Aprile 11th, 2009

Afghanistan: stupro della moglie legale per gli sciiti

La minoranza sciita ottiene da Karzai il rispetto delle regole tradizionali: sarà legale la violenza sulle mogli che non acconsentono al rapporto sessuale.

di Mauro Annarumma per Meltin’Pot (Univ. ROMATRE)

Circola un detto tra gli occidentali in Afghanistan secondo cui, nel paese, l’affettività si esprima tra uomini, mentre alle donne spetti esclusivamente una funzione riproduttiva: “si fa l’amore con gli uomini e i figli con le donne”. Per quanto l’omosessualità sia vietata dal codice penale afghano, le relazioni e i rapporti sessuali tra maschi non sono una rarità in Afghanistan. E’ più facile per un ragazzo afghano provare forti sentimenti di affinità e amicizia verso altri uomini, con i quali si trascorre quasi tutta la giornata, piuttosto che con la moglie, spesso “comprata” dalla famiglia all’età di 14 anni in cambio di una dote. E’ la disponibilità economica dell’uomo, infatti, a stabilire quale ragazza egli possa sposare, e poiché il marito si fa carico del sostentamento di tutta la famiglia della ragazza, quelle più povere rischiano il disonore della solitudine. Nelle famiglie tradizionali afghane, la donna è un fantasma, un essere atto alla riproduzione e alla cura della casa. I figli, sin da piccoli, seguono il padre nelle sue attività lavorative e sociali, per cui anche il ruolo di madre viene ad essere limitato nel tempo e nello spazio,

La condizione della donna è più grave nelle comunità sciite del paese, tra il 10 e il 20% della popolazione, per le quali la Costituzione afghana del 2004 prevede che esse abbiano un proprio codice di famiglia, nel rispetto della legislazione tradizionale. In quest’ottica, il Presidente Hamid Karzai ha da poco firmato, secondo quanto denunciato dalla stampa inglese nel corso del summit internazionale all’Aja, delle “Istruzioni governative” destinate ai giudici locali. In sostanza, una norma che vieta alle mogli di famiglie sciite di rifiutarsi di avere rapporti sessuali, e di uscire di casa o andare a lavorare senza il permesso del marito, e che sancisce che la custodia dei figli è un diritto esclusivo del padre. Il provvedimento sembra sia mirato ad ottenere, da parte del Presidente afghano, il consenso delle comunità sciite in vista delle elezioni presidenziali di agosto, ma la scelta sembra essere comunque di dubbia efficacia considerato l’astio che separa gli sciiti dai sunniti, la maggioranza del paese che elesse Karzai, sostenuto dalle democrazie occidentali, alle scorse presidenziali. Ora Karzai sembra stia tentando di riconfermare la sua carica alla guida del paese, con forti aperture ai tradizionalisti e con toni riconciliatori verso i talebani moderati, in linea con la nuova strategia Nato in Afghanistan.

Giugno 20th, 2006

LA MUTTAWA, POLIZIA RELIGIOSA DELL’ ARABIA SAUDITA, ARRESTA QUATTRO CRISTIANI

Fonte: Asianews.it, Viaggiare Sicuri, The religious Policeman

In Arabia Saudita è proibito ogni altro credo religioso al di fuori dell’ Islam fondamentalista wahaabita, ed è fatto divieto anche ai visitatori di indossare o esporre simboli religiosi quali crocifissi e bibbie, ma anche altri simboli riconducibili a pratiche magiche.

La “Commissione per la prevenzione del vizio e la promozione della virtù″ è l’organo garante del rispetto delle virtù islamiche. Ad essa risponde la muttawa, la polizia religiosa saudita,conosciuta per la sua violenza e intransigenza, che vigila sulla diffusione di droga, prostituzione, alcol, impedisce che donne e uomini non sposati si incontrino in luoghi pubblici e che altre religioni vengano praticate in territorio saudita. Alcuni esempi: la conversione di un musulmano può essere punita con la morte, mentre una donna colta in compagnia di un altro uomo che non sia il figlio o il padre, il marito o il fratello, è punita con la fustigazione e la deportazione. L’ 11 marzo 2002 almeno 15 studentesse di Makkah morirono in un incendio, perchè la polizia religiosa impedì ai vigili del fuoco, essendo loro uomini non imparentati con le ragazze, di entrare nell’edificio in fiamme per salvarle.

Anche le donne straniere, come quelle locali, devono indossare l’ abaya, la tunica che copre l’intero corpo, ma spesso viene loro concesso di scoprire il capo. È proibito inoltre alle donne condurre qualsiasi tipo di veicolo. Al bando anche la danza, il cinema, il teatro e la musica in pubblico.

Negli ultimi anni, sotto le pressioni internazionali, è stato formalmente riconosciuto il diritto a praticare altre religioni in privato,  ma la muttawa continua ad arrestare e torturare persone sorprese a praticare altri culti anche se in privato.

E’ quanto è successo a 4 africani cristiani a Jeddah, lo scorso 9 giugno. I due etiopi e i due somali che guidavano un gruppo di fedeli durante una funzione religiosa nella loro abitazione, sarebbero ancora detenuti in un carcere per immigrati di Jeddah.

Leggi: The religious Policeman

Marzo 20th, 2006

AFGHANO DIVENTA CRISTIANO: RISCHIA LA PENA DI MORTE

Fonte: Asianews 

Rischia la pena di morte Abdul Rahman, convertitosi alla religione cristiana dopo aver abbandonato l’ ISLAM 16 anni fa. L’uomo di 41 anni ha confessato di essersi convertito dopo aver conosciuto un volontario cristiano che aiutava i profughi afgani in Pakistan.

Separatosi dalla moglie, che lo ha accusato di aver rinnegato l’Islam, si è rifiutato di rinnegare la sua fede cristiana durante il processo a suo carico e il pubblico ministero ha chiesto la pena capitale sulla base della sharia, la legge islamica su cui si basa la stessa Cositutzione dell’Afghanistan.

Marzo 13th, 2006

CAMPO DI CONCENTRAMENTO A SUJIATUN, CINA: ORGANI IN VENDITA E CORPI CREMATI

Fonte: The Epoch Time, Clearwisdom

In tutto il Nord America e in Giappone si susseguono le manifestazioni pacifiche dei praticanti del  Falun Gong dinanzi alle ambasciate cinesi, per denunciare i crimini efferati del regime nel campo di concentramento a Sujiatun District, Shenyang City. Anche in Italia,  un gruppo di Falun Gong ha manfestato tre giorni fa difronte a palazzo Chigi[fonte:AprileOnLine]. Il 10 marzo a Washington DC, USA, il direttore del World Human Rights Organization (WHRO) Timothy Cooperha chiesto in una conferenza che il Congresso degli Stati Uniti, le Nazioni Unite, la Croce Rossa e Medici Senza Frontiere aprano urgentemente una inchiesta sulle torture e le morti dei 6000 praticanti del Falun Gong nel campo di Sujiatun e che impediscano il ripetersi di simili atrocità. Il campo sarebbe dotato anche di un crematorio e di un numero elevato di medici. I corpi dei prigionieri, indotti al suicidio o morti per stenti e torture, sarebbero una preziosa fonte di organi, dalla cui vendita si ricaverebbero importanti somme. Inoltre, tutti i possibili testimoni e le stesse “prove” dell’azione di repressione del governo sui praticanti del Falun Gong vengono in questo modo eliminati.

Testimoni oculari avrebbero riferito all’Epoch Times di aver visto più volte delle fumate bianche provenire dal campo di concentramento e che tutte le strade ad esso prossime sono state interdette. In Cina i criminali spesso non possono contattare i propri familiari, così gli organi possono essere prelevati e i corpi cremati senza che vengano avvisati i familiari. Le pressioni internazionali avevano da poco fatto sì che la Cina adottasse le misure internazionali sul trattamento degli organi dei prigionieri, che possono così essere espiantati solo su autorizzazione del detenuto o dei parenti più prossimi e le esecuzioni dovrebbero essere eseguite tramite iniezioni letali, in modo che gli organi non possano essere venduti e trapiantati illegalmente. Con i detenuti di Sujiatun, morti per torture o indotti al suicidio, gli organi non possono essere invece soggetti a controlli.

Già nel passato sono stati rinvenuti dei corpi di praticanti del Falun Gong, morti in seguito a torture per non aver rinnegato il proprio credo, sfigurati da suture e dall’assenza di alcuni organi. 

Altre news in Cina: 

  • L’attivista cieco per i diritti umani Chen Guangcheng è stato arrestato ieri dopo essere stato picchiato dai poliziotti. Aveva costretto l’Agenzia cinese per la Pianificazione familiare ad ammettere, il 19 settembre scorso, che alcuni rappresentanti governativi “hanno effettuato aborti forzati e sterilizzazioni contrari ai diritti legali dei cittadini” [fonte: AsiaNews 13 marzo]
  • Human Rights Watch denuncia che, oltre al fermo preventivo di giornalisti e attivisti politici e dei diritti umani, decine di malati di Aids della provincia del Henan (Cina centrale) sono stati arrestati per impedire che incontrassero i deputati dell’Assemblea nazionale del Popolo.  Migliaia sono le persone HIV+ che hanno contratto il virus nell’ Henan causa delle donazioni di sangue promosse dal governo locale [fonte: Ansa 13 marzo]
Febbraio 18th, 2006

OLIMPIADI 2006: SCIOPERO DELLA FAME PER I DIRITTI IN TIBET

Fonte: Associazione Italia-TibetAGI
Se vi recate a Torino per assaporare l’atmosfera da Olimpiadi, visitate anche la Chiesa di San Pietro in Vincoli, nell’omonima via a Porta Palazzo. Un monaco tibetano, Palden Gyatso,  insieme a due confratelli (Sonam Wangdue,Tibetan Youth Congress di Dharamsala, e Tamding Choephel, Comunità tibetana in Italia), è al terzo giorno di sciopero della fame per il rispetto dei diritti umani in Cina e in Tibet, digiuno avviato in concomitanza con l’avvio deli giochi invernali e nell’indifferenza pressoché generale dei media. Il monaco Palden Gyatso ha 75 anni, di cui 33 passati nelle strette celle dei carceri cinesi per reati di opinione.

Come il Dalai Lama, egli rivendica  il rispetto per le tradizioni e la cultura tibetana, continuamente violata dalla Cina, sede dei giochi olimpici del 2008. Il governo di Pechino incoraggia l’emigrazione dei cinesi in Tibet, obbliga i giovani monaci a studiare nozioni di indottrinamento politico, persegue i leaders spirituali (nel 1995 il Panchen Lama fu rapito e sostituito dal figlio di un funzionario del Partito Comunista), non sovvenziona la ricostruzione dei monasteri distrutti nella “Rivoluzione Culturale”. Palden Gyatso era presente quando il Dalai Lama fu costretto a fuggire nel 1959 per rifugiarsi in India. Nonostante il Dalai Lama abbia più volte affermato di volere solo maggiore autonomia e garanzie sul rispetto dei diritti umani e della libertà religiosa in Tibet, riconoscendo la sovranità della Cina, Pechino nega qualsiasi apertura al dialogo, dichiarando di non poter credere alle parole dell’esule, accusato di fomentare il separatismo [fonte: AFP]

E’ a Torino anche la monaca Ngawang Sangdrol, arrestata nel 1992 per propaganda rivoluzionaria e rilasciata solo nel 2002.

Febbraio 13th, 2006

LAOS: VIOLATI I DIRITTI DELLE MINORANZE HMONG

Si consuma da 30 anni nel Laos, Paese del Sud-Est Asiatico, la tragedia delle popolazioni Lao-Hmong nelle giungle di Xaysomboune e di Bolikhamsay. Non si placa infatti la campagna di repressione contro le minoranze etniche e religiose del Paese, sotto il governo comunista del Lao People’s Democratic Republic (Lao PDR), unico partito dal 1975. 

Alcuni giorni fa il Dipartimento di Stato degli USA ha espresso forte rammarico per le condizioni in cui versano i minorenni rimpatriati forzatamente dalla Thailandia nei primi giorni di dicembre e ha chiesto che venga data la possibilità alle Nazioni Unite di curarli e visitarli nel campo di detenzione nel Laos[fonte: ING7 ]. Anche Marco Pannella, del Partito Radicale TransNazionale ha formulato il 9 febbraio scorso una interrogazione parlamentare alla Commissione Europea per far luce sullo stato dei diritti civili nel Paese [RadioRadicale].

