Gennaio 9th, 2007

IL COMANDO MAOISTA PERDE IL CONTROLLO DELLA BASE

Fonte: IRIN

Attivisti dei diritti umani in Nepal denunciano il susseguirsi di episodi di rapimento di persone a scopi politici, minacce, riscossione forzata di tasse (anche a operatori turistici) per il sostentamento dei gruppi paramilitari, nonostante l’accordo di pace firmato tra ribelli e forze politiche in novembre. La causa sarebbe l’impoverimento del potere centrale delle forze maoiste: i leaders starebbero cioè perdendo il controllo dei quadri di comando inferiori.

Novembre 8th, 2006

ACCORDO DI PACE TRA GOVERNO E MAOISTI IN NEPAL, CONTINUA LA LOTTA PER I DIRITTI UMANI

Fonte: Misna

Si è giunti finalmente a un accordo tra le forze governative e i guerriglieri maoisti sul disarmo, dopo la caduta del re tiranno Gyanendra. Si formerà un nuovo governo che includa anche i maoisti e i depositi delle armi saranno chiusi e sorvegliati da personale ONU, anche se le chiavi d’accesso alle strutture resteranno al comando maoista. Entrambi gli eserciti verranno ridimensionati e la monarchia non verrà abolita fino, almeno, al giudizio della nuova assemblea costituente, la cui data di elezione è acora da definire.

Sul fronte dei diritti umani, sorge in Nepal, con l’appoggio di AIFO e Watch (Women acting together for change), una nuova organizzazione per la difesa dei diritti delle donne delle aree rurali del Paese, “Il nostro pugno di ferro”, contro le discriminazioni della donna nella società e nella politica e per la istituzione di una repubblica democratica in Nepal. [fonte: Vita ]

Settembre 21st, 2006

I MAOISTI TORTURANO E UCCIDONO UN GIOVANE NEPALESE

Fonte: Asian Human Rights Commission

Membri non identificati del Partito Comunista Nepalese (Maoista) avrebbero sequestrato, torturato brutalmente e ucciso un ventiquattrenne nepalese di Ishaneshor,il 6 Settembre 2006.

Dopo essere stato allontanato dalla propria abitazione con l’inganno, mentre era insieme alla famiglia, Santa Bahadur è stato condotto in una casa vicina e qui picchiato pesantemente da circa 40 maoisti che lo hanno accusato di aver commesso un furto nel villaggio. Il giorno dopo, non avendo ancora notizie del ragazzo, circa 300 abitanti del villaggio si sono riuniti davanti alla casa dove è avvenuto il pestaggio, in segno di protesta, non credendo alle accuse a lui mosse dai maoisti. In casa però hanno rinvenuto solo il corpo esangue del giovane, mentre i responsabili si erano già allontanati. Il responsabile locale dei Maoisti ha dichiarato di voler perseguire i colpevoli, ma ad oggi nessuna indagine è stata condotta.

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Settembre 1st, 2006

ACCORDO RAGGIUNTO TRA MAOISTI E IL GOVERNO NEPALESE SULLE ARMI

Fonte: Le Monde

Sarà ancora una volta l’ONU a fare da garante dell’accordo raggiunto tra i maoisti e il governo nepalese sul controllo delle armi, che rischiava di ostacolare l’ancora lungo cammino di pace e democrazia del Paese, dopo la caduta del re-despota Gyanendra. I maoisti hanno rifiutato di consegnare le armi all’ONU, come proposto dal governo, ma hanno acconsentito al confinamento dei propri 36.000 combattenti entro le loro caserme e aree addestrative. I maoisti hanno combattuto la monarchia nepalese dal 1996, in un conflitto che ha causato la morte di 13.000 civili, per instaurare una Repubblica Popolare. Insieme alle forze di opposizione politiche e civili al re Gyanendra, createsi in seguito allo scioglimento del Parlamento e alla condotta anti-democratica del re un anno fa, i maoisti hanno infine guidato una ribellione popolare in Nepal culminata lo scorso Aprile con la cessione dei poteri del re al Parlamento.

