Articolo tratto da: Il Sole 24 Ore del 18 gennaio 2006 di Adriana Cerretelli
Il rapporto dell’organizzazione «Aiuto alla chiesa che soffre» sulla libertà religiosa. Sotto accusa Cina, Pakistan e Arabia Saudita. «L’Europa pensa agli affari e trascura i diritti».
Ogni anno vengono uccisi 160mila cristiani. Un dato all’ingrosso perché spesso le vittime di persecuzioni religiose non fanno notizia. Nel 2005 sono morti ammazzati 26 missionari cattolici, tra cui un vescovo e venti sacerdoti, quasi il doppio rispetto al 2004. Cina, Pakistan e Arabia Saudita sono in cima alla lista dei regimi ”canaglia”.
Il problema della libertà religiosa è un fenomeno che dilaga in molti, troppi Paesi del mondo. E non riguarda solo i cristiani ma tutti, dai buddisti agli induisti, dal Falun Gong fino ai musulmani. «La libertà religiosa — dice Mario Mauro (Fi) vicepresidente del parlamento europeo — è un problema sociale e insieme la cartina di tornasole del livello di libertà di ogni Stato».
A Strasburgo si è portato padre Bernardo Cervellera, missionario in Cina, numero due del Pime e direttore di Asianews.it, e Attilio Tamburrini, direttore di “Aiuto alla Chiesa che soffre”, l’organizzazione che redige il Rapporto annuale sullo stato della libertà religiosa nel mondo. Occasione, la pubblicazione del rapporto e insieme la voglia di sensibilizzare. «Troppo spesso l’europarlamento tace su questo tipo di persecuzione dei diritti umani che colpisce milioni di persone». La prova? «Negli ultimi dieci anni — ricorda il vice-presidente — la Santa Sede è stata messa sul banco degli imputati trenta volte per ingerenza e violazione dei diritti umani. Cuba e Cina sono state condannate mediamente 15 volte».
Ma l’Europa, si sa, si vuole soprattutto laica. Il gran rifiuto a inserire nella sua Costituzione, poi bocciata, il riferimento alle proprie radici giudaicocristane non è un mistero. Secondo Cervellera questa scelta finisce per renderla prona al fondamentalismo, molto più degli Stati Uniti. Nella laicista Francia, racconta, pur di nominare un Consiglio islamico, Parigi ha accettato di eliminare ogni riferimento all’apostasia, chiudendo così gli occhi sulle persecuzioni in casa propria verso chi cambia religione. «L’Europa — dice il missionario del Pime — non sa perché esiste, non ha un’identità spirituale, intrattiene con il resto del mondo rapporti solo economici. Dietro l’apparenza di una tolleranza vuota permette tutto, anche la crescita dell’integralismo. Bush a Pechino ha invocato la libertà religiosa. I premier tedesco, italiano o francese parlano solo di contratti, dimenticano anche i diritti umani. Qui si manifesta il lento suicidio dell’Europa».
Cina: su 110 vescovi, quattro sono scomparsi, 13 agli arresti domiciliari. I cattolici, 13-15 milioni, sono spesso picchiati e discriminati. I protestanti, cinquanta milioni, subiscono arresti (oltre 23mila), campi di rieducazione (oltre quattromila), 129 sono stati uccisi, il doppio resi disabili. I membri della setta tao-buddista dei Falun Gong, cento milioni, vengono regolarmente attaccati, torturati, uccisi.
Pakistan: da quando nell’86 è entrata in vigore la legge sulla blasfemia, l’offesa a Maometto e al Corano è diventata il pretesto per il regolamento di conti privati. Quattromila gli accusati, molti linciati prima del processo.
In Arabia Saudita è vietato qualsiasi culto che non sia quello islamico. Con tutti i rischi del caso, anche sotto il tetto privatissimo di casa propria. Sono i sauditi, ricorda Tamburrini, che dal 1973, dal primo shock petrolifero, finanziano le scuole fondamentaliste e distribuiscono aiuti ai Paesi che ne sposano la causa. E così l’Indonesia, la Bosnia, il Kosovo e l’Albania, Paesi musulmani un tempo tolleranti, diventati fondamentalisti. Come l’Africa centrale, Nigeria in testa, che vive una prepotente islamizzazione tra la distrazione dell’Europa e dell’Occidente. Ma anche quando fede e spada vanno troppo pericolosamente a braccetto l’Europa evidentemente preferisce continuare a far finta di non vedere.