Maggio 30th, 2006

IL RAPPORTO 2006 DI AMNESTY INTERNATIONAL

Fonte: Amnesty International

L’ultimo rapporto dell’associazione per i diritti umani Amnesty International, che analizza gli avvenimenti del 2005, lancia pesanti accuse alle maggiori potenze mondiali: Stati Uniti, Cina e Russia. La lotta al terrorismo avrebbe sviato l’attenzione e le risorse dalle gravi crisi umanitarie in corso nel mondo e avrebbe a sua volta determinato un susseguirsi di violazioni dei diritti fondamentali dell’uomo. I riferimenti sono alle prigioni di Guantanamo e Abu Ghraib, al trasferimento segreto di prigionieri in carceri segreti della CIA, alla detenzione illegale in Iraq e Afghanistan, alle nuove norme più severe per l’espulsione dei cittadini stranieri sospettati di terrorismo. Non si salvano neanche Israele e Gran Bretagna.

Questa la presentazione del rapporto 2006:

 “Nel corso del 2005 alcuni dei governi più potenti del mondo hanno subito sfide senza pari, la loro ipocrisia è stata svelata dai mezzi d’informazione, le loro argomentazioni rigettate dalle corti di giustizia, le loro tattiche repressive contrastate dagli attivisti dei diritti umani. Dopo cinque anni di reazione violenta contro i diritti umani in nome della “guerra al terrore”, il vento pare aver cambiato direzione”.

 

Parole forti, che hanno il merito di spingere alla riflessione verso gli errori delle grandi potenze mondiali e aprono importanti quesiti di natura etica sulla lotta al terrorismo, ma che assumono anche i tratti di una condanna senza riserve a Paesi che pur dovendo garantire la sicurezza dei propri cittadini, hanno promosso importanti azioni per la promozione dei diritti umani nel mondo. Gli stessi Stati Uniti sono stati determinanti per la firma del trattato di pace in Darfur, una delle più grandi crisi umanitarie in atto e su cui pone l’accento il rapporto di Amnesty, e continuano a premere affinchè l’intervento dei cachi blu dell’ONU nella regione vi garantisca stabilità e pace.

Maggio 30th, 2006

PIU’ SPESE PER LA DIFESA IN SUDAMERICA, A RISCHIO L’ EQUILIBRIO DELLA REGIONE?

Fonte: El PAIS

Negli ultimi due anni, alcuni Paesi del Sud America, Chile,Ecuador e Colombia in particolare, hanno dirottato circa il 3,5% del loro PIL alla spesa militare: un salto di quantità ma anche di qualità nella voce “Difesa” dello Stato. Gli esperti paventano all’orizzonte un pericoloso vacillamento dei buoni rapporti finora mantenuti tra gli Stati del Sudamerica. Maggiori fondi per la Difesa implicano inoltre il dirottamento di ingenti risorse dalla sfera della tutela e della promozione dei diritti fondamentali delle popolazioni locali, rallentando o impedendo la soluzione di una serie di esigenze concrete, che dovrebbero avere priorità assoluta in Paesi dalle gravi condizioni economiche e sociali.

Formalmente si parla di un rinnovo delle dotazioni delle rispettive Forze Armate, ma la preoccupazione degli strateghi è che la corsa all’armamento possa creare instabilità nella regione. Sebbene la spesa maggiore per la Difesa si sia registrata negli anni 80, oggi gli Stati Sudamericani si rivologono ad aziende europee, russe e statunitensi per acquistare armi di diversa tipologia, ad alto contenuto tecnologico ma non necessariamente di nuova fabbricazione. Il Chile ha cquistato numerosi caccia F-16, due sottomarini dotati di lanciamissili e carri armati; il  Venezuela, grazie ai proventi della vendita del petrolio, si è dotato di elicotteri e missili, l’Argentina si è limitata ad acquisire radar e sitemi di difesa missilistico terra-aria. La spesa per Chile e Venezuela è di oltre 2.000 milioni di dollari, contro i 1000 milioni circa del Brasile e gli  80 milioni di dollari dell’Argentina. Anche il Perù non ha rinunciato a importare caccia MIg-29 e Mirage 2000, nonche due fregate lanciamissili italiane.

