Dicembre 30th, 2005

IL COMMERCIO DELLA CRUDELTA’: ANIMALI SCUOIATI VIVI IN CINA

Fonte: www.infolav.org

Investigatori della Swiss Animal Protection (SAP) e dell’East International hanno portato alla luce l’orrore che si consuma negli allevamenti di animali da pelliccia in Cina, pellicce esportate poi in tutto il mondo. Gli animali vengono storditi sbattendoli con forza per terra, poi ne vengono amputate le zampe, e inizia l’interminabile agonia della scuoiatura. Purtoppo la maggiorparte di questi animali rimane pienamente cosciente e continua a respirare per una decina di minuti ancora.
La produzione di pelliccie in Cina è agghiacciante: ogni anno si ricavano oltre 1,5 milioni di pelli di volpe, altrettanti di procione, l’11% della produzione mondiale di pelli di visone, incalcolabili i cani, i gatti, i conigli. Numeri importanti, perchè l’industria occidentale della moda decentra gli allevamenti in un Paese in cui non ci sono norme a tutela degli animali e la mano d’opera è a basso costo.
Scarica il video e visita il sito http://www.nonlosapevo.com o www.infolav.org

Dicembre 27th, 2005

IL RAPPORTO DELLO HUMAN SECURITY CENTRE

Fonte: http://www.humasecurityreport.info

Dal rapporto triennale (2001-2003) della Human Security, organizzazione finanziata dalla Fondazione Rockfeller e da cinque Stati (Gran Bretagna, Norvegia, Svezia, Canada e Svizzera), emergerebbe un sostanziale declino delle grandi guerre negli ultimi decenni, a partire dalla Seconda Guerra Mondiale. Un calo dell’oltre il 40% dei conflitti armati rispetto al 1992 e una diminuzione dell’80% dei conflitti più violenti, ovvero con più di mille morti. Anche il numero delle crisi internazionali sarebbe diminuito di più del 70% tra il 1981 e il 2001. Il 1991 è l’anno in cui si è registrato il più alto numero di conflitti armati a livello mondiale (51), ma da allora il valore è sceso constantemente.
Da segnalare inoltre che il primato delle violazioni dei diritti umani, fino al 2003, era condiviso da Colombia e Rep.Democratica del Congo seguite da Iraq, Algeria e Indonesia. Alla fine degli anni ‘70 si contavano 90 Paesi a regime dittatoriale, numero poi sceso a 30 nel 2003, mentre saliva a 45 quello delle forme di governo ibride, cioè a metà strada tra democrazia e dittatura e ad alto rischio di guerra civile, come Egitto, Pakistan, Zimbabwe.

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