Il 5 dicembre è accaduto che 29 rifugiati Hmong, di cui 23 adolescenti, sotto la protezione del locale ufficio UNHCR, sono stati espulsi dalla polizia Thailandese contro le norme internazionali che regolano lo status di rifugiati [fonte: Yahoo news  e Amnesty]. Il gruppo, che fa parte di un numero molto grande di Hmong, circa 6500, che chiedono lo stato di rifugiati per le perpetuate persecuzioni delle autorità del Lao PDR, è stato arrestato nel Nord della Thailandia tra il 28 e il 29 Novembre 2005 con l’accusa di immigrazione clandestina.  Secondo fonti dell’UNHCR ora il gruppo sarebbe detenuto in un campo nel Laos, ma il Presidente, il Generale Khamtay Siphandone nega il coinvolgimento del governo, che insieme alla Thailandia ha sottoscritto la Convenzione delle Nazioni sui diritti dei bambini (CRC) nel quale si afferma categoricamente che nessun bambino deve essere privato della sua libertà. Il Laos è anche membro dell’ International Convention on the Elimination of All Forms of Racial Discrimination (ICERD), nonostante le testimonianze sulle persecuzioni in atto nel Paese.
Questo è solo l’ultimo degli avvenimenti negativi che hanno infatti segnato la storia delle minoranze etniche e religiose, soprattutto cristiane.

Alcuni esempi: lo scorso Natale la comunità cristiana riunita in preghiera fu assalita dal dolore per la uccisione del Pastore Evangelista Aroun Voraphom, nella provincia di Bolikhamsai; il Natale precedente invece fu segnato dall’arresto di 28 Cristiani; nel periodo pasquale del 2005, invece, venivano arrestati altri 10 Cristiani e nel luglio dello stesso anno altri due venivano torturati e condannati a reclusione per 3 anni per non aver rinunciato alla loro fede.

Altre notizie possono essere rinvenute su http://www.laohumrights.org/indexrel.html e http://www.cswusa.com/Reports%20Pages/Reports-Laos.htm.

 

In particolare, il 16 giugno 2005 un documentario trasmesso su France2 destò la Francia dal torpore dell’indifferenza, mostrando la realtà nascosta del Laos, Paese con il quale l’Unione Europea ha siglato nel 1997 [fonte: EU ] un accordo di cooperazione che tra le sue clausole più importanti  annovera il rispetto  dei diritti umani. Inoltre il 1 dicembre 2005 aveva firmato la risoluzione dal titolo “La situazione dei diritti dell’Uomo in Cambogia, Laos e Vietnam”, nella quale venivano denunciate “la restrizione della libertà di espressione, della libertà di stampa, della libertà di associazione, della libertà di riunione e della libertà religiosa ” e dove venivano condannati gli “abusi contro gli Hmong del Laos, nella quale la situazione umanitaria resta grave”[fonte: Mldh-lao].
 L’Europa è attualmente il primo destinatario delle esportazioni del Laos (86% delle esportazioni tessili), ed è il secondo più grande partner economico del Paese [fonte: EU External Relations].

Sottoscrivi: Appello di Amnesty International

Gennaio 27th, 2006

LA LEGGE SULLA BLASFEMIA IN PAKISTAN

Fonte: Asianews, Zenit, CLAAS

Dal 1996 vige in  Pakistan la cosiddetta “legge sulla blasfemia”: è l’articolo 295, comma b e c, del Codice di Procedura Penale Pakistano. Essa stabilisce l’ergastolo  o la morte per chi offende il Corano o il profeta Maometto.

La legge viene spesso utilizzata per vendicarsi di avversari politici o nemici personali da parte dei musulmani integralisti, o per vendette private:sono stati uccisi decine di cristiani, e sono state accusate più di 500 persone. Spesso è la stessa popolazione musulmana (il 97% della popolazione del Pakistan) a farsi giustizia autonomamente dopo le accuse di blasfemia.

La stessa legge si é resa infatti responsabile dei tragici avvenimenti del 12 novembre scorso. Il tutto è partito dall’accusa di blasfemia a un cristiano di Sangla Hill mossa da M. Saleem Kalu, al quale è seguita una insurrezione di circa 2000 musulmani contro la comunità cristiana che ha causato la distruzione di tre chiese cristiane, un convento, due scuole cattoliche, la casa di un pastore protestante e quella del parroco cattolico, un ostello per ragazze e alcune abitazioni di cristiani.

