Ottobre 28th, 2006

“L’ ITALIA CON IL CLUB DEI DITTATORI PER IL SEGGIO AL CONSIGLIO ONU”

Articolo tratto da: Il GIornale

“L’Italia fa l’occhiolino all’alleanza dei dittatori che appoggia il Venezuela per un posto nel Consiglio di sicurezza dell’Onu e la politica estera del governo Prodi considera «il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici degli optional». Non ha peli sulla lingua Matteo Mecacci, rappresentante all’Onu del Partito radicale transnazionale e membro della direzione della Rosa nel pugno. Nell’intervista a Il Giornale spara a zero sull’astensione dell’Italia nel voto fra Guatemala e Venezuela, anche se le ultime notizie da New York indicano che si troverà un candidato di compromesso.
Quarantuno votazioni per il seggio nel Consiglio di sicurezza in rappresentanza dei paesi latinoamericani, e permane il braccio di ferro fra Venezuela e Guatemala con l’astensione dell’Italia. Perché critica così fortemente questa decisione?
«Perché la scelta politica dell’Italia è diversa da quella presa dai nostri alleati democratici, in particolare all’interno dell’Unione Europea dove siamo l’unico Paese che non si oppone alla candidatura di Chavez (il presidente venezuelano, ndr). Anche la Spagna di Zapatero, non certo filoamericana, ha votato per il Guatemala. In secondo luogo la candidatura del Venezuela è molto pericolosa per il rafforzamento del ruolo delle Nazioni Unite. L’obiettivo di Chavez è limitare la possibilità del Consiglio di sicurezza di intervenire sui dossier più delicati, dall’Iran, alla Corea del Nord, sul nucleare, fino alla Siria e alla Birmania».

Il Guatemala è il candidato caldeggiato dagli Usa, ma chi appoggia il Venezuela?
«Chavez fa parte di un’alleanza dei dittatori, con i quali stringe accordi commerciali e militari. Proponendosi come portavoce di questa alleanza nel Consiglio di sicurezza ha ottenuto i voti di Russia, Cina, Bielorussia, Siria, Iran, Vietnam e molti Paesi arabi».[…]”

Ottobre 28th, 2006

IN ZIMBABWE L’AIDS SI CURA FACENDO SESSO CON LE NEONATE

Fonte: Corriere della Sera

I guaritori assicurano: solo il sesso con le vergini può salvare dall’AIDS. Così, perpetuando una leggenda importata dai combattenti della Seconda Guerra Mondiale, i tanti uomini HIV+ che vi si rivolgono stuprano bambine e persino neonate, non per pedofilia o aberrazione sessuale, ma nella convinzione che il sangue di una vergine possa curarli.

Ottobre 26th, 2006

TRAFFICO DI DONNE IRACHENE AL MERCATO DEL SESSO IN SIRIA ED EMIRATI ARABI UNITI.

Fonte: IRIN

I rapporti delle Nazioni Unite parlano chiaro: migliaia di donne e bambine irachene (almeno 3500 dal 2003) vengono avviate alla prostituzione, comprate e cedute a facoltosi uomini del Medio Oriente in cerca di piaceri facili, approfittando delle disperate condizioni socio-economiche di numerose famiglie irachene.

Mariam, 16 anni, è stata dapprima ceduta dal padre dietro compenso, con la promessa di un lavoro come domestica a  Dubai, poi, invece, obbligata a trascorrere la notte in casa di un uomo d’affari desideroso di rubargli la verginità. Mariam viveva in un appartamento con altre 20 prostitute, finchè, nonostante le minacce dei trafficanti di sesso, è riuscita a scappare e a trovare rifugio presso una ONG, la Organisation for Women’s Freedom a Baghdad.

Secondo il rapporto “Trafficking in Persons” del Dipartimento di Stato Statunitense pubblicato a Giungo, circa 10.000 donne dell’Africa Sub-Sahariana, dell’Europa dell’Est, Asia e parte del Medio-Oriente, sarebbero indotte alla prostituzione negli Emirati Arabi Uniti, nonostante essa sia ritenuta illegale. In aumento anche il traffico a sfondo sessuale di donne irachene verso la Siria.

Ottobre 25th, 2006

LA RIVOLUZIONE UNGHERESE, 50 ANNI DOPO.

Iniziò con una pacifica manifestazione di studenti, la rivoluzione ungherese contro l’occupazione sovietica, schiacciata dai pesanti carri armati dell’ Armata Rossa.

50 anni fa migliaia di Ungheresi vennero arrestati e deportati in Unione Sovietica, spesso senza provati capi d’accusa, tra il 10 novembre e il 19 dicembre 1956: 26.000 processati, 13.000 imprigionati, almeno 350 i condannati a morte.

50 anni dopo gli scontri si sono ripetuti, ma per ben diversi motivi.

Approfondisci: La rivoluzione ungherese 50 anni dopo, nella memoria dei protagonisti

Ottobre 24th, 2006

PECHINO SCHEDA I BLOGGERS

Fonte: XinhuaNet

Sono circa 17 milioni gli opinionisti della rete in Cina. Secondo le autorità, molti bloggers userebbero l’anonimato degli pseudonimi per diffondere falsità tese a minare l’equilibrio sociale e politico del Paese. Per questo motivo, il governo di Pechino ha avanzato una proposta di legge per schedare gli utenti di Internet, che potranno continuare a usare il loro nickname, previa registrazione dei loro dati reali presso gli uffici governativi locali.

Ottobre 24th, 2006

GLI SCANDALI DI KOFI ANNAN: UN DECENNIO ALL’ONU

Fonte: Times Online

Avrà fine a Dicembre il decennale incarico di Kofi Annan alle Nazioni Unite. Un decennio fatto di successi, ma anche, e soprattutto, di scandalose verità.
Annan - scrive il Sunday Times Magazine, in un pungente articolo, intitolato ” C’è del sangue nelle sue mani?” - è stato a capo del Dipartimento delle Operazioni di Peacekeeping (DPKO) tra il Marzo 1993 e Dicembre 1996: il massacro di Srebrenica (8.000 vittime) e il genocidio in Rwuanda (800.000) persone, si sono compiute sotto i suoi occhi, in nome di una rigida neutralità.
Recentemente, in Congo, si è consumato l’abuso sessuale da parte dei caschi blu dell’ONU di donne e bambine. Ancora più imponente, lo scandalo finanziario del programma oil-for-food in Iraq.
In Rwuanda nel 1994, a Srebrenica nel 1995 e in Darfur dal 2003, le Nazioni Unite si sono mostrate incapaci di fermare i massacri e di punirne i responsabili, nonostante ne avessero le possibilità. Così come è formulato, l’ONU rischia di essere un fantoccio burocratico, in mano a Paesi,come la Russia e la Cina, che, di fatto attraverso il potere di veto, ne guidano l’azione politica e militare.

Nonostante ciò, lo Statuto, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e la Convenzione sui genocidi, