Marzo 29th, 2006

HUMAN RIGHTS WATCH: MAGGIORI PRESSIONI INTERNAZIONALI SUL NEPAL

LA POPOLAZIONE SEMPRE PIU’ IN PERICOLO

Fonte: Human Rights Watch

Human Rights Watch ha pubblicato ieri il nuovo rapporto sulla condizione dei diritti umani in Nepal:”Nepal’s Civil War: The Conflict Resumes”. Le 17 pagine del rapporto riguardano in particolare le ricerche effettuate dall’associazione dopo il 2 Gennaio, alla fine del cessate-il-fuoco dei Maoisti.

Human Rights Watch rileva:

  1. reclutamento forzato dei bambini nelle forze paramilitari Maoiste;
  2. violazioni delle leggi internazionali di guerra da entrambe le parti, Maoisti e forze governative, tra cui bombardamenti aerei indiscriminati da parte delle forze regolari
  3. creazione di forze paramilitari di controllo che spesso usano violenza sulla popolazione e sequestro e uccisione di esponenti civili dell’amministrazione dello Stato e delle forze di vigilanza da parte dei Maoisti;
  4. uso continuato della tortura da parte delle forze di sicurezza e loro totale impunità per abusi sui diritti umani

L’associazione sottolinea inoltre come le pressioni internazionali abbiano in alcuni casi favorito dei provvedimenti per una maggiore sicurezza della popolazione, come la riduzione delle esecuzioni illegali e l’apertura di carceri e caserme alla Commissione dei Diritti Umani dell’ONU da una parte, e la riduzione delle uccisioni e dei sequestri di esponenti politici da parte dei Maoisti.

Auspica inoltre che a Stati Uniti e a Gran Bretagna, che hanno già vietato il commercio di armi al Governo nepalese, si aggiungano anche Cina, Pakistan e Israele. Chiede anche che l’india blocchi il flusso di armi verso i territori delle forze ribelli maoiste.

Marzo 29th, 2006

LA BANCA MONDIALE ANNULLERA’ IL DEBITO DI 17 PAESI POVERI

Fonte: MISNA

Nel giugno 2005, i Paesi del G8 avevavo deciso di annullare il debito di 17 tra i Paesi più poveri del mondo, in maggioranza africani. Ieri la Banca Mondiale ha confermato la volontà di cancellare gradualmente il debito accumulato entro il dicembre 2003 (37 miliardi di dollari ) a partire dal prossimo luglio. I Paesi sono: Benin, Bolivia, Burkina Faso, Etiopia, Ghana, Guyana, Honduras, Madagascar, Mali, Mozambico, Nicaragua, Niger, Uganda, Rwanda, Senegal, Tanzania e Zambia; in forse la Mauritania.

L’approvazione definitiva arriverà il 22 e 23 aprile dal Consiglio dei Governatori della Banca Mondiale.

Marzo 29th, 2006

IL CANADA SI TINGE DI ROSSO: APERTA LA CACCIA ALLE FOCHE

Fonte: La Stampa, Corriere Canadese, LAV

TRECENTOVENTICINQUEMILA foche. Sono gli esemlplari che potranno essere uccisi barbaramente dai cacciatori in Canada nel 2006. .

I cacciatori si avvicinano ai cuccioli di appena qualche settimana (la legge canadese vieta la caccia ai cuccioli di età inferiore alle due settimane) e sferrano un colpo mortale sulla loro testa con un bastone chiodato. Poi, si allontanano trascinandoli e lasciando dietro di sè strisce rosse di morte. Una volta tornato sulla imbarcazione di appoggio, il cucciolo di foca viene scuoiato e la carcassa viene rigettata in mare o sul ghiaccio.

Tra i bastoni unicinati dei cacciatori e i cuccioli di foca, si interpone solo un manipolo di ambientalisti armati solo di slogan e telecamere per documentare l’atrocità di un massacro inutile. Ma le regole impongono loro una distanza minima dai cacciatori: 10 metri. Per aver violato questa direttiva del governo canadese, sono stati arrestati 7 attivisti della associazione statunitense Human Society e un cameramam della Reuters.