Maggio 27th, 2006

VERGOGNA! POVERA ITALIA, LA SINISTRA ITALIANA HA AVVELENATO LA DEMOCRAZIA

SaVeTheRaBbit.nEt apre una breve parentesi, lunga quanto un post, per porre sotto la luce dei riflettori la nube nera che avvolge il voto italiano all’estero. Non so quanti cittadini italiani come me si sentano truffati, quanti siano indignati, quanti abbiano l’impressione di essere finiti per errore dentro un vecchio film horror sui vampiri. Non è argomento prettamente politico, non è materia per la “fantasia” degli elettori della CDL, no. E’ una questione di principio. La nostra, in fondo, è una democrazia molto giovane. Ed è ancora maledettamente immatura. Non si potrebbe spiegare in altro modo perchè il voto -”sacro”- dei cittadini venga manipolato come tanti assi vincenti nelle maniche dei truffatori. 

Il voto italiano all’estero è stato palesemente falsato: lo dicono ora anche gli esponenti di sinistra dell’America Latina (Il sindacalista Cgil: «Mi offrirono 10mila schede in bianco»). Lo affermano perchè i candidati da loro sostenuti in America Latina, sono stati lasciati a casa, mentre la vittoria sarebbe stata regalata a candidati di sinistra di area più centrista. Per fare questo, hanno manipolato i voti, hanno ribaltato i risultati, hanno proclamato vincenti i perdenti. Una polemica tutta interna all’area politica di sinistra, panni sporchi che i politici italiani avrebbero voluto nascondere, ma che i sudamericani vogliono lavare. Ci sono registri, filmati, testimonianze.

«Vede, il metodo che hanno usato è stato quello dell’arroganza, del ricatto, anche su questa questione del ministero. Sembrava che se non si nominava Danieli [ La Margherita, ndr.]venisse giù il mondo. Noi abbiamo un altro modo di lavorare», dice Antonio Bruzzese, responsabile dell’INCA CGIL.

Il pensiero non può non correre ai risultati elettorali registrati in territorio nazionale. I pezzi grossi della sinistra italiana, se hanno voluto falsare i risultati degli italiani all’estero per far vincere un candidato di area più centrista (Edoardo Pollastri) rispetto a quell’altro (Mirella Giai), sostenuto dal sindacato, cosa mai potrebbero aver fatto per battere Berlusconi?

Del resto, c’è anche chi pensa che per un supremo fine, ogni mezzo sia buono. Lo credeva anche chi ha ucciso Marco Biagi.

LEGGI: IL MANIFESTO DI EUSTON PER UNA NUOVA SINISTRA DEMOCRATICA…

Maggio 24th, 2006

DIRITTI UMANI IN MESSICO, UN CAMMINO DIFFICILE

Fonte: HRW

Un nuovo rapporto della Human Rights Watch mette in evidenza i successi e i fallimenti, nel campo dei diritti umani, della politica di Vincent Fox, Presidente del Messico, a un mese della scadenza del suo mandato.
Il precedente governo aveva “violato costantemente i diritti dei suoi cittadini” nonchè le sue leggi, e Fox lanciò da subito una indagine parlamentare volta a identificare, senza successo, i responsabili delle atrocità commesse in passato. Un’altra importante riforma sarebbe stata quella del sistema giudiziario e delle forze dell’ordine, troppe volte accusate di brutalità nei confronti di persone innocenti. Ma nonostante vi fossero tutti i presupposti per un effettivo miglioramento dei diritti umani in Messico, afferma HRW, i risultati non sono confortanti. Positive, invece, la linea di trasparenza del governo, che ha reso pubblici milioni di documenti riservati, e l’apertura agli osservatori internazionali.

La situazione rimane ancora particolarmente tesa in Chiapas, dove la popolazione locale rimane per lo più analfabeta e in povertà.

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Maggio 23rd, 2006

AL- QAEDA RAPISCE E VENDE BAMBINI CRISTIANI PER FINANZIARE LA GUERRA SANTA

Fonte: Free Thoughts, TimesOnline

Gul Khan, militante pakistano di Al-Qaeda, è a capo di un’organizzazione dedita al traffico di bambini  tra i 6 e 12 anni, destinati a diventare schiavi dei mercanti del sesso o umili servitori di ricchi signori.

Rapiti in sperduti villaggi cristiani del Punjab, i bambini venivano venduti come schiavi al mercato nero e il ricavato, circa 1500 euro per ciascuno di essi, era destinato a finanziare le attività di Al-Qaeda.

Il miliardario pakistano è stato ripreso da una telecamera nascosta, durante un colloquio di affari con un missionario pakistano che ha recitato la parte dell’acquirente. Grazie a questa operazione, 20 bambini hanno fatto ritorno a casa.

Maggio 23rd, 2006

L’ EUROPA NON PUO’ TACERE DI FRONTE AL SOSTEGNO CINESE PER ASSICURARSI LE MATERIE PRIME

Tratto da: Associazione per i Popoli Minacciati

19.05.06: l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) chiede all’Europa di fare pressione sulla Cina affinché questa si assuma maggiore responsabilità politica internazionale. L’Europa non può continuare a tacere mentre la Cina sostiene il genocidio in Sudan pur di assicurare alla propria industria in crescita le necessarie materie prime.

Con la sua politica di bloccare qualsiasi decisione sul Sudan all’interno del Consiglio di Sicurezza, la Cina ha di fatto contribuito per interessi propri a prolungare di almeno tre anni il genocidio in corso in Darfur. Abusando del suo diritto di veto, la Cina blocca sistematicamente qualsiasi sanzione contro i responsabili del genocidio come anche un rapido intervento delle truppe di pace dell’ONU in Darfur, ed è quindi corresponsabile della morte violenta di circa 400.000 persone nel Darfur. Il sostegno incondizionato al regime di Khartoum serve alla Cina per assicurare i propri interessi petroliferi in Sudan.

Il Sudan esporta petrolio fin dal 1999 e la Cina importa il 6% del proprio fabbisogno petrolifero proprio dal Sudan che nel frattempo è diventato il più importante partner commerciale della Cina. Infatti, nel 2004 il 64% dei profitti sudanesi derivanti da esportazione provengono da affari con la Cina. Senza gli introiti dovuti al petrolio il Sudan non avrebbe potuto finanziare né il genocidio nel Sud-Sudan né la messa in fuga della popolazione civile del Darfur.

Le imprese petrolifere nazionali cinesi partecipano però anche massicciamente all’estrazione del petrolio, alla costruzione di raffinerie e di oleodotti nel Sud-Sudan. Nonostante la grave situazione dei diritti umani in Sudan, la Cina continua ad ampliare la cooperazione con lo stato africano. Infatti l’industria petrolifera sudanese come anche altri grandi progetti sono stati realizzati anche grazie al sostegno di circa 30.000 consiglieri e cooperanti cinesi. Dopo la Russia, la Cina è il secondo fornitore di armamenti del Sudan. La leadership cinese ignora sistematicamente le violazioni dei diritti umani commesse anche in altri stati africani, sempre con lo scopo di assicurarsi materie prime necessarie alla propria industria. Così, la Cina ha recentemente preso accordi commerciali con l’Angola e altri paesi africani dalla dubbia reputazione in questione di diritti umani.

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Maggio 19th, 2006

NON RUBIAMO I SOGNI AI BAMBINI - I BAMBINI SOLDATO

Fonte: UNICEF , BambiniSoldato, HRW, ICRC

I sogni dei bambini non hanno prezzo. Eppure c’è chi si ostina a strapparglieli via, in nome del dio bifronte della guerra. Una guerra che si consuma nelle strade di periferia delle città del Sud America e dell’ Est asiatico, una guerra che si combatte tra orde di anime dannate al servizio di demoni assetati di potere in Africa o in Colombia.

Il sangue- invece- ha un prezzo, ma all’ipermercato della fame i bambini sono sempre in saldo.

E’ nata nel 1998 una associazione che raccoglie diverse organizzazioni per i diritti umani: Coalizione Internazionale contro l’uso dei bambini soldato. Il più importante obiettivo raggiunto è stato l’entrata in vigore del Protocollo Opzionale alla Convenzione Internazionale sui Diritti dell’infanzia: dal febbraio 2002, l’età minima per essere reclutati o per partecipare attivamente a scontri di fuoco e ad azioni militari o paramilitari è stata stabilita a 18 anni.  

Ma in pratica nessuna punizione è stata mai definita per chi venga individuato quale responsabile dell’uso dei bambini nelle forze armate e paramilitari, giacchè alcuni Stati membri del Consiglio di Sicurezza hanno posto il loro rifiuto a simili provvedimenti. 

I casi più eclatanti e conosciuti sono l’impiego dei bambini nelle FARC ( Forze armate rivoluzionarie di Colombia),o il rapimento di molti bambini nepalesi da parte delle forze maoiste, che li addestrano e indottrinano per la lotta armata. Ancora più sconvolgente è quanto è accaduto nella zona orientale della Repubblica Democratica del Congo, dove i gruppi armati hanno compiuto stupri ed altri abusi sessuali contro i bambini e le bambine, costringendoli anche ad assassinare i propri familiari.

Essendo immaturi, i piccoli risultano essere più facilmente reclutabili e manipolabili e condizionabili fino al sacrificio personale, grazie anche alle armi moderne, come l’ Ak-47,  leggere e facili da usare.  Inoltre costituiscono un potente mezzo di vendetta verso il nemico, in quanto i bambini vengono rapiti  e tornano nelle proprie comunità come strumenti di morte. Le punizioni, le attività lavorative e di addestramento sono molto violente, per cancellare dai bambini ogni traccia di dignità. Le bambine, in particolare, sono spesso vittime di stupri e mutilazioni.

Secondo l’ultimo rapporto della Coalizione, sarebbero 300.000 i minori di 18 anni attualmente impiegati operativamente in scenari di guerra nel mondo, sopratutto in Africa (120.000).

Approfondisci:

Maggio 16th, 2006

ISLAM KARIMOV AUMENTA LA REPRESSIONE IN UZBEKISTAN

Fonte: Le Monde

Ricorreva due giorni fa, il 13 maggio 2006, il primo anniversario della rivolta in Uzbekistan, ad Andijan: la popolazione scese in piazza per protestare contro la povertà diffusa e le politiche repressive del governo di Islam Karimov, in carica da diciasette anni. 

Allora l’esercito e la polizia aprì il fuoco contro i manifestanti, mentre tentavano disordinatamente la fuga, causando 187 morti, secondo fonti ufficiali, da 300 a 1000 secondo le ONG. Le responsabilità del caso non sono mai state accertate.  Accusandoli di terrorismo islamico, le autorità uzbeke arrestarono 245 persone, condannate senza un pubblico processo. 

Ora Amnesty International e Human Rights Watch chiedono all’Unione Europea e agli Stati Uniti di imporre, quanto prima, delle sanzioni diplomatiche al governatore dell’Uzbekistan. A distanza di un anno, infatti, Karimov continua a usare il pugno di ferro contro la popolazione: le ONG americane, tra cui Freedom House, sono state espulse, la stampa è posta sotto censura, militanti di associazioni per la tutela dei diritti dell’uomo e giornalisti indipendenti sono stati imprigionati. Anche la redazione locale della BBC è stata costretta a chiudere. 

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Maggio 14th, 2006

RAMIN JAHANBEGLOO, IL FILOSOFO PERSEGUITATO DALL’ IRAN

Fonte: Free Thoughts on Iran, Yhaoo Notizie

Il 3 maggio, in Iran,  è stato arrestato il filosofo Ramin Jahanbegloo, formatosi alla Sorbona e a Harvard. Nonostante la notorietà all’estero, lo studioso aveva scelto coraggiosamente di fare rientro in Patria e di dirigere il Dipartimento di studi contemporanei al Centro ricerche di Teheran, una associazione privata per la promozione degli scambi interculturali.

Da alcuni giorni non se ne hanno più notizie: Jahanbegloo è rinchiuso a Evin, lo stesso sinistro carcere in cui morì la giornalista Zara Kazemi, che fu qui percossa ripetutamente fino alla morte.

Il filosofo è stato arrestato senza un capo d’accusa in particolare. La famiglia pensa possa essere stato accusato di spionaggio per via del doppio passaporto iraniano e canadese.  In realtà sarebbe stata la libertà di pensiero del filosofo ad avergli aperto le porte del carcere. Jahanbegloo aveva infatti criticato, seppur indirettamente, le posizioni del presidente Ahmadinejad sulla Shoah. Inoltre, prima delle elezioni, Jahanbegloo aveva firmato un appello di intellettuali che invitavano a non votare Ahmadinejad. 

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Maggio 13th, 2006

CINA E CUBA SIEDONO NEL CONSIGLIO PER I DIRITTI UMANI DELL’ ONU.

