Gennaio 31st, 2006

ELEZIONI IN NEPAL: IN 22 COMUNI IL GIOCO E’ GIA’ FATTO

Fonte: INSN

Sono 22 le municipalità assegnate d’ufficio dalla Commissione elettorale nepalese in seguito al ritiro della candidatura di 647 candidati alle elezioni municipali dell’ 8 febbraio. I candidati sono infatti minacciati, feriti e sequestrati dai ribelli maoisti e da ignoti che intendono sabotare con la forza le prossime elezioni.   La paura, oltre alla protesta politica della coalizione anti-monarchica, sta causando innumerevoli defezioni. Anche i posti riservati alle donne sono stati coperti solo al 60%.

L’intervista che Padma Ratna Tuladhar, mediatore di pace con i ribelli maoisti nel 2001 e 2003 e attivista dei diritti umani in Nepal, ha rilasciato alla MISNA pochi giorni fa, ci offre un quadro esaustivo dell’ empasse politica del Paese himalayano.

 

AGISCI ORA PER IL NEPAL: FAI SENTIRE LA TUA VOCE!http://www.savetherabbit.net/main/?p=38 

 

INTERVISTA A UN “FACILITATORE DI PACE”

Articolo tratto da: MISNA del 29/1/2006 

<[...]“Tuladhar descrive la situazione come “un tiro alla fune che lascia il paese bloccato nel mezzo”: da un lato il re, convinto della propria supremazia e deciso a non riconoscere le istanze dell’avversario politico e che ha dalla sua parte la lealtà dell’esercito; dall’altro i 7 partiti dell’opposizione intenzionati a impedire le prossime elezioni municipali, in programma per l’8 febbraio, e che recentemente hanno stretto un patto politico con i ribelli maoisti per creare un’Assemblea costituzionale che riveda il ruolo della monarchia. “L’accordo tra partiti e ribelli maoisti – dice Tuladhar – può rappresentare una vera opportunità di pace per mettere fine a 10 anni di conflitto armato, ma è destinato ad alimentare le divisioni se non si aggiungerà il consenso del sovrano. I ribelli hanno rinunciato all’obiettivo di creare con la forza un paese comunista e hanno accettato di entrare nel gioco democratico attraverso libere elezioni. Ma prima di deporre le armi chiedono la convocazione di un’Assemblea nazionale per ridefinire l’assetto costituzionale del paese. [...]”. Il sovrano Gyanendra, succeduto sul trono al fratello Birendra nel 2001 dopo una misteriosa una strage di palazzo per mano del principe ereditario, non sembra però avere nessuna intenzione di favorire la creazione di una repubblica e chiede ai maoisti la resa della armi prima di avviare qualsiasi colloquio negoziale. [...] "D’altro canto, non vedo neanche dai partiti un’offerta altrettanto coraggiosa ed esplicita al sovrano; forse anche per non irritare il suscettibile nuovo ‘alleato’ maoista”. E la gente comune? “Quando nel 2002 il sovrano licenziò per la prima volta il governo e sciolse il parlamento (tutt’oggi vacante, ndr), buona parte della popolazione era con lui perché delusa dai partiti e dalla loro gestione. Inoltre, i nepalesi non sono tutti contrari alla monarchia, che vedono come un’istituzione importante nella storia e nella religione locale. Ma con il crescere dei comportamenti autocratici del sovrano, fino alla concentrazione dei poteri esecutivi nelle sue mani dal febbraio dello scorso anno, e il potere crescente dato all’esercito reale nepalese, anche la popolazione ha progressivamente cambiato idea. Vuole democrazia, sicurezza sociale e soprattutto pace. Oggi il re è percepito come un ostacolo. [...]“Non dimentichiamoci – sottolinea Tuladhar - che questo paese non ha un parlamento da oltre tre anni e che l’attuale governo non è democraticamente eletto”. Alle elezioni municipali parteciperanno solo i candidati dei partiti monarchici, che rappresentavano un stretta minoranza nel dissolto parlamento. I partiti d’opposizione hanno promesso azioni di disturbo. Quel che è peggio, ci si aspetta violenze dai guerriglieri maoisti anch’essi contrari alle elezioni che non accettano perché non riconoscono il governo. È delle ultime ore la notizia che il governo ha ordinato alle forze di sicurezza di radunare in luoghi sicuri e mettere sotto sorveglianza i candidati per proteggerli dai maoisti, che nei giorni scorsi hanno assassinato un candidato a sindaco. Infine, Per una particolare coincidenza, due giorni prima la cruciale data delle elezioni ricorre il decimo anniversario della ‘guerra maoista’. Si stima che dal 1996 quasi 13.000 persone, in gran parte civili, abbiano perso la vita nel conflitto; 200.000 abitanti delle zone rurali, tra cui moltissimi i bambini, sono fuggiti nei centri urbani scappando dalle violenze dei maoisti e dell’esercito, ma ritrovandosi senza alcuna assistenza; con quasi 1000 ‘desaparecidos’ il Nepal è oggi il paese con il maggior numero di cittadini scomparsi; infine, la Banca asiatica per lo Sviluppo ha recentemente segnalato il crollo dell’economia passata da una crescita annuale del 5% negli Anni ‘90 all’attuale scarso 2%, per una nazione che già dieci anni fa era tra le più povere del mondo.>

DISCUTI DI “DIRITTI CIVILI IN NEPAL” NEL FORUM DI SAVETHERABBIT.NET

Gennaio 31st, 2006

INFORMAZIONE O DISINFORMAZIONE?

PETAKILLSANIMALS.COM: IL DIAVOLO SI VESTE DI BIANCO

Internet si sa, è forse l’unica terra franca per la libertà d’espressione. Estendendo il concetto di libertà ai massimi livelli- il nuovo vaso di pandora-  Freenet, la rete veramente libera, anonima e senza confini, è anche spazio della perdizione e dell’offesa all’umanità. Sulla rete del Web,  tessuta intorno a noi, la Verità  è spesso il risultato della lotta intestina tra più verità urlate o bisbligliate, pettegolezzi maligni che si trasformano in condanne inappellabili.

E’ quanto succede, ad esempio, per la PETA: associazione di animalisti o affaristi del perbenismo?

L’ACCUSA: PETA UCCIDE GLI ANIMALI

tratto da:  Mensnewsdaily

 

For example, you learn that over the last 5.5 years, PeTA killed upwards of 75% (~12,500) of the animals they have taken into their shelter — a percentage and an absolute number which exceeds by 2 — 3 times the number of animals killed by most impoverished shelters in their vicinity — even though PeTA president Newkirk claims that PeTA could become a “no-kill” shelter virtually over night (PeTA boasts an annual budget of from $25 — $29 million). PeTA justifies the killing with the ideologically incoherent claim that animals

don’t have a right to life and they (PeTA) are simply doing what necessity dictates (a disingenuous claim, given that poorer shelters have a far better track record than PeTA does). Of course, PeTA claims they kill the animals that aren’t adoptable, many because they’ve been abused by humans (or so PeTA argues). But those are precisely the animals who would be most deserving, one would think, of the protection of Animal Rights activists, rather than quick death. 

PeTA kills animals easily and in great numbers because they don’t want to spend the money not to. It’s that simple.

And then, Animal Rights groups, including PeTA, are strong proponents of spaying and neutering pets, which is clearly a violation of their natural right to reproduce, to enjoy the pleasures of sexual behavior and to enjoy rearing offspring.

So what are we to think? How can the Animal Rights advocates, like PeTA, reconcile cavalierly killing large numbers of animals in shelters and mounting huge campaigns to spay and neuter animals, with the notion that the life of an animal and that of a human are of equal value?

Unless, of course, they would treat humans as they would animals . . . kill them for convenience, and forcibly sterilize them for virtuous reasons.

When Mr. Epstein calls the Animal Rights advocates “vicious, deceptive and antihuman,” he may not be so far off base as Ms Dean would have you believe. Whatever their intentions, the effects of the AR campaigns aren’t very human-friendly.

Brian L. O’Connor, Ph.D.

Dr. O’Connor is Professor Emeritus of the Indiana Univ. School of Medicine, Grants Pass, OR.

http://brianoconnor.typepad.com/animal_crackers/>>

oppure leggi:

http://www.petakillsanimals.com/petarebuttal.cfm

 

LA DIFESA: CAMPAGNA DIFFAMATORIA

Pubblico la replica alla email di SaveTheRabbit.Net, nella quale si domandava di chiarire la posizione dell’associazione in merito alle accuse mosse dal sito di Petakillsanimals.com:

Thank you for contacting PETA about the “PETA Kills Animals” website.

We believe a lot of good will come from this shabby attempt to undermine PETA’s efforts to help animals. This campaign is the work of the deceitfully-named Center for Consumer Freedom (CCF), a front group for Philip Morris, Outback Steakhouse, KFC, cattle ranchers, and other animal exploiters who kill millions of animals every year, not out of pity, but out of greed. These companies are worried about the strides that PETA is making that are changing their industries and compelling them to take animal welfare concerns seriously, so they hope to scare people away from caring about animals by spending millions on websites and ads like this. To learn more about CCF - which USA Today recently opined should rename its Web site FatforProfit.com - please see the following Web sites:

•       http://www.consumerdeception.com/

•       http://www.CitizensForEthics.org/activities/campaign.php?view=3

•       http://www.Prospect.org/web/page.ww?section=root&name=ViewWeb&articleId=8984

•       http://www.PETA.org/mc/NewsItem.asp?id=6401

Despite its deceptive intent, we’re grateful for the opportunity that this website provides to discuss the animal overpopulation crisis. PETA US are on the front lines of the battle to turn back the tide of unwanted dogs and cats, and they need your help.

PETA US caseworkers tirelessly rescue homeless animals from environmental dangers, as well as cruelty and neglect (http://www.HelpingAnimals.com/f-143animals.asp). They crawl through sewers, poke through junkyards, climb trees, and dodge traffic in order to reach animals in danger. During floods and storms, they are out saving lives at all hours.

Some of the animals PETA US takes in are lost companions with loving families who miss them; PETA US are always happy to return such animals to their homes. They have also managed to catch and return some highly elusive animals other agencies had given up on. While some of the healthy, adoptable homeless animals PETA US rescues are fostered in homes (often those of PETA US staff) or taken directly to local shelters to await adoption, the reality is that thousands of animals are euthanized every day across America for lack of good homes. To learn more, visit http://www.HelpingAnimals.com/f-nc.asp and http://www.HelpingAnimals.com/i-nobirth.html.

Most of the animals PETA US receive are broken beings for whom euthanasia is, without a doubt, the most humane option; to learn more, please see the factsheet at http://www.PETA.org/mc/factsheet_display.asp?ID=39. To cite an instance local to the PETA US headquarters in Norfolk, VA, the caseworkers were able to gain custody of a dog—locked to a 15 pound chain—who was starved until she was severely emaciated.  They had to carry her into the emergency clinic because she could barely walk. On the doctor’s advice, they gave her food and water in a comfortable room and monitored her progress overnight but, by the next morning, she couldn’t keep the food down, so they rushed her again to see a veterinarian.  He recommended euthanasia due to the severity of her condition; she was in a lot of pain and faced an agonizing, lingering death otherwise. The most humane option for her was a peaceful and dignified release from her suffering. PETA US are pursuing criminal charges against the person responsible for her condition. To learn more, please see http://www.HelpingAnimals.com/f-asiasstory.html.

On another occasion, when a power-line transformer explosion burned a flock of starlings, PETA US was the only agency to come to the birds’ aid; if the trained technicians had not been ready to end these starlings’ misery, the injured birds would have suffered in agony for days before finally succumbing to a painful death. PETA US also provide free euthanasia services for local residents who have very sick, critically injured, or geriatric companions but can’t afford to take them to a veterinarian. One family, lacking money for vet care and transportation, turned to PETA US for help for their cat, who had barely crawled back home after being mauled by a pack of dogs. They were able to help by giving the cat a peaceful end to her intense pain.

The best way to save the lives of homeless animals is to reduce their numbers through spay/neuter programs, such as PETA US’s mobile SNIP (Spay and Neuter Immediately, Please) clinic, which brings low-cost and free alterations and other procedures to low-income neighbourhoods (http://www.HelpingAnimals.com/i-nobirth-snip.html). Since every animal purchased from a pet store or breeder means that another homeless animal must die, adopting an animal from a shelter or rescue group is the only responsible way to bring a furry friend into your life (http://www.PETA.org/factsheet/files/FactsheetDisplay.asp?ID=29).

To learn more about what PETA is doing for companion animals and how you can help, please see the following Web sites:

•       Save homeless animals: http://www.HelpingAnimals.com/i-nobirth.html

•       More ways to help dogs and cats: http://www.helpinganimals.com/

•       Become an activist for animals: http://www.animalactivist.com/

Thanks again for writing and for your compassion for animals.

We hope this information is helpful.

Kind regards,

Jamie Anderson, Administrative Assistant

People for the Ethical Treatment of Animals
PO Box 36668, London, SE1 1UN
020 7357 9229 ext. 221
http://www.peta.org.uk/
*please include all correspondence in your reply*

—–Original Message—–
From: *[SaveTheRabbit.Net]*

Sent: 28 January 2006 19:11
To: petaeuropeinfo
Subject: info about petakillanimals.com

Gennaio 28th, 2006

LA COOP NON TESTA I COSMETICI SUGLI ANIMALI

Fonte: LAV
 

Dal 2005 la legge europea pone il divieto di testare i cosmetici su animali, prorogando però fino la 2013 la possibilità di testare su di essi i singoli nuovi ingredienti dei cosmetici. Per scongiurare che in quest’arco di tempo la sperimentazione sugli animali continui, le 50 associazioni animaliste più importanti hanno ideato lo Standard Internazionale “Non testato su animali”.

La Coop, una delle più grandi catene di distribuzione in Italia, ha aderito a tale standard,  che in Italia è gestito dalla LAV - Lega Anti Vivisezione-  e dalla ICEA - Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale. Aderendo allo Standard Internazionale, la Coop si impegna ad utilizzare solo le materie prime già in commercio e ad impiegare nuove molecole solo se verificate con test alternativi.

Gennaio 27th, 2006

LA LEGGE SULLA BLASFEMIA IN PAKISTAN

Fonte: Asianews, Zenit, CLAAS

Dal 1996 vige in  Pakistan la cosiddetta “legge sulla blasfemia”: è l’articolo 295, comma b e c, del Codice di Procedura Penale Pakistano. Essa stabilisce l’ergastolo  o la morte per chi offende il Corano o il profeta Maometto.

La legge viene spesso utilizzata per vendicarsi di avversari politici o nemici personali da parte dei musulmani integralisti, o per vendette private:sono stati uccisi decine di cristiani, e sono state accusate più di 500 persone. Spesso è la stessa popolazione musulmana (il 97% della popolazione del Pakistan) a farsi giustizia autonomamente dopo le accuse di blasfemia.

La stessa legge si é resa infatti responsabile dei tragici avvenimenti del 12 novembre scorso. Il tutto è partito dall’accusa di blasfemia a un cristiano di Sangla Hill mossa da M. Saleem Kalu, al quale è seguita una insurrezione di circa 2000 musulmani contro la comunità cristiana che ha causato la distruzione di tre chiese cristiane, un convento, due scuole cattoliche, la casa di un pastore protestante e quella del parroco cattolico, un ostello per ragazze e alcune abitazioni di cristiani.

