Fonte: INSN
Sono 22 le municipalità assegnate d’ufficio dalla Commissione elettorale nepalese in seguito al ritiro della candidatura di 647 candidati alle elezioni municipali dell’ 8 febbraio. I candidati sono infatti minacciati, feriti e sequestrati dai ribelli maoisti e da ignoti che intendono sabotare con la forza le prossime elezioni. La paura, oltre alla protesta politica della coalizione anti-monarchica, sta causando innumerevoli defezioni. Anche i posti riservati alle donne sono stati coperti solo al 60%.
L’intervista che Padma Ratna Tuladhar, mediatore di pace con i ribelli maoisti nel 2001 e 2003 e attivista dei diritti umani in Nepal, ha rilasciato alla MISNA pochi giorni fa, ci offre un quadro esaustivo dell’ empasse politica del Paese himalayano.
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INTERVISTA A UN “FACILITATORE DI PACE”
Articolo tratto da: MISNA del 29/1/2006
<[...]“Tuladhar descrive la situazione come “un tiro alla fune che lascia il paese bloccato nel mezzo”: da un lato il re, convinto della propria supremazia e deciso a non riconoscere le istanze dell’avversario politico e che ha dalla sua parte la lealtà dell’esercito; dall’altro i 7 partiti dell’opposizione intenzionati a impedire le prossime elezioni municipali, in programma per l’8 febbraio, e che recentemente hanno stretto un patto politico con i ribelli maoisti per creare un’Assemblea costituzionale che riveda il ruolo della monarchia. “L’accordo tra partiti e ribelli maoisti – dice Tuladhar – può rappresentare una vera opportunità di pace per mettere fine a 10 anni di conflitto armato, ma è destinato ad alimentare le divisioni se non si aggiungerà il consenso del sovrano. I ribelli hanno rinunciato all’obiettivo di creare con la forza un paese comunista e hanno accettato di entrare nel gioco democratico attraverso libere elezioni. Ma prima di deporre le armi chiedono la convocazione di un’Assemblea nazionale per ridefinire l’assetto costituzionale del paese. [...]”. Il sovrano Gyanendra, succeduto sul trono al fratello Birendra nel 2001 dopo una misteriosa una strage di palazzo per mano del principe ereditario, non sembra però avere nessuna intenzione di favorire la creazione di una repubblica e chiede ai maoisti la resa della armi prima di avviare qualsiasi colloquio negoziale. [...] "D’altro canto, non vedo neanche dai partiti un’offerta altrettanto coraggiosa ed esplicita al sovrano; forse anche per non irritare il suscettibile nuovo ‘alleato’ maoista”. E la gente comune? “Quando nel 2002 il sovrano licenziò per la prima volta il governo e sciolse il parlamento (tutt’oggi vacante, ndr), buona parte della popolazione era con lui perché delusa dai partiti e dalla loro gestione. Inoltre, i nepalesi non sono tutti contrari alla monarchia, che vedono come un’istituzione importante nella storia e nella religione locale. Ma con il crescere dei comportamenti autocratici del sovrano, fino alla concentrazione dei poteri esecutivi nelle sue mani dal febbraio dello scorso anno, e il potere crescente dato all’esercito reale nepalese, anche la popolazione ha progressivamente cambiato idea. Vuole democrazia, sicurezza sociale e soprattutto pace. Oggi il re è percepito come un ostacolo. [...]“Non dimentichiamoci – sottolinea Tuladhar - che questo paese non ha un parlamento da oltre tre anni e che l’attuale governo non è democraticamente eletto”. Alle elezioni municipali parteciperanno solo i candidati dei partiti monarchici, che rappresentavano un stretta minoranza nel dissolto parlamento. I partiti d’opposizione hanno promesso azioni di disturbo. Quel che è peggio, ci si aspetta violenze dai guerriglieri maoisti anch’essi contrari alle elezioni che non accettano perché non riconoscono il governo. È delle ultime ore la notizia che il governo ha ordinato alle forze di sicurezza di radunare in luoghi sicuri e mettere sotto sorveglianza i candidati per proteggerli dai maoisti, che nei giorni scorsi hanno assassinato un candidato a sindaco. Infine, Per una particolare coincidenza, due giorni prima la cruciale data delle elezioni ricorre il decimo anniversario della ‘guerra maoista’. Si stima che dal 1996 quasi 13.000 persone, in gran parte civili, abbiano perso la vita nel conflitto; 200.000 abitanti delle zone rurali, tra cui moltissimi i bambini, sono fuggiti nei centri urbani scappando dalle violenze dei maoisti e dell’esercito, ma ritrovandosi senza alcuna assistenza; con quasi 1000 ‘desaparecidos’ il Nepal è oggi il paese con il maggior numero di cittadini scomparsi; infine, la Banca asiatica per lo Sviluppo ha recentemente segnalato il crollo dell’economia passata da una crescita annuale del 5% negli Anni ‘90 all’attuale scarso 2%, per una nazione che già dieci anni fa era tra le più povere del mondo.>
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Tempi duri per la rete in CINA.
Finora la siccità ha colpito soprattutto le mandrie delle popolazione nomadi dell’ Etiopia, Kenya e Somalia e si accompagna al diffondersi di malattie come meningite, malaria, morbillo. Solo in Etiopia sarebbero 1 milione e 700 mila coloro che rischiano di morire di fame nelle prossime settimane a causa della siccità. Dalla Somalia sono invece in viaggio verso Mogadiscio più di 70.000 nomadi e pastori, destinati a chiedere l’elemosina in città, giacchè non vi sono risorse sufficienti perchè le organizzazioni umanitarie possano fronteggiare l’emergenza. Risale al 1992 l’ultima grande carestia fronteggiata dalla comunità internazionale in Somalia, purtroppo con scarsi risultati a causa della guerriglia dei ” signori della guerra”.




