LA POPOLAZIONE SEMPRE PIU’ IN PERICOLO
Fonte: Human Rights Watch
Human Rights Watch ha pubblicato ieri il nuovo rapporto sulla condizione dei diritti umani in Nepal:”Nepal’s Civil War: The Conflict Resumes”. Le 17 pagine del rapporto riguardano in particolare le ricerche effettuate dall’associazione dopo il 2 Gennaio, alla fine del cessate-il-fuoco dei Maoisti.
Human Rights Watch rileva:
- reclutamento forzato dei bambini nelle forze paramilitari Maoiste;
- violazioni delle leggi internazionali di guerra da entrambe le parti, Maoisti e forze governative, tra cui bombardamenti aerei indiscriminati da parte delle forze regolari
- creazione di forze paramilitari di controllo che spesso usano violenza sulla popolazione e sequestro e uccisione di esponenti civili dell’amministrazione dello Stato e delle forze di vigilanza da parte dei Maoisti;
- uso continuato della tortura da parte delle forze di sicurezza e loro totale impunità per abusi sui diritti umani
L’associazione sottolinea inoltre come le pressioni internazionali abbiano in alcuni casi favorito dei provvedimenti per una maggiore sicurezza della popolazione, come la riduzione delle esecuzioni illegali e l’apertura di carceri e caserme alla Commissione dei Diritti Umani dell’ONU da una parte, e la riduzione delle uccisioni e dei sequestri di esponenti politici da parte dei Maoisti.
Auspica inoltre che a Stati Uniti e a Gran Bretagna, che hanno già vietato il commercio di armi al Governo nepalese, si aggiungano anche Cina, Pakistan e Israele. Chiede anche che l’india blocchi il flusso di armi verso i territori delle forze ribelli maoiste.

I cacciatori si avvicinano ai cuccioli di appena qualche settimana (la legge canadese vieta la caccia ai cuccioli di età inferiore alle due settimane) e sferrano un colpo mortale sulla loro testa con un bastone chiodato. Poi, si allontanano trascinandoli e lasciando dietro di sè strisce rosse di morte. Una volta tornato sulla imbarcazione di appoggio, il cucciolo di foca viene scuoiato e la carcassa viene rigettata in mare o sul ghiaccio.
In questi giorni l’ammiraglia di Greenpeace, Rainbow Warrior, è ancorata di fronte all’isola di Papua per salvare le preziose Foreste del Paradiso e aiutare le comunità indigene che le abitano. Secondo il rapporto di Forest Trend le foreste naturali in Indonesia spariranno in 10 anni e quelle nella Papua in un periodo fra i 13 ed i 16 anni. La Cina fagocita bel il 50% del legname dell’Indonesia, Papua e Myanmar, nei quali l’80% del legno viene tagliato illegalmente. I prodotti finiti inondano poi il mercato mondiale con prezzi molto bassi e vengono acquistati in Europa, Giappone e Stati Uniti.
Il 24 marzo 1980 moriva colpito al cuore l’arcivescovo di San Salvador in El Salvador (CA) Mons. Oscar Arnulfo Romero. Ventisei anni dopo, centinaia di salvadoregni e decine di pellegrini dal Guatemala, Honduras, Stati Uniti e altri Paesi dell’Europa, si sono riuniti nella stessa Cappella de La Divina Providencia nel paese di Santiago de Maria per ricordarne la morte. Mons. Romero era colpevole di denunciare l’ingiustizia sociale e la repressione militare durante la guerra civile (1980-’92). Nominato arcivescovo di San Salvador in quanto noto conservatore, si convertì rapidamente alla causa del popolo salvadoregno angustiato dalla fame e dalla violenza della lotta tra falangi armate di destra e di sinistra. Venne considerato un sovversivo dalle fazioni di estrema destra, perchè durante le omelie che venivano trasmesse in tutto il Paese per radio, denunciava le esecuzioni sommarie, i sequestri e le violenze subite dai contadini. Ancora oggi,
E non è la prima volta che l’autore avrebbe constatato simili omissioni nei servizi sulla Bielorussia- continua- Anche la reazione della Germania è stranamente controcorrente col resto dei Paesi Europei, soprattutto Polonia, Lituania, Slovacchia, Rep. Ceca che chiedono delle sanzioni politiche per la classe dirigente Bielorussa. La Germania auspica invece l’avvio di un dialogo con il Presidente Lukashenko.
I maoisti continuano a uccidere, dando un facile pretesto al re Gyanendra per applicare maggiori misure restrittive delle libertà civili in Nepal, e paventare una soluzione militare del conflitto con i ribelli: altri 33 morti, di cui 29 soldati, si sono aggiunti oggi ai 13.000 morti dall’inizio del conflitto. Dalla fine del blocco totale delle strade, indetto il 14 marzo, i morti sono stati più di 50. Il blocco delle strade è stato sospeso il 20 marzo in seguito alle esortazioni dell’opposizione politica e degli attivisti dei diritti umani in Nepal per non vessare la popolazione, ma i maoisti hanno lanciato una serie di offensive contro le forze di sicurezza del Nepal. I maoisti combattono per destituire il re tiranno Gyanendra e istituire una repubblica popolare. Sempre di oggi la notizia che il vice-presidente del Nepali Congress-Democratic,
Alexander Lukashenko è alla guida della Bielorussia dal 1994, e riscuote grande popolarità per via della relativa stabilità economica garantita al Paese, rispetto agli altri Stati ex-sovietici.




