Febbraio 28th, 2006

CRITICA IL GOVERNO E FINISCE AL MANICOMIO

Fonte: Republican Party Of Turkmenistan, Panorama, IlFoglio

Un cittadino critica il governo e viene rinchiuso in un manicomio. Succede nel Turkmenistan, Paese che è stato inserito dall’ONU nella lista nera degli Stati in cui vengono più facilmente violati i diritti umani. 

E’ di pochi giorni fa la notizia, riportata dall’ International Helsinki Federation for Human Rights (IHF), che un cittadino Turkmeno, Kakabai Tedjenov, dell’età di 70 anni, è confinato da due mesi  in un ospedale psichiatrico per aver criticato la situazione dei diritti umani nel Paese. Egli aveva infatti distribuito alle ambasciate straniere una propria dichiarazione scritta nella quale criticava il Presidente Saparmurat Niyazov, il dittatore che ha edificato intorno ai cittadini Turkmeni un vero e proprio muro di silenzio che niente fa filtrare del mondo esterno senza che vi sia il suo personale benestare.  

Tedjenov chiedeva anche l’imposizione di sanzioni internazionali per il proprio Paese, a causa delle continue violazioni dei diritti umani e del crescente tasso di povertà della popolazione,una delle più povere dell’Asia centrale, nonostante il  Paese sia al terzo posto nel mondo per la produzione di gas e sia ricco di risorse naturali. Recentemente l’ammontare delle pensioni è stato tagliato in maniera drastica, anche dell’80%, se non del tutto azzerato in alcuni casi. Niyazov rimane tuttavia uno degli uomini più ricchi del mondo. 

Martin McKee, direttore dell’ European Centre on Health of Societies in Transition a Londra, in un intervento pubblico tenutosi il 27 Gennaio scorso a New York, ha messo inoltre in evidenza le gravi condizioni del sistema sanitario Turkmeno, carente anche nelle prime prestazioni di base: le infrastrutture mediche ereditate dal precedente governo sovietico, secondo McKee, sono andate infatti completamente “distrutte” con la gestione di Niyazov [fonte: Eurasianet].

Il dittatore Turkmeno era segretario del Partito comunista turkmeno prima di venire eletto presidente nel 1992 con quasi l’unanimità dei voti. La carica gli venne poi prolungata  di cinque anni tramite referendum e nel 1999 fu dichiarato presidente a vita dal Consiglio Popolare. Ora vi è un solo partito, guidato dallo stesso Presidente, che promette però di formarne altri due nei prossimi anni.

Il Presidente è in parte noto nel resto del mondo anche per le stravaganti disposizioni emesse nel corso del suo governo: tra queste, non può destare un amaro sorriso la ridenominazione dei mesi dell’anno con ad esempio il nome della madre o con “ruchnama”, il titolo del suo più famoso libro, studiato anche nelle scuole.  Scritti del “ruchnama” compaiono anche tra i versi del Corano nella più importante moschea del Paese. Nel campo della  cultura Niyazov si è distinto per la chiusura del teatro lirico e dell’Accademia delle scienze e la messa al bando del balletto, del cinema, del circo. Vietati anche i capelli lunghi e le barbe per i giovani.  

L’IHF punta ora il dito contro il governo turkmeno, che persegue un suo cittadino per aver semplicemente esercitato il proprio diritto alla libertà di espressione, la quale il Turkmenistan si è impegnato a rispettare, entrando a far parte delle Nazioni aderenti  all’ ICCPR e alla OSCE.

Approfondisci: Il sito dell’opposizione

Febbraio 25th, 2006

NIGERIA: LA SHELL PAGHERA’ 1.5 MILIARDI DI $ AGLI IJAW

Fonte: The Guardian, TimesOnline

E’ arrivata ieri dalla Suprema Corte Federale della Nigeria la sentenza che condanna la multinazionale anglo-olandese Royal Dutch Shell a pagare 1,5 miliardi di dollari alla etnia degli Ijaw come risarcimento per i danni causati nello regione di Bayelsa.

La condanna era già stata emessa dall’ Assemblea Nazionale Nigeriana nel 2000 in seguito ai danni ambientali causati dalle esplorazioni della compagnia petrolifera e dal versamento di ingenti quantità di petrolio nel delta del Niger, ma la Shell si è sempre rifiutata di pagare, scatenando una lunga serie di attentati e sabotaggi culminati il 18 Febbraio scorso con il rapimento di nove dei suoi dipendenti. Anche questa volta la Shell promette di non cedere e ricorrerà in appello.

Approfondisci: http://www.africafocus.org/docs03/nig0312.php

Altri articoli:     PETROLIO E MISERIA IN NIGER

Febbraio 24th, 2006

GRAVE GUILLERMO FARINAS, IN LOTTA PER IL LIBERO ACCESSO A INTERNET A CUBA

Fonte: Accion Democratica Cubana, NetForCuba

Peggiora la salute di Guillermo Fariñas, secondo una nota informativa distribuita tre giorni fa dalla Agenzia Independente di Stampa, Cubanacán Press.

Guillermo Fariñas è ritornato alla sala di cure intensive dell’ ospedale dove è ricoverato dal 10 febbraio scorso. Il gionalista cubano intende proseguire a oltranza lo sciopero della fame iniziato il primo febbraio, finchè il Governo Cubano non concederà ai cittadini il diritto di accedere liberamente a Internet.

Altri articoli: FARINAS, “MARTIRE” DELLA LIBERA INFORMAZIONE A CUBA

Febbraio 24th, 2006

PROTESTE IN IRAN: SI ATTENDE LA FESTA DEL FUOCO

Articolo tratto da: SMCDDI Blog


Si raduneranno in varie città e villaggi in Iran ma anche altre città del mondo, per celebrare [il 14 Marzo, ndr] il famoso “Tchahr Shanbe Soori” (Festa del Fuoco). Salteranno su cespugli ai quali verrà prima appiccato fuoco, ed useranno fuochi d’artificio. Sfideranno i tabù religiosi e retrogradi del regime, cantando e danzando esprimendo l’amore per la vita, la felicità e la pace.Queste celebrazioni non saranno soltanto una manifestazione di attaccamento alle antiche tradizioni culturali persiane, ma anche un atto di disobbedienza civile ed una dimostrazione dell’attaccamento degli iraniani ai loro valori nazionali piuttosto che ad una religione importata ed imposta da fuori.

[…] I chierici hanno sempre provato, sin dal 1979, a proibire la celebrazione di festività che risalgono a ben prima dell’invasione araba dell’Iran. Ma gli iraniani hanno da sempre impedito che le loro tradizioni venissero affossate per far posto ai dogmi di regime. Gli islamisti detestano le tradizioni e la cultura persiana, viste come una minaccia alla loro esistenza politica e spirituale.

[…] La repressione e la pulizia etnica culturale portata avanti dalla teocrazia, non hanno fatto altro che aumentare l’esasperazione degli iraniani, che l’anno scorso (durante la celebrazione della festa del fuoco) avevano bruciato numerose copie del Corano, la cui religione essi vedono come la radice dei loro problemi attuali. La punizione per chiunque bruci un Corano in Iran è la morte preceduta da atroci torture>.

Da segnalare la protesta levatasi da un gruppo di studenti dell’Università di Teheran, dinanzi alla Università di Letteratura e Scienze Sociali contro la nomina diretta da parte del regime di un Mullah “ignorante” alla carica di preside e per l’imminente licenziamento di molti professori nelle università iraniane. Le proteste per l’insediamento del Mullah si sono alternate a slogan contro il regime. Parte degli  studenti, in particolare curdi, ha inoltre distribuito volantini con slogan anti-regime  e si è scontrata con le forze di sicurezza che tentavano di disperdere i manifestanti [fonte:RegimeChangeIran].

Approfondisci: Le proteste del Marzo 2005

Febbraio 24th, 2006

CINA:17 ANNI FA IMBRATTO’ IL RITRATTO DI MAO. LIBERATO.

Fonte: Scmp

Nel 1989 migliaia di manifestanti vennero incarcerati in occaione dei tumulti di Piazza Tien An Men, a Pechino. Tra questi, un giovane giornalista che fu colto nell’atto di lanciare uova fresche contro un’immagine di Mao zedong. Yu Dongyue, il giovane giornalista dell’Hunan, è stato liberato due giorni fa. 

Yu non riconosce più il fratello e ha chiari segni di problemi mentali, effetto probabilmente delle torture subite. Secondo la Fondazione Dui Hua rimangono in carcere almeno altri 70 cinesi arrestati per le proteste del 1989, ma altri osservatori internazionali parlano di migliaia di attivisti ancora incarcerati.

Febbraio 21st, 2006

RICORRE IN NEPAL IL 16° DEMOCRACY DAY

 Fonte: INSN

Il 19 Febbraio, in occasione del Giorno Della Democrazia in Nepal, che celebra l’anniversario della nascita del sistema democratico nel Paese himalayano, sono stati liberati 174 prigionieri, tra cui 15 leaders politici arrestati  durante le manifestazioni dell’8 Febbraio. Il 19 febbraio del 1990 un esteso movimento popolare convinse il re dell’epoca, fratello dell’attuale sovrano, a porre fine al regime di potere assoluto e a garantire la nascita della democrazia.

Il re Gyanendra ha lanciato inoltre alle oppsizioni un appello al dialogo per avviare le riforme democratiche nel Paese, nell’’interesse superiore della nazione” [fonte: MISNA]. Le reazioni della coalizione politica di opposizione sono state fredde: i partiti hanno infatti criticato come generiche e strumentali le dichiarazioni del re, e hanno ribadito di non voler scendere a compromessi finchè egli non avrà soddisfatto i 12 punti richiesti da opposizione e Maoisti[fonte: The Himalayan Times].

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Febbraio 20th, 2006

PRIGIONE DI GUANTANAMO: RAPPORTO ONU E QUESTIONE MORALE

Fonte: BBC News, LeMonde, NewYorkTimes

Lo scandalo delle torture al campo di detenzione della Base Navale degli Stati Uniti a Guantanamo Bay, Cuba, sarebbe una macchia difficile da lavare nella veste democratica degli USA. Nondimeno ne uscirebbe malconcia la dignità delle democrazie del resto del mondo. ONU, Gran Bretagna e Italia auspicano la chiusura della prigione di Guantanamo, nella quale vengono detenuti circa 500 individui sospettati di collaborare con Al-Qaeda.

Il rapporto degli investigatori dell’ONU, le cui accuse sono state subito smentite dalla Casa Bianca, non lascerebbe spazio a dubbi: a Guantanamo entrano i terroristi, ma i diritti dell’uomo restano fuori.

Le 54 pagine del rapporto sono state stilate sulla base di interviste agli ex-detenuti  e ai loro rappresentanti legali, di dossier dei media di tutto il mondo, di rapporti di organizzazioni non governative. Gli investigatori hanno invece respinto l’invito delle autorità americane a visitare la prigione di Guantanamo, non essendo stata concessa loro la possibilità di intervistare i detenuti, prerogativa della Croce Rossa, e hanno rifiutato ogni rapporto ufficiale dalla Casa Bianca. John Bellinger, consigliere legale del Dipartimento di Stato USA, sostiene che questo sia sufficiente a invalidare il rapporto [fonte: RaiNews24,USAToday]. Lo stesso Kofi Annan, Segretario Generale dell’ONU, ammette di non condividere parte delle considerazioni contenute nel rapporto.

I detenuti della base di Guantanamo, detta anche “X-ray” per via dell’assenza delle pareti delle celle, sostituite da reti metalliche, sono sospettati di terrorismo e vengono definiti” combattenti nemici”: in tal modo essi non godono di alcun diritto legale e neanche dello status di prigionieri di guerra. La critica  che i governi dell’Europa muovono unanimi agli USA è in effetti  che  il regime di detenzione di Guantanamo rappresenta un’ “anomalia”. La lotta al terrorismo non può negare i diritti fondamentali dell’uomo, neanche ai più “pericolosi terroristi” di Al Qaeda.

Di ieri inoltre la pubblicazione di alcune indiscrezioni dell’ex Generale della Marina Statunitense Alberto J.Mora, pubblicate sul The New Yorker di Febbraio, secondo il quale il Pentagono avrebbe approvato nel 2002 l’uso crescente della tortura negli interrogatori di detenuti sospettati di terrorismo della prigione di Guantanamo Bay [fonte: UsaToday,TheNewYorkTimes].

