Il Nepal si avvia a una svolta. Non è facile dire se sarà positiva o meno per la popolazione del piccolo e povero Stato alle pendici dell’Himalaya.
I 14 morti delle manifestazioni di queste ultime due settimane, sono il prezzo che il movimento democratico ha dovuto pagare perchè il resto del mondo vi puntasse i riflettori. Purtroppo, ancora una volta, solo il sangue è riuscito a catturare l’attenzione dei media, soprattutto quelli italiani.
Ma chi ha seguito le news di SaVeTheRaBbiT.nEt sa che le associazioni per i diritti umani e le diplomazie statunitensi, inglesi e indiane denunciavano il golpe assolutista del re Gyanendra dal febbraio 2005, ignorate però dalla stampa e dai tg italiani.
Ora che il re Gyanendra ha proposto alla coalizione di opposizione di designare un nuovo primo ministro e ha promesso di restaurare la monarchia costituzionale, consegnando il potere esecutivo al popolo, il mondo si interroga sul futuro prossimo venturo del Nepal.
Le opposizioni hanno infatti rifiutato l’apertura ambigua del monarca - che non ha definito il modo e i tempi della riforma- e ne hanno chiesto le dimissioni: circa 200.000 persone manifestano per le strade della capitale,nonostante il coprifuoco, diretti verso il palazzo reale protetto dalle forze di sicurezza. E’ evidente che il popolo nepalese attende ormai le scuse del re e la sua uscita dalla scena politica, dopo la presa del potere assoluto di una delle più antiche monarchie costituzionali del mondo.
Ma al Nepal guardano con preoccupazione anche Stati Uniti, India e Cina.
I ribelli maoisti potrebbero facilmente cogliere l’occasione della caduta del re per occupare in forza i centri di potere per instaurare una repubblica popolare. Le forze maoiste controllano già ora il 50% del Paese. L’India considera il Nepal una sorta di protettorato, avendo formato gli ufficiali dell’Esercito Reale Nepalese nelle proprie scuole ed essendo la popolazione per l’80% induista. Stati Uniti e India hanno cessato ogni forma di sussidio militare dopo il febbraio 2005. Il re Gyanendra si è rivolto allora alla Cina e al Pakistan, che hanno risposto positivamente fornendo armi ed aiuti economici. La Cina non vuole infatti che si instauri un governo maoista nel piccolo paese himalayano, che dovrebbe diventare invece un cuscinetto contro l’espansione politica ed economica indiana nel Sud-Est asiatico.
Ora il futuro del Nepal si gioca sulla fedeltà delle forze di sicurezza al re Gyanendra.