Gennaio 27th, 2006

CINA: GOOGLE SI AUTO-CENSURA

 Fonte: Reuters del 25 gennaio.

Tempi duri per la rete in CINA.

Anche Google si auto-censura pur di entrare nel mercato cinese. Google ha infatto creato un sito di ricerca apposito con suffisso “.cn” e non fornirà nè i servizi e-mail nè i  blog  onde evitare qualsiasi problema con il governo cinese.

Il portavoce della società californiana ammette che la censura non è parte dello spirito di Google, ma aggiunge che privare del tutto la Cina di un simile strumento di informazione sarebbe ancor più estraneo all’etica della casa.

Gennaio 26th, 2006

DIRITTI CIVILI VIOLATI IN ZIMBABWE

Fonte: LE MONDE, POPOLI n°11
Dopo anni di silenzio imbarazzante l’Unione Africana (UA)  ha infine ammesso  il problema della violazione dei diritti dell’uomo in Zimbabwe, ad opera del regime di Robert Mugabe. 

E’ stato scritto nel rapporto presentato a Kartum, Sudan, il 24 gennaio, dove si legge che la politica di bonifica delle grandi città del Paese ha in realtà determinato l’ abbattimento di numerose abitazioni povere e lo sfollamento di migliaia di senzatetto  e di venditori ambulanti. Secondo l’ONU, circa 700.000 persone hanno perso casa e lavoro, l’inflazione è al 500% e la disoccupazione al 70%. E’ inoltre uno dei Paesi più colpiti dall’AIDS.

E’ da almeno cinque anni che le associazioni a difesa dei diritti dell’uomo denunciano a gran voce le torture e le violenze perpetuate contro i membri dell’opposizione, il divieto di manifestare e le pressioni esercitate sulla stampa che hanno portato all’arresto di alcuni giornalisti e al bando di alcuni giornali. L’ideale politico era in realtà nobile, cioè una equa redistribuzione della terra, ma il “granaio dell’Africa” è andato distrutto perchè si è assistito al contrario ad una distribuzione politica dei terreni, con la concentrazione nelle mani di pochi latifondisti che non hanno interesse nel coltivarli.

Fino ad oggi l’UA aveva assunto una posizione molto discreta nei confronti del regime di Mugabe, ma quando il Sud Africa non ha più tollerato le migliaia di esuli dal vicino Zimbabwe (nel 2005 sono stati rimpatriati circa 97000 clandestini), ha spinto per la discussione del caso.

Gennaio 26th, 2006

AGGIORNAMENTO L’OTRA CAMPANA

Fonte: LaJornada , ElNuevoDia

il 20 Gennaio a Chichén Itzá, una delle zone archeologiche più visitate del Messico, il SubComandante Marcos, che ora si fa chiamare Delegato Zero, ha denunciato che il governo vorrebbe costruire un centro commerciale al posto dei monumenti Maya, e ha detto poi di appoggiare la lotta degli oltre 500 artigiani che sostengono di aver ricevuto minacce di sgombero dalle autorità statali e federali.

Gennaio 26th, 2006

RISCHIO DI CATASTROFE UMANITARIA NEL CORNO D’AFRICA

Fonte: NIGRIZIA , APM

Sono almeno 5 milioni e mezzo le persone che hanno bisogno di aiuti immediati per far fronte alla siccità che dura da molti mesi nel Corno d’ Africa.

Finora la siccità ha colpito soprattutto le mandrie delle popolazione nomadi dell’ Etiopia, Kenya e Somalia e si accompagna al diffondersi di malattie come meningite, malaria, morbillo. Solo in Etiopia sarebbero 1 milione e 700 mila coloro che rischiano di morire di fame nelle prossime settimane a causa della siccità. Dalla Somalia sono invece in viaggio verso Mogadiscio più di 70.000 nomadi e pastori, destinati a chiedere l’elemosina in città, giacchè non vi sono risorse sufficienti perchè le organizzazioni umanitarie possano fronteggiare l’emergenza. Risale al 1992 l’ultima grande carestia fronteggiata dalla comunità internazionale in Somalia, purtroppo con scarsi risultati a causa della guerriglia dei ” signori della guerra”.

Ma il Paese più colpito è oggi il Kenia, con quasi 2,5 milioni di persone coinvolte. La morsa della fame stringe anche il Sud del Sudan, l’Eritrea e la Tanzania, mentre è endemica in gran parte della regione subsahariana (Malawi e Zimbawe, ad esempio).

Gennaio 25th, 2006

ANCORA SCONTRI IN NEPAL: RIBELLI MAOISTI ATTACCANO LA POLIZIA

Fonte: Misna, INSN

Oggi 25 gennaio, le strade di Nepalgunj, la più grande città vicina al territorio controllato dagli anti-monarchici, si sono macchiate del sangue di 8 persone decedute durante l’attacco dei ribelli  agli edifici delle forze di sicurezza.

Il conflitto in corso tra i ribelli maoisti e il governo causa gravi ripercussioni sul Nepal e sulla popolazione civile alla quale viene imposto il prelievo di somme di denaro, crea profughi interni, causa la distruzione di numerose infrastrutture e isola interi villaggi, privati dalle forze di sicurezza di trasporti e mezzi di comunicazione per rallentare le azioni della guerriglia. Dopo la fine della tregua, stabilita dai maoisti, e che durava da quattro mesi, gli scontri sono ripresi e dal 2 gennaio si stima che siano morte più di 80 persone. La guerriglia, che intende rovesciare il governo monarchico e attuare una profonda riforma agraria, ha annunciato di voler estendere il campo delle proprie azioni ad altri centri e di boicottare le prossime elezioni municipali.

Proseguono intanto nel Paese le manifestazioni antigovernative da parte di studenti e attivisti dei diritti umani.

Approfondisci:

Commenta:   

Gennaio 24th, 2006

NEPAL NETWORK: DIAMO VOCE AL NEPAL

Post di Think.Turns 

<In Nepal si lotta per una svolta.
Nessuno ne parla, l’informazione ufficiale latita.
Quello di cui non parla l’informazione ufficiale, semplicemente non esiste per la maggior parte del mondo.
Cionondimeno in Nepal si Muore.

Qui un po’ di notizie:
AP, alle 9.30 italiane, parla di venti morti in uno scontro tra forze governative e ribelli maoisti. Reuters  di 16. Si parla (http://www.peacereporter.net/default_news.php?idn=16063) di 600 attivisti arrestati da giovedì ad oggi.
Amnesty e Human Rights Watch denunciano nuove violazioni dei diritti.
Qualche link:
Peacereporter nella sezione brevi per le ultime da Kathmandu e qui
per la scheda;Katmandu, di Francesca Quaggetto, da sei anni in Nepal, l’unica voce italiana che abbiamo sul posto;Erica Blog, se volete scoprirne di più sulle vicende politiche nepalesi.

Qui potete trovare invece l’elenco (momentaneo) degli aderenti al Network:
http://nepalnetwork.blogspot.com/  […]

Di Nepal si parla anche su Blogfriends>

 

ATTIVATI: ASIAN HUMAN RIGHTS COMMISSION - APPELLO URGENTE PER IL NEPAL

                oppure invia una email a (aggiungi i tuoi dati in pedice):

                1. Office of the Attorney General
                2. Chairman of the National Human Rights Commission
                3. Office of the United Nations High Commissioner for Human Rights- Nepal Office
                4. Special Rapporteur on the question of torture
                5. Working Group on Arbitrary Detention
                6. Special Representative of the Secretary General for human rights defenders
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