Gennaio 23rd, 2006

DISTRUTTE 12.000 “KHATCHKAR” IN AZERBAIJAN

Citazioni tratte da:  La Stampa del 23 gennaio 2006 di Flavia Amabile

Dapprima lo hanno denunciato i membri del Congresso degli Stati Uniti, nel dicembre 2005, poi giovedì 19 gennaio è finalmente intervenuto <anche il Parlamento Europeo per chiedere ufficialmente al governo dell’Azerbaijan «di mettere fine alla demolizione dei cimiteri medievali armeni e delle croci storiche scolpite nella pietra».>

Erano ben 12.000 le croci tradizionali armene presenti in origine in Azerbaijan, ma oggi se ne contano poche centinaia.Le croci sono i khatchkar, pietre-simbolo degli armeni innalzate vicino alle chiese o ai monasteri o nei cimiteri. Croci sacre, nel senso che per gli armeni sacra è la stessa pietra, che diventa oggetto di venerazione e di culto. E dunque si trasforma in un sacrilegio la loro distruzione. Soprattutto se accade in un luogo come Giulfa, antica città armena oggi nell’Azerbaijan, in una regione che si dice sia stata fondata da Noè (si chiama Nakhichevan, colonia di Noè).>

<Quello che è accaduto quattro secoli dopo, denuncia il Collectif Van (Vigilanza Armena contro il Negazionismo) è che «dal 10 dicembre alcune decine di soldati azeri, armati di pale, martelli e bulldozer, distruggono questi khatchkar e li buttano nel fiume Arax. Forse bisogna spiegare il silenzio assordante di Onu, Unesco e della Comunità internazionale con la presenza dell’oleodotto Baku-Ceyhan?». 

<Secondo quanto riferisce l’ANCA (il comitato nazionale degli armeni d’America), in una dura lettera indirizzata al presidente dell’Azerbaijan, il rappresentante del congresso Adam Schiff ha condannato le azioni azere definendole un’offensiva violazione degli accordi internazionali: «Permettendo, e quindi incoraggiando, questi atti, la repubblica dell’Azerbaijan disonora non solo i morti sepolti al cimitero, ma lo stesso Azerbaijan ed il popolo azero». In Inghilterra la Baronessa Caroline Cox e John Marx hanno presentato un’interpellanza scritta alla Camera dei Lords Britannica chiedendo al governo inglese di esaminare con i rappresentanti dell’Unesco la questione. In Italia la comunità ha fatto altrettanto parlando chiaramente di «martellate contro la storia». >

Approfondisci:

Gennaio 21st, 2006

APPUNTI SULLA LIBERTA’ RELIGIOSA IN CINA

Fonte: Falun Gong Today (New York)

  • Almeno 2 milioni di aderenti al Falun Gong sono detenuti in campi di lavoro forzato. La maggior parte non ha subito regolare processo e non ha potuto godere di una difesa legale.
  • I cristiani devono aderire alle “chiese patriottiche” riconosciute dal governo, pena la persecuzione. Numerosi i casi di aggressione al mondo cattolico, tollerati dalle autorità cinesi. Il battesimo è bandito.
  • Nel corso del 2000 sono state distrutte dalle autorità oltre 3.000 chiese, templi e moschee, al fine di “preservare la stabilità sociale”.
  • I rappresentanti dei diritti umani hanno documentato più di 38.000 casi di torture e di severi abusi su praticanti di Falun Gong.
  • Le autorità cinesi, secondo stime recenti, hanno determinato la morte di 5.000 o più seguaci del Falun Gong. Molti sono morti in seguito alle torture subite.
  • I cristiani devono leggere una versione della Bibbia censurata dalle autorità: versioni complete della Bibbia sono illegali e indicate come “materiale di culto demoniaco”.
  • In un arco di tempo di meno di due anni le autorità hanno arrestato 23 reporters di Beijing- da una sola agenzia stampa- accusati di aver assunto posizioni vicine al Falun Gong.
  • I monaci buddisti devono studiare un programma stilato dalle autorità che include lezioni di business e indottrinamento politico.

Approfondisci: www.faluninfo.net

Gennaio 19th, 2006

CRISTIANI PERSEGUITATI IN TUTTO IL MONDO

Articolo tratto da: Il Sole 24 Ore del 18 gennaio 2006 di Adriana Cerretelli

Il rapporto dell’organizzazione «Aiuto alla chiesa che soffre» sulla libertà religiosa. Sotto accusa Cina, Pakistan e Arabia Saudita. «L’Europa pensa agli affari e trascura i diritti».

