the US Supreme Court, just on the left, then go to walk around the Capitol and the Mall, until the famous Washington monument on sunset. Take impressive photos. So, you can see the Capitol again in front of you: go left until the White House, the house of the President. So, walk around, looking fo a Starbucks coffee, and enjoy the relaxing atmosphere of Foggy Bottom. The first day is going at the end. Walk down to Pennsylvania Avenue, (Old Downton) see where the FBI building, the Old Post Office and National Archives are, and take the metro. A large mall in Pentagon City metro station could complete the first day.
2nd day: My second day started very early in the morning: 4.30 a.m. I met a guy of South Carolina, in Washington to attend the CPAC 2008, the Republicans conference. The guy is young but strongly sure of the Republican choice. He reads “More guns less crime“. I’m not a cowboy, but I love United States: at 4.30 i woke up to go to the conference with him, to see the President of the United States, Pres. Bush! A lot of young people is on the way. All people dress jacket and tie, I’m the only one dressing jeans and a green pullover. The speech of the President is so early in the morning! At 7.00 a.m. The vice-president Cheney begins: “Hi”! and the President go on with a good sense of humor: people scream, clap and laugh. The conference is in a typical “american” style! At the end of his speech, I was worried about my escape, but a huge amount of people leave the hall… in fact, youths love policy, in contrast of italian youths. But is this passion real? Why almost all attendants leave the conference when the President leaves but McCain and his staff are going to explain the electoral programme?

Now, you can have a breakfast at the hostel, then have a tour of the Capitol (free), visit one museum. I suggest the National Air and Space Museum, it’s original and impressive (especially if you have been in New York, don’t visit other museums),it shows a lot of vehicules, old and new, like the Spirit of St.Louis airborne plane and the Apollo 14 space module. It’s free, but with 7$ you can also go to see other aircrafts, first of all the Space Shuttle, but take it only if you have more than three days to visit Washington. Have a lunch at the McDonald inside the Air and Space Museum, then go to the Washington Monument. You could go up, just stay in line for a long time.. I prefered to walk down and visit the Vietnam Veterans Memorial and the Lincoln Statue. Have a break to see the beatiful landscape from the Licoln Memorial. Then go to the Smithsonian metro station, see the Holocaust Memorial Museum, then take the metro and stop at the Foggy Bottom and reach the center of the old side of Washington, Georgetown. At the end, go to sleep. If you are more strong then me, still enjoy Washington!

3rd day: If you don’t sleep until 10.00 am like me, you can visit the National Archives to see the Constitution of the United States, the Declaration of indipendence and the Bill of Rights. Just papers… :) Leave the hostel at 10.00 am, go to Arlington National Cemetery by metro. Be respectful visiting the graves, like the tomb of Kennedy and the Tomb of the Unknows. Don’t miss the change of the guard!! It’s an incredible thing! The soldiers are perfect in movements and form. Then go to the airport, few stops ahead, and wait for your flight in the late afternoon.

Luglio 1st, 2007

Contro Israele l’arma grottesca dei diritti umani

Tratto da: L’Occidentale

Non riesco a trovare una spiegazione a tanto odio verso Israele. Interessa veramente la condizione dei palestinesi? O il diritto alla terra di un popolo e’ in questo caso strumentalizzato per coprire l’anti-semitismo che ha radici profonde in Europa?  Solidarieta’ ai popoli israerliano e palestinese. Vittime della storia. StR