AGGIORNAMENTO 25 FEBBRAIO: Da mercoledì un’ ordinanza del giudice federale di New York Jed S.Rakoff  obbliga il Pentagono a rendere noti, entro il 3 marzo, i nomi e i verbali degli interrogatori di tutti i 490 detenuti del campo di detenzione di Guantanamo Bay, a Cuba.  Salvo futuri ripensamenti nel cammino giudiziario, l’ordinanza segna un punto di vittoria per l’agenzia di stampa statunitense Associated Press (AP) nel processo intentato contro il Pentagono alla fine del 2004 sulla base della Freedom of Information Act [fonte: USATODAY].

Febbraio 18th, 2006

OLIMPIADI 2006: SCIOPERO DELLA FAME PER I DIRITTI IN TIBET

Fonte: Associazione Italia-TibetAGI
Se vi recate a Torino per assaporare l’atmosfera da Olimpiadi, visitate anche la Chiesa di San Pietro in Vincoli, nell’omonima via a Porta Palazzo. Un monaco tibetano, Palden Gyatso,  insieme a due confratelli (Sonam Wangdue,Tibetan Youth Congress di Dharamsala, e Tamding Choephel, Comunità tibetana in Italia), è al terzo giorno di sciopero della fame per il rispetto dei diritti umani in Cina e in Tibet, digiuno avviato in concomitanza con l’avvio deli giochi invernali e nell’indifferenza pressoché generale dei media. Il monaco Palden Gyatso ha 75 anni, di cui 33 passati nelle strette celle dei carceri cinesi per reati di opinione.

Come il Dalai Lama, egli rivendica  il rispetto per le tradizioni e la cultura tibetana, continuamente violata dalla Cina, sede dei giochi olimpici del 2008. Il governo di Pechino incoraggia l’emigrazione dei cinesi in Tibet, obbliga i giovani monaci a studiare nozioni di indottrinamento politico, persegue i leaders spirituali (nel 1995 il Panchen Lama fu rapito e sostituito dal figlio di un funzionario del Partito Comunista), non sovvenziona la ricostruzione dei monasteri distrutti nella “Rivoluzione Culturale”. Palden Gyatso era presente quando il Dalai Lama fu costretto a fuggire nel 1959 per rifugiarsi in India. Nonostante il Dalai Lama abbia più volte affermato di volere solo maggiore autonomia e garanzie sul rispetto dei diritti umani e della libertà religiosa in Tibet, riconoscendo la sovranità della Cina, Pechino nega qualsiasi apertura al dialogo, dichiarando di non poter credere alle parole dell’esule, accusato di fomentare il separatismo [fonte: AFP]

E’ a Torino anche la monaca Ngawang Sangdrol, arrestata nel 1992 per propaganda rivoluzionaria e rilasciata solo nel 2002.

Febbraio 18th, 2006

TREMA L’HIMALAYA

IL RE DEL NEPAL E’ FRAGILISSIMO E I MAOISTI FEROCISSIMI

Articolo tratto da: Il Foglio del 14 febbraio 2006

Sei giorni dopo le elezioni in Nepal, che la popolazione ha boicottato con disprezzo — la metà dei 4.126 seggi è rimasta vacante — il trono di re Gyanendra è in pericolo. Il rivale Prachanda, leader della combattiva guerriglia maoista che controlla larghe parti del paese, ha rilasciato un’intervista alla Bbc in cui già vede il monarca di fronte a un bivio: “O fugge in esilio, o sarà processato e il processo si potrebbe concludere con una sentenza di morte”. La scorsa settimana migliaia di manifestanti hanno invaso le strade della ca pitale Kathmandu chiedendo democrazia. Persino la Cina, che di regola — come ricordava ieri in un editoriale il Wall Street Journal - giustifica i suoi rapporti di business con regimi dispotici invocando il principio di non ingerenza negli affari interni altrui, questa volta dice di “guardare a questo problema politico con grande preoccupazione”. Le relazioni tra il Nepal e la Cina sono da sempre delicati. Il regno himalayano confina con la regione cinese del Tibet, cuore di un indomabile movimento indipendentista che Pechino sta tentando di debellare da oltre mezzo secolo. Il ruolo del Nepal nell’area è poi da considerare anche alla luce dei recenti accordi, davvero storici, tra India e Repubblica popolare cines. Il riavvicinamento in corso tra Pechino e New Delhi ridisegnerà la mappa degli equilibri nella regione e anche Kathmandu dovrà adeguarsi al nuovo corso delle relazioni sino-indiane. Gyanendra Bir Bikram Dev Shah — è il nome del monarca — in quattro anni si è sforzato non poco di conquistare il consenso del popolo, ma non l’ha mai ottenuto. Nessuno crede alla versione ufficiale degli eventi che lo portarono al trono, e lui è ritenuto una specie di usurpatore per come è riuscito a salire al potere. Venerdì 1 giugno 2001 — secondo la ricostruzione fatta trapelare dalle autorità — nel vecchio palazzo reale, l’Hanuman Dhoka, accade l’impensabile. In un raptus di follia improvvisa per contrasti con i genitori sulla ragazza che voleva sposare, il principe ereditario Dipendra uccide suo padre, il re Birendra, la madre Aishwarya e i fratelli. L’ultimo colpo lo riserva a se stesso. Morirà il giorno dopo. La versione ufficiale dell’incidente è improbabile: per uno sventurato caso un fucile automatico avrebbe sparato alcune raffiche, sterminando tutti i presenti a corte. L’unico erede sopravvissuto della famiglia regnante Shah è Gyanendra, fratello di Birendra, che di lì a poco viene incoronato re dal Bada Guru, il più importante bramino del paese. Ma entrambe le versioni imposte dall’alto sono ritenute un accomodamento a posteriori, per il popolo, di una congiura di palazzo. Sono in molti infatti a credere che lo stesso Gyanendra abbia organizzato la strage per giungere al trono, facendo eliminare in un colpo solo tutti i componenti dell’asse ereditario del fratello. Il re oggi ha 58 anni e ha studiato prima in India e poi all’Università di Kathmandu intitolata a suo nonno Tribhuvan. Suo pallino personale sarebbe l’Annapurna area conservation project, un piano per sviluppare il turismo ecologico sull’Himalaya. Ma nel piccolo regno le voci che circolano lo descrivono diversamente. In passato sarebbe stato implicato in alcuni casi di contrabbando, ovviamente coperti dalle autorità. In generale, è ritenuto dai suoi sudditi un uomo freddo e duro e i nepalesi che temevano potesse tramutarsi in un dittatore alla luce del sole hanno visto con orrore centinaia di politici, attivisti e giornalisti essere imprigionati prima delle elezioni.

Il principe temuto

L’antipatia di cui è circondato Gyanendra è amplificata dal terrore e dall’odio che suscita il figlio, il trentenne Paras Shah, il principe della corona. Paras è uno degli uomini più temuti della capitale e ha un ruolo simile, anche se in piccolo, a quello che avevano i figli di Saddam Hussein in Iraq. Nell’agosto del 2000 Paras investì e uccise un noto cantante nepalese, senza alcuna conseguenza. Non è il solo crimine di cui è sospettato. I gestori dei locali di Thamel, il quartiere più chic della capitale, sono atterriti dalle sue scorribande notturne — lo chiamano il “principe nero”— che gira sempre armato e circondato da temibili guardie del corpo. Ovviamente anche Paras è sospettato dall’opinione pubblica nepalese di avere avuto un ruolo di punta nel complotto che ha portato al massacro dei regnanti. Del resto, oggi è lui il principe ereditario e sicuramente è quello che ha guadagnato di più dalla morte degli zii e dei cugini. L’ultima monarchia indù del pianeta è retta da uomini di scarso valore, concentrati esclusivamente sui propri interessi. Ma, per ironia del destino, a Gyanendra tocca fare da argine al movimento maoista che rischia di prendere il potere nel paese, trasformando il regno in un Repubblica popolare fuori dalla Storia. E’ l’aspetto grottesco del confronto nepalese: il baluardo all’anacronismo maoista è rappresentato dall’anacronismo del satrapo orientale Gyanendra.

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Leggi: Lettera aperta al Presidente Carlo Azeglio Ciampi

Febbraio 13th, 2006

LAOS: VIOLATI I DIRITTI DELLE MINORANZE HMONG

Si consuma da 30 anni nel Laos, Paese del Sud-Est Asiatico, la tragedia delle popolazioni Lao-Hmong nelle giungle di Xaysomboune e di Bolikhamsay. Non si placa infatti la campagna di repressione contro le minoranze etniche e religiose del Paese, sotto il governo comunista del Lao People’s Democratic Republic (Lao PDR), unico partito dal 1975. 

Alcuni giorni fa il Dipartimento di Stato degli USA ha espresso forte rammarico per le condizioni in cui versano i minorenni rimpatriati forzatamente dalla Thailandia nei primi giorni di dicembre e ha chiesto che venga data la possibilità alle Nazioni Unite di curarli e visitarli nel campo di detenzione nel Laos[fonte: ING7 ]. Anche Marco Pannella, del Partito Radicale TransNazionale ha formulato il 9 febbraio scorso una interrogazione parlamentare alla Commissione Europea per far luce sullo stato dei diritti civili nel Paese [RadioRadicale].

Il 5 dicembre è accaduto che 29 rifugiati Hmong, di cui 23 adolescenti, sotto la protezione del locale ufficio UNHCR, sono stati espulsi dalla polizia Thailandese contro le norme internazionali che regolano lo status di rifugiati [fonte: Yahoo news  e Amnesty]. Il gruppo, che fa parte di un numero molto grande di Hmong, circa 6500, che chiedono lo stato di rifugiati per le perpetuate persecuzioni delle autorità del Lao PDR, è stato arrestato nel Nord della Thailandia tra il 28 e il 29 Novembre 2005 con l’accusa di immigrazione clandestina.  Secondo fonti dell’UNHCR ora il gruppo sarebbe detenuto in un campo nel Laos, ma il Presidente, il Generale Khamtay Siphandone nega il coinvolgimento del governo, che insieme alla Thailandia ha sottoscritto la Convenzione delle Nazioni sui diritti dei bambini (CRC) nel quale si afferma categoricamente che nessun bambino deve essere privato della sua libertà. Il Laos è anche membro dell’ International Convention on the Elimination of All Forms of Racial Discrimination (ICERD), nonostante le testimonianze sulle persecuzioni in atto nel Paese.
Questo è solo l’ultimo degli avvenimenti negativi che hanno infatti segnato la storia delle minoranze etniche e religiose, soprattutto cristiane.

Alcuni esempi: lo scorso Natale la comunità cristiana riunita in preghiera fu assalita dal dolore per la uccisione del Pastore Evangelista Aroun Voraphom, nella provincia di Bolikhamsai; il Natale precedente invece fu segnato dall’arresto di 28 Cristiani; nel periodo pasquale del 2005, invece, venivano arrestati altri 10 Cristiani e nel luglio dello stesso anno altri due venivano torturati e condannati a reclusione per 3 anni per non aver rinunciato alla loro fede.

Altre notizie possono essere rinvenute su http://www.laohumrights.org/indexrel.html e http://www.cswusa.com/Reports%20Pages/Reports-Laos.htm.

 

In particolare, il 16 giugno 2005 un documentario trasmesso su France2 destò la Francia dal torpore dell’indifferenza, mostrando la realtà nascosta del Laos, Paese con il quale l’Unione Europea ha siglato nel 1997 [fonte: EU ] un accordo di cooperazione che tra le sue clausole più importanti  annovera il rispetto  dei diritti umani. Inoltre il 1 dicembre 2005 aveva firmato la risoluzione dal titolo “La situazione dei diritti dell’Uomo in Cambogia, Laos e Vietnam”, nella quale venivano denunciate “la restrizione della libertà di espressione, della libertà di stampa, della libertà di associazione, della libertà di riunione e della libertà religiosa ” e dove venivano condannati gli “abusi contro gli Hmong del Laos, nella quale la situazione umanitaria resta grave”[fonte: Mldh-lao].
 L’Europa è attualmente il primo destinatario delle esportazioni del Laos (86% delle esportazioni tessili), ed è il secondo più grande partner economico del Paese [fonte: EU External Relations].

Sottoscrivi: Appello di Amnesty International

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