Gli inviati dell’ONU avvieranno ora un intenso dibattito tra le parti per giungere a un dettagliato programma di aiuti al Paese.

Luglio 16th, 2006

IL NEPAL CHIEDE AIUTO ALL’ ONU

 Fonte: INSN

Agli inizi del prossimo anno i nepalesi dovranno eleggere la nuova Assemblea Costituente del Paese. Le date non sono state ancora fissate ma, per garantire un libero voto, è già stato chiesto aiuto all’ONU per controllare la distribuzione delle armi dei maoisti, che ancora controllano una buona parte dei territori nepalesi, e dell’esercito.

INSN pubblica un’intervista al leader maoista Prachanda, uno dei protagonisti della lotta al despotismo del re Gyanendra, ma a sua volta responsabile di tante morti, costrizioni e vessazioni nei territori controllati dai gruppi armati maoisti (leggi: United We Blog).
Prachanda afferma (fonte: INSN): “As per our agreement, both the armies will remain as they are. The Nepal army will remain in their barracks while the People’s Liberation Army will stay in seven areas, but both sides will be under the supervision of the UN“. Anche  l’agenzia di stampa Reuters, riporta la notizia secondo cui i maoisti non deporranno le armi prima delle elezioni del prossimo anno (fonte:INSN).

Aprile 27th, 2006

VINCE LA DEMOCRAZIA IN NEPAL: IL RE RESTITUISCE LA DIGNITA’ AL PARLAMENTO E I MAOISTI DEPONGONO LE ARMI

 

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Aprile 23rd, 2006

IL FUTURO DEL NEPAL SI SCRIVE COL SANGUE

Il Nepal si avvia a una svolta. Non è facile dire se sarà positiva o meno per la popolazione del piccolo e povero Stato alle pendici dell’Himalaya.

I 14 morti delle manifestazioni di queste ultime due settimane, sono il prezzo che il movimento democratico ha dovuto pagare perchè il resto del mondo vi puntasse i riflettori. Purtroppo, ancora una volta, solo il sangue è riuscito a catturare l’attenzione dei media, soprattutto quelli italiani.

Ma chi ha seguito le news di SaVeTheRaBbiT.nEt sa che le associazioni per i diritti umani e le diplomazie statunitensi, inglesi e indiane denunciavano il golpe assolutista del re Gyanendra dal febbraio 2005, ignorate però dalla stampa e dai tg italiani.

Ora che il re Gyanendra ha proposto alla coalizione di opposizione di designare un nuovo primo ministro e ha promesso di restaurare la monarchia costituzionale, consegnando il potere esecutivo al popolo, il mondo si interroga sul futuro prossimo venturo del Nepal.

Le opposizioni hanno infatti rifiutato l’apertura ambigua del monarca - che non ha definito il modo e i tempi della riforma- e ne hanno chiesto le dimissioni: circa 200.000 persone manifestano per le strade della capitale,nonostante il coprifuoco, diretti verso il palazzo reale protetto dalle forze di sicurezza. E’ evidente che il popolo nepalese attende ormai le scuse del re e la sua uscita dalla scena politica, dopo la presa del potere assoluto di una delle più antiche monarchie costituzionali del mondo.

Ma al Nepal guardano con preoccupazione anche Stati Uniti, India e Cina.

I ribelli maoisti potrebbero facilmente cogliere l’occasione della caduta del re per occupare in forza i centri di potere per instaurare una repubblica popolare. Le forze maoiste controllano già ora il 50% del Paese. L’India considera il Nepal una sorta di protettorato, avendo formato gli ufficiali dell’Esercito Reale Nepalese nelle proprie scuole ed essendo la popolazione per l’80% induista. Stati Uniti e India hanno cessato ogni forma di sussidio militare dopo il febbraio 2005. Il re Gyanendra si è rivolto allora alla Cina e al Pakistan, che hanno risposto positivamente fornendo armi ed aiuti economici. La Cina non vuole infatti che si instauri un governo maoista nel piccolo paese himalayano, che dovrebbe diventare invece un cuscinetto contro l’espansione politica ed economica indiana nel Sud-Est asiatico.

Ora il futuro del Nepal si gioca sulla fedeltà delle forze di sicurezza al re Gyanendra.

Aprile 20th, 2006

APPELLO ALLA COMUNITA’ INTERNAZIONALE PER LA DEMOCRAZIA IN NEPAL

Fonte; Insn, Asianews,

Nel 14° giorno di sciopero generale, a Jhapa (Nepal orientale) si contano quattro morti e centinaia di feriti per il fuoco indiscriminato delle forze di sicurezza che fanno un uso eccessivo della forza per spaventare i manifestanti. Organizzato dai partiti di opposizione,lo sciopero generale ha visto giornalisti, giudici, studenti , insegnanti, operai, e attivisti per i diritti umani marciare insieme per le strade del Paese. Il protrarsi delle giornate di sciopero, sta paralizzando però anche l’economia del Paese, e i contadini e i dipendenti statali sono quelli che ne incominciano a subire le conseguenze maggiori, legate all’aumento dei prezzi e alla difficoltà di reperire beni di prima necessità. Intanto Amnesty International, Human Rights Watch, e International Commission of Jurists lanciano un appello alla comunità internazionale per accellerare la risoluzione del conflitto in Nepal, applicando severe sanzioni economiche e diplomatiche al governo di Kathmandu [fonte: Human Rights Watch]

Aprile 13th, 2006

BASTONI E PRIGIONI NON FERMANO I CORTEI IN NEPAL

Fonte: ActionAid International, NepalNews

Non si placa la protesta pacifica contro il regime totalitario del re Gyanendra in Nepal. 

Questa mattina sono state arrestate circa 200 persone che partecipavano a un sit-in nella capitale in favore dei diritti umani e della democrazia nel Paese. Alla manifestazione erano presenti circa 60 organizzazioni non governative, tra cui ActionAid International. Trentasei attivisti dell’associazione sono stati arrestati: il direttore di ActionAid Nepal e della Federazione delle ONG in Nepal,Shibesh Chandra Regmi, all’atto dell’arresto ha dichiarato di aver voluto in questo modo esprimere la sua preoccupazione per le “prolungate interferenze nel nostro lavoro di sviluppo”.

L’Alto Commissario per i diritti umani dell’ONU si è detto scandalizzato per l’eccessivo uso della forza e per la detenzione arbitraria di centinaia di manifestanti, compresi alcuni turisti [leggi]. Le forze di polizia sono state infatti autorizzate ad aprire il fuoco contro i manifestanti, causando negli ultimi giorni la morte di tre persone e provocandone il ferimento di altre centinaia. Numerosi anche gli arresti, sulla base del sospetto collaborazionismo con le forze maoiste: ad oggi si contano almeno 1000 persone prelevate direttamente dal proprio domicilio e trattenute in regime di detenzione dalle forze di sicurezza del Paese.

Approfondimento: per altre notizie sul Nepal, leggi Square.

Aprile 12th, 2006

NEPAL: L’USO DELLA FORZA NON FERMA I CORTEI PER LA LIBERTA’

Fonte: eKantipur

Prosegue ormai a oltranza la protesta in Nepal per chiedere il rispetto dei diritti civili e maggiore libertà di stampa. La polizia ha fermato oggi 29 giornalisti, e ne ha percosso alcuni all’atto dell’arresto [fonte: AHRC], per aver preso parte a un corteo, organizzato dalla Federazione dei giornalisti nepalesi, in un’area ad accesso limitato.

Anche 5 attivisti dei diritti umani sono stati arrestati. Nei giorni scorsi, le forze di sicurezza avevano aperto il fuoco contro i dimostranti nella capitale Khatmandu e a Pikkaba, ferendo un centinaio di persone, comprese due donne che non partecipavano agli scontri, e 9 turisti sono stati trattenuti nella stazione di polizia di Thamel per aver gridato slogan a favore della ripresa del dialogo e per richiedere la fine del coprifuoco.

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