Gli attivisti per i diritti umani hanno molto per cui essere allarmati in queste settimane. Le bande di Hamas hanno conquistato Gaza con incredibile violenza. In Iran, secondo nuovi rapporti, c’è il più alto tasso al mondo di esecuzioni di bambini. In Cina, il New York Times ha pubblicato un devastante reportage sulla schiavitù minorile nelle miniere gestite dallo stato. In Darfur il genocidio continua. Ma la comunità internazionale preferisce ignorare tutto questo, e molti altre violazioni dei diritti umani ad opera di entità statali. Piuttosto concentra ancora una volta la sua attenzione su Israele. Nel Regno Unito, il maggiore sindacato ha lanciato una campagna di boicottaggio contro Israele. A Ginevra, il Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu ha adottato un’agenda da cui ha eliminato la Bielorussia e Cuba dalla lista di verifica permanente e vi ha lasciato un solo paese: Israele. Entrambe queste azioni non sono solo un capo d’accusa contro coloro che proclamano la loro preoccupazione verso i nemici della democrazia. Ma rivelano che l’accanimento contro Israele è il frutto dell’eterna malattia dell’antisemitismo. Cominciamo dal boicottaggio inglese. La decisione dell’esecutivo nazionale del UNISOM stabilisce di tagliare “tutte le relazioni economiche, culturali, accademiche e sportive con Israele fino a quando il muro dell’apartheid e l’occupazione non saranno terminate”. L’azione del sindacato segue di qualche settimana altre iniziative di boicottaggio anti-israeliano in Inghilterra. La più grande organizzazione dei docenti universitari ha recentemente chieste ai suoi membri di interrompere qualsiasi rapporto con i loro colleghi israeliani, presumibilmente per la loro “collaborazione” con l’occupazione della palestina. Tom Friedman, l’autorevole columnist del NYT, ha così criticato quella parte dell’Università inglese che ha sostenuto il boicottaggio: “Isolare l’Università israeliana con un boicottaggio punitivo è frutto del peggiore anti-semitismo. Diamoci un’occhiata in giro: la Siria è sotto inchiesta dell’Onu per l’assassinio dell’ex primo ministro libanese, Rafik Hariri. Agenti siriani sono sospettati dell’uccisione di alcuni tra i migliori giornalisti democratici libanesi, Gibran Tueni e Samir Kassir. Ma niente di tutto ciò smuove la sinistra per chiedere un boicottaggio delle università siriane. Perché? Il Sudan persegue il genocidio nel Darfur. Perché non si boicotta il Sudan?” Il fatto che alcuni tra i migliori medici e ricercatori del mondo non potranno più avere a che fare con le Università del Regno Unito, non fa differenza per questi fanatici (forse dovrebbero spegnere anche i loro computer visto che il chip IntelPentium che molti usano è stato sviluppato in Israele). Neppure interessa loro il gran numero di bambini palestinesi che vengono curati negli ospedali israeliani o che presso le Università di quel pese studiano moltissimi arabi e palestinesi. La logica e la verità non hanno spazio quando sono all’opera sentimenti anti-israeliani e anti-semiti. Ma non sono solo i sindacati inglesi a operare boicottaggi contro Israele. Il mese scorso anche l’unione dei giornalisti inglesi ha chiesto l’isolamento di Israele. Pensateci solo un momento. I giornalisti dovrebbero essere imparziali e cercare notizie e fatti per le loro storie, invece chiedono il bando di Israele. Non della Russia di Putin dove la libera stampa è stata annientata; non dei paesi arabi dove i media sono solo organi di propaganda del governo; non in Cina dove addirittura internet è censurata per proteggere il governo dalle critiche. No, il bando si chiede per Israele, l’unico paese del Medio Oriente ad avere una stampa libera e indipendente. Questi boicottaggi non hanno in realtà niente a che fare con l’occupazione o con la solidarietà verso i palestinesi. Qualcuno di costoro ha notato che Israele si è ritirata da Gaza l’anno scorso? E hanno visto i risultati? A Ginevra, dove il Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu è stato smantellato l’anno scorso visto che i paradossi erano divenuti eccessivi anche per Kofi Annan (la Libia aveva la presidenza), è stato istituito un nuovo organismo. Ma il nuovo consiglio si è subito dimostrato altrettanto viziato come il precedente. Il rispetto per i diritti umani non è richiesto per farne parte: Russia, Cuba, Angola e Arabia Saudita sono tutti membri del consiglio. E anche questa volta il genocidio nel Darfur è ignorato: neppure una risoluzione contro il Sudan è stata proposta, mentre nove risoluzioni sono state approvate in un anno contro Israele. Il Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu ha sorpassato il precedente in ipocrisia nella sua ultima sessione. Ha fatto uscire la Bielorussia e Cuba dalla lista dei paesi che richiedono una sorveglianza permanente e vi hanno lasciato solo Israele. Gli Stati Uniti, hanno visto che il nuovo consiglio non differisce in nulla dal precedente e hanno preferito rimanerne fuori. Un alto funzionario del Dipartimento di Stato ha accusato il consiglio di avere “una ossessione patologica verso Israele”. Per raggiungere il “consenso”, l’Unione Europea ha dato il via libera alla decisione di rendere permanente i monitoraggio sugli abusi commessi da Israele. Solo il Canada si è opposto a questa grottesca decisione. E così è passata un’altra settimana in cui il concetto di diritto umano è stato capovolto. Nessuno degli oppressi della terra trarrà alcun vantaggio dalle continue condanne contro Israele. L’Isolamento di Israele, previsto dal boicottaggio inglese e la demonizzazione del paese perpetuata dall’Onu a Ginevra, contengono in realtà gli elementi chiave per un solo scopo: delegittimare lo Stato degli ebrei. Si tratta di una minaccia senza tempo e si chiama anti-semitismo. Solo che oggi si ammanta con vesti della difesa dei diritti umani. E’ troppo pericoloso per essere ignorato.

SaVeTheRaBbiT.nEt