Mohammed Reza Ali Zamani è uno dei cento attivisti, tra cui eminenti figure intellettuali dell’Iran, che per il governo di Mahmoud Ahmadinejad hanno fomentato le rivolte popolari del 12 giugno scorso, in sostegno del candidato riformista Hossein Mousavi, sconfitto dal verdetto elettorale, e nella speranza di una svolta politica nel Paese.
Il moto popolare, innescato e sostenuto soprattutto dai movimenti studenteschi, denunciando irregolarità del voto e intimidazioni nei seggi ha messo sotto accusa i pilastri del governo iraniano, ma le pacifiche manifestazioni nelle vie più importanti della capitale Teheran non hanno portato ai risultato sperati: il voto è stato confermato e non è stata fatta luce sui plausibili brogli elettorali.
Ali Zamani, anni 37, è ora il primo condannato a morte per i moti post-elettorali, secondo il quotidiano riformista Mowjcamp che non dà i dettagli della sentenza di lunedì scorso. Fonti non ufficiali già ad agosto riferivano però di una serie di processi seguiti ad arresti di massa dello stesso mese, per questo si teme una nuova ondata di esecuzioni capitali, in un Paese che è stato definito il “paese dei boia”, per l’altissimo numero di condanne a morte negli ultimi anni, il più alto nel mondo in rapporto alla popolazione.
Tra le accuse che sembrano essere alla base della sentenza, c’è ancora una volta quella della lotta al regime islamico dell’Iran, Paese tuttavia erede anche delle tradizioni sufi e persiane di cui il rito del fuoco ne è l’emblema, e che rappresenta per una parte delle opposizioni uno dei simboli più forti, soprattutto da quando è stato messo al bando.
Ali Zahmani era inoltre affiliato a un movimento filo monarchico, l’Iran Monarchy Committee, una piccola organizzazione creata da esuli iraniani in Europa e Stati Uniti, ritenuta dal governo una organizzazione terrorista. Secondo le fonti del giornale inglese The Guardian il giovane attivista avrebbe avuto solo un ruolo di secondo piano nell’organizzazione, per la quale avrebbe condotto la stazione radio Tondar e avrebbe distribuito cd e volantini propagandistici antigovernativi.
Ma secondo i giudici del tribunale iraniano, evidentemente, una radio ribelle è solo un’altra voce da soffocare.

La democrazia è la massima conquista dell’uomo. Dovremo esserne ben consapevoli noi, che abbiamo avuto la fortuna di nascere in un Paese, l’Italia, per la cui democrazia sono morti tantissimi giovani, padri e madri sino a pochi decenni fa, con il contributo fondamentale di altrettanti giovani del resto del mondo, statunitensi in particolare.