La caccia servirebbe in realtà per garantire la sopravvivenza delle popolazioni locali che vivono ancora di pesca. La vendita delle pellicce, che finiscono soprattutto in Russia, Cina e Norvegia, poichè Stati Uniti, Italia e altri Paesi europei ne hanno vietato il commercio, rappresentrebbero inoltre il 30% del reddito annuale della regione (16 milioni di dollari).

Marzo 26th, 2006

FORESTE IN PERICOLO IN INDONESIA E PAPUA: SCOMPARIRANNO TRA 10 ANNI

Fonte: Greenpeace , Forest Trend

La Forest Trend ha pubblicato un rapporto nel quale denuncia la deforestazione illegale in Papua, Indonesia e Myanmar, Paesi in cui il depauperamento delle materie prime e di preziosi ecosistemi si accompagna a violazioni dei diritti umani e distruzione dell’economia e dei costumi delle già povere popolazioni indigene.

In questi giorni l’ammiraglia di Greenpeace, Rainbow Warrior, è ancorata di fronte all’isola di Papua per salvare le preziose Foreste del Paradiso e aiutare le comunità indigene che le abitano. Secondo il rapporto di Forest Trend  le foreste naturali in Indonesia spariranno in 10 anni e quelle nella Papua in un periodo fra i 13 ed i 16 anni. La Cina fagocita bel il 50% del legname dell’Indonesia, Papua e Myanmar, nei quali l’80% del legno viene tagliato illegalmente. I prodotti finiti inondano poi il mercato mondiale con prezzi molto bassi e vengono acquistati in Europa, Giappone e Stati Uniti.

Marzo 26th, 2006

VITA SEMPRE PIU’ DIFFICILE PER I DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI IN AFRICA

Articolo tratto da: Misna

“Nel 2005, la situazione dei difensori dei diritti umani in Africa… è peggiorata specialmente nella Repubblica democratica del Congo (Drc), Etiopia, Sudan e Togo, ed è rimasta estremamente allarmante in Zimbabwe”: lo documenta il rapporto annuale della Federazione internazionale dei diritti dell’uomo (Fidh) e dell’Organizzazione mondiale contro la tortura (Omct). Il documento ricorda l’uccisione nella Repubblica democratica del Congo di Pascal Kabungulu Kibembi, segretario esecutivo dell’organizzazione ‘Héritiers de la Justice’ e di Polycarpe Mpoyi Ngongo, esponente della Rete nazionale per l’osservazione e la sorveglianza delle elezioni (Renosec) nel Kasaï orientale. Nel paese, inoltre, altri 24 attivisti sono stati vittime di abusi. In Etiopia, “almeno 75 persone sono state uccise e circa 200 ferite, durante le due ondate repressive del maggio e novembre 2005”. Per di più, prosegue il rapporto, “i difensori che hanno cercato di denunciare queste violazioni sono stati vittime di gravi atti di rappresaglia. Alcuni sono ancora in prigione”. Il documento cita il rapimento e l’uccisione di membri della missione dell’Unione africana in Sudan come “sintomatici del rischio crescente che si trovano ad affrontare sia le forze di sicurezza sia gli operatori umanitari” nel paese, e soprattutto nella regione occidentale del Darfur. Nel corso dell’anno nel continente africano, prosegue il rapporto, “148 attivisti sono stati arrestati arbitrariamente e 86 processati” soprattutto in Camerun, Ciad, Gibuti, Eritrea. Tra gli altri casi di abusi citati, “restrizioni alla libertà d’espressione, d’assemblea e manifestazione” specialmente in Gambia e Sudan, nonché “minacce, campagne di diffamazione e altri atti di persecuzione” in particolare in Congo-Brazzaville, Costa d’Avorio, Rwanda, Senegal

Marzo 26th, 2006

MONS. ROMERO: LA “VOCE DEI SENZA VOCE”

Fonte: La Prensa grafica, El Nuevo Herald,

Il 24 marzo 1980 moriva colpito al cuore l’arcivescovo di San Salvador in El Salvador (CA) Mons. Oscar Arnulfo Romero. Ventisei anni dopo, centinaia di salvadoregni e decine di pellegrini dal Guatemala, Honduras, Stati Uniti e altri Paesi dell’Europa, si sono riuniti nella stessa Cappella de La Divina Providencia nel paese di Santiago de Maria per ricordarne la morte. Mons. Romero era colpevole di denunciare l’ingiustizia sociale e la repressione militare durante la guerra civile (1980-’92). Nominato arcivescovo di San Salvador in quanto noto conservatore, si convertì rapidamente alla causa del popolo salvadoregno angustiato dalla fame e dalla violenza della lotta tra falangi armate di destra e di sinistra. Venne considerato un sovversivo dalle fazioni di estrema destra, perchè durante le omelie che venivano trasmesse in tutto il Paese per radio, denunciava le esecuzioni sommarie, i sequestri e le violenze subite dai contadini. Ancora oggi, El Diario de Hoy, il più influente giornale di El Salvador, nella sua edizione del 17 febbraio 2006 riporta che “un arzobispo demagogo y violento…[que] estimuló desde la Catedral la adopción del terrorismo. . .‘’ Ma lo stesso Mons. Romero dichiarò durante una delle sue omelie, di non essere nè di destra nè di sinistra, ma di voler solamente adempiere alla volontà del Signore. L’omicidio fu commissionato da Roberto d’Aubuisson, il capo dell’estrema destra fondatore degli ‘squadroni della morte’ e del partito ‘Arena’ ancor oggi al governo. Il periodico El Nuevo Herald ha raccolto proprio in questi giorni la confessione dell’ex capitano delle forze aeree Alvaro Rafael Saravia, il quale si è anche reso disponibile a fornire informazioni sugli altri responsabili dell’assassinio. Saravia è ancora libero, in quanto dal 1993 è in atto l’aministia  per i militari accusati di crimini e violazioni dei diritti umani durante la guerra civile.

Marzo 23rd, 2006

EURONEWS IN LINGUA RUSSA CENSURA LE PROTESTE IN BIELORUSSIA

Fonte: B23 Blog

Il blog di un cittadino Bielorusso che vive in Rep. Ceca, denuncia una terribile censura di EuroNews in lingua russa, che avrebbe omesso di citare le manifestazioni  in piazza organizzate per protestare contro i presunti brogli elettorali dell’”ultimo dittatore dell’Europa”. Il servizio di Euronews- scrive il blogger- “è stato inadeguato”. Nella versione in lingua russa, la frase pronunciata nella versione inglese “hundreds of protesters stayed overnight on the main Minsk square in the tents”, è stata totalmente omessa.

Non c’è nessuna citazione dei manifestanti nel report in lingua russa di Euronews!

E non è la prima volta che l’autore avrebbe constatato simili omissioni nei servizi sulla Bielorussia- continua- Anche la reazione della Germania è stranamente controcorrente col resto dei Paesi Europei, soprattutto Polonia, Lituania, Slovacchia, Rep. Ceca che chiedono delle sanzioni politiche per la classe dirigente Bielorussa. La Germania auspica invece l’avvio di un dialogo con il Presidente Lukashenko.

Germania, Bielorussia, Ucraina e Italia sono, nell’ordine, i maggiori partner commerciali della Russia, il cui Premier Putin sostiene con forza la regolarità delle elezioni in Bielorussia[fonte: Esteri ]. A proposito, nessuna voce si è levata dall’Italia in merito alle elezioni farsa in Bielorussia: indifferenza trasversale. [fonte: Corriere.it]

Leggi: http://belarus.blogsome.com/

Marzo 22nd, 2006

50 MORTI IN UNA SETTIMANA: IN NEPAL SI CONTINUA A MORIRE

Fonte: Chicago Tribune, INSN

fonte: http://www.blog.com.np/united-we-blog/2006/03/19/maoist-blockade-people-and-government/I maoisti continuano a uccidere, dando un facile pretesto al re Gyanendra per applicare maggiori misure restrittive delle libertà civili in Nepal, e paventare una soluzione militare del conflitto con i ribelli: altri 33 morti,  di cui 29 soldati, si sono aggiunti oggi ai 13.000 morti dall’inizio del conflitto. Dalla fine del blocco totale delle strade, indetto il 14 marzo, i morti sono stati più di 50. Il blocco delle strade è stato sospeso il 20 marzo in seguito alle esortazioni dell’opposizione politica e degli attivisti dei diritti umani in Nepal per non vessare la popolazione,  ma i maoisti hanno lanciato una serie di offensive contro le forze di sicurezza del Nepal. I maoisti combattono per destituire il re tiranno Gyanendra e istituire una repubblica popolare. Sempre di oggi la notizia che il vice-presidente del Nepali Congress-Democratic, Gopal Man Shrestha, è stato liberato dalle autorità nepalesi.

Leggi: United We Blog

Marzo 21st, 2006

LUKASHENKO ANCORA UNA VOLTA PRESIDENTE CON L’80% DEI VOTI

Fonte: RIA Novosti, Le Monde, ITAR-TASS, The New York Times, RadioFreeEurope

Si sono chiuse domenica sera le elezioni presidenziali in Bielorussia, che secondo la CEC (Central Election Commission) avrebbero riconfermato con l’82,6 % dei voti  Alexander Lukashenko, definito, da Stati Uniti e Europa, “l’ultimo dittatore dell’Europa Occidentale”.

Alexander Lukashenko è alla guida della Bielorussia dal 1994, e riscuote grande popolarità per via della relativa stabilità economica garantita al Paese, rispetto agli altri Stati ex-sovietici.

Ma una parte del merito della sua popolarità va anche alla televisione di stato, unica presente nel territorio bielorusso,  che ha ritratto magnificamente il Presidente fino alla vigilia delle elezioni. L’ International Federation of Journalists ha denunciato anche l’aumento di attacchi alla stampa indipendente e le minacce ai giornalisti nei giorni precedenti il 19 Marzo [fonte: Scoop].

L’opposizione chiede l’annullamento dei risultati e l’avvio di un nuovo turno di elezioni. Alexabder Milinkevich , il principale candidato alla corsa per la presidenza, che ha riscosso solo il 6% dei voti, ha guidato ieri per la seconda volta 5000 persone a manifestare nella piazza principale di Minsk, al grido di “LIbertà!” e “Vergogna!”. 10 dei 30 organizzatori della campagna politica di Milinkevich erano stati arrestati prima delle elezioni. Fortunatamente la manifestazione si è conclusa pacificamente; alla vigilia delle elezioni il KGB, i servizi segreti bielorussi, avevano minacciato di trattare i manifestanti come terroristi e avevano autorizzato le forze di sicurezza ad aprire il fuoco su eventuali cortei di protesta. Nel 2005 invece l’appello a manifestare diventava reato passibile di 3 anni di carcere. Anche secondo gli osservatori dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la cooperazione in Europa), che erano ieri presenti nel Paese durante gli scrutini, le elezioni non sarebbero conformi alle norme internazionali richieste per elezioni libere e giuste.

L’elezione di Lukashenko apre anche un ulteriore fronte di scontro tra il blocco USA-EU e la Russia. Mentre quest’ultima supporta apertamente il Presidente della Bielorussia, Europa e Stati Uniti chiedono nuove elezioni e promettono sanzioni qualora ciò non avvenga[fonte: The Guardian Online].

Approfondisci: “L’ultimo dittatore d’Europa”

Marzo 20th, 2006

AFGHANO DIVENTA CRISTIANO: RISCHIA LA PENA DI MORTE

Fonte: Asianews 

Rischia la pena di morte Abdul Rahman, convertitosi alla religione cristiana dopo aver abbandonato l’ ISLAM 16 anni fa. L’uomo di 41 anni ha confessato di essersi convertito dopo aver conosciuto un volontario cristiano che aiutava i profughi afgani in Pakistan.

Separatosi dalla moglie, che lo ha accusato di aver rinnegato l’Islam, si è rifiutato di rinnegare la sua fede cristiana durante il processo a suo carico e il pubblico ministero ha chiesto la pena capitale sulla base della sharia, la legge islamica su cui si basa la stessa Cositutzione dell’Afghanistan.

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