Ogni anno vengono uccisi 160mila cristiani. Un dato all’ingrosso perché spesso le vittime di persecuzioni religiose non fanno notizia. Nel 2005 sono morti ammazzati 26 missionari cattolici, tra cui un vescovo e venti sacerdoti, quasi il doppio rispetto al 2004. Cina, Pakistan e Arabia Saudita sono in cima alla lista dei regimi ”canaglia”.

 Il problema della libertà religiosa è un fenomeno che dilaga in molti, troppi Paesi del mondo. E non riguarda solo i cristiani ma tutti, dai buddisti agli induisti, dal Falun Gong fino ai musulmani. «La libertà religiosa — dice Mario Mauro (Fi) vicepresidente del parlamento europeo — è un problema sociale e insieme la cartina di tornasole del livello di libertà di ogni Stato».

 A Strasburgo si è portato padre Bernardo Cervellera, missionario in Cina, numero due del Pime e direttore di Asianews.it, e Attilio Tamburrini, direttore di “Aiuto alla Chiesa che soffre”, l’organizzazione che redige il Rapporto annuale sullo stato della libertà religiosa nel mondo. Occasione, la pubblicazione del rapporto e insieme la voglia di sensibilizzare. «Troppo spesso l’europarlamento tace su questo tipo di persecuzione dei diritti umani che colpisce milioni di persone». La prova? «Negli ultimi dieci anni — ricorda il vice-presidente — la Santa Sede è stata messa sul banco degli imputati trenta volte per ingerenza e violazione dei diritti umani. Cuba e Cina sono state condannate mediamente 15 volte».

Ma l’Europa, si sa, si vuole soprattutto laica. Il gran rifiuto a inserire nella sua Costituzione, poi bocciata, il riferimento alle proprie radici giudaicocristane non è un mistero. Secondo Cervellera questa scelta finisce per renderla prona al fondamentalismo, molto più degli Stati Uniti. Nella laicista Francia, racconta, pur di nominare un Consiglio islamico, Parigi ha accettato di eliminare ogni riferimento all’apostasia, chiudendo così gli occhi sulle persecuzioni in casa propria verso chi cambia religione. «L’Europa — dice il missionario del Pime — non sa perché esiste, non ha un’identità spirituale, intrattiene con il resto del mondo rapporti solo economici. Dietro l’apparenza di una tolleranza vuota permette tutto, anche la crescita dell’integralismo. Bush a Pechino ha invocato la libertà religiosa. I premier tedesco, italiano o francese parlano solo di contratti, dimenticano anche i diritti umani. Qui si manifesta il lento suicidio dell’Europa».

Cina: su 110 vescovi, quattro sono scomparsi, 13 agli arresti domiciliari. I cattolici, 13-15 milioni, sono spesso picchiati e discriminati. I protestanti, cinquanta milioni, subiscono arresti (oltre 23mila), campi di rieducazione (oltre quattromila), 129 sono stati uccisi, il doppio resi disabili. I membri della setta tao-buddista dei Falun Gong, cento milioni, vengono regolarmente attaccati, torturati, uccisi.

Pakistan: da quando nell’86 è entrata in vigore la legge sulla blasfemia, l’offesa a Maometto e al Corano è diventata il pretesto per il regolamento di conti privati. Quattromila gli accusati, molti linciati prima del processo.

In Arabia Saudita è vietato qualsiasi culto che non sia quello islamico. Con tutti i rischi del caso, anche sotto il tetto privatissimo di casa propria. Sono i sauditi, ricorda Tamburrini, che dal 1973, dal primo shock petrolifero, finanziano le scuole fondamentaliste e distribuiscono aiuti ai Paesi che ne sposano la causa. E così l’Indonesia, la Bosnia, il Kosovo e l’Albania, Paesi musulmani un tempo tolleranti, diventati fondamentalisti. Come l’Africa centrale, Nigeria in testa, che vive una prepotente islamizzazione tra la distrazione dell’Europa e dell’Occidente. Ma anche quando fede e spada vanno troppo pericolosamente a braccetto l’Europa evidentemente preferisce continuare a far finta di non vedere.
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