Fonte: La Repubblica, Corriere della Sera, Amnesty International, Chicago Tribune

Cina e Cuba, due dei maggiori Paesi che violano quotidianamente i diritti dell’uomo, controllando l’informazione e spazzando via ogni forma di opposizione politica, morale e intellettuale al regime, sono entrati a far parte del nuovo Consiglio per i diritti umani dell’ONU, che si insedierà il 19 Giugno a Ginevra.

Dure critiche giungono da Amnesty International e Reporters Senza Frontiere. Ancor prima di nascere, il Consiglio per i diritti umani dell’Onu si è messo in ridicolo, chiamando al ruolo di sentinelle della libertà alcuni Paesi tra i più determinati repressori di ogni forma di libertà individuale: Cina, Cuba, Arabia Saudita, Nigeria, Pakistan. Anche questi Paesi saranno chiamati a vigilare sul rispetto dei diritti umani nel mondo.

La nuova Commissione, osteggiata dagli Stati Uniti, che non ha voluto per questo candidare alcun rappresentante al consiglio, così come l’Italia che pure ne ha appoggiato la riforma, si presenta quindi più grande ma con meno poteri.

“Gli Stati Uniti avrebbero voluto un Consiglio molto più piccolo e meno burocratico di quello adottato, che ha ridotto solo a 47 i 53 membri che facevano parte della Commissione precedente. In più, avrebbero voluto che i membri fossero eletti da due terzi dell’Assemblea sulla base delle loro credenziali in fatto di diritti umani. Invece, il sistema è aperto a tutti i 191 Paesi dell’Onu e non ha alcuna restrizione se non quella delle quote regionali di appartenenza.

E anche sulle quote Washington è stata critica: l’area con i migliori diritti umani — l’Occidente — ha per esempio solo sette seggi contro i 13 ciascuno di Africa e Asia, gli otto dell’America Latina e i sei dell’Europa dell’Est (che ieri è riuscita a eleggerne solo tre). Alcuni miglioramenti, rispetto al passato, sono stati in realtà introdotti, come la possibilità di espellere a maggioranza di due terzi dell’Assemblea Generale un membro del Consiglio sorpreso a violare i diritti umani. Ma l’Amministrazione Bush li ha ritenuti del tutto insufficienti e ha scelto di stare a guardare.

Il risultato della votazione di ieri non migliora le cose, per Washington. In particolare, l’elezione della Cina innervosisce il Congresso, dove la cosiddetta Un-land — cioè il Palazzo di Vetro — è sempre meno amata. Nel programma presentato a sostegno della sua candidatura, Pechino ha promesso che si impegnerà per evitare l’«errore» di permettere che il Consiglio emetta «risoluzioni specifiche per Paese»: vuole cioè che di diritti umani si parli solo come fatto generale e accademico. Un’impostazione che, se passasse, zittirebbe di fatto il Consiglio e provocherebbe onde alte a Washington. Il problema per il presidente Bush e per il suo ambasciatore Bolton è che la famosa riforma complessiva dell’Onu sta producendo poco. Sull’ampliamento del Consiglio di Sicurezza non si è fatto nulla. Sui diritti umani si è visto. La riforma del sistema manageriale dell’Organizzazione è stata fatta deragliare la settimana scorsa dal G77, cioè i Paesi in via di sviluppo sostenuti dalla Cina. Chi, nella capitale americana, pensa che le Nazioni Unite siano irriformabili ha nuovi argomenti.[tratto da: Corriere della Sera]”

Human Rights Watch (Hrw), accoglie invece con favore la nuova commissione, ritenendola comunque migliore della precedente, che era ormai ingessata dall’attenzione verso le procedure e poco incline alla concretezza.

I nuovi Paesi membri dovranno impegnarsi a rispettare essi stessi i diritti umani e civili: Algeria, Argentina, Azerbaijan, Bahrain, Bangladesh, Brazil, Camerun, Canada, Cina, Cuba, Repubblica Ceca, Djibouti, Ecuador, Finlandia, Francia, Gabon, Germania, Ghana, Guatemala, India, Indonesia, Giappone, Giordania, Malaysia, Mali, Mauritius, Messico, Marocco, Olanda, Nigeria, Pakistan, Peru, Filippine, Polonia, Repubblica di Corea, Romania, Federazione Russa, Arabia Saudita, Senegal, Sudafrica, Sri Lanka, Svizzera, Tunisia, Ucraina, Inghilterra, Uruguay e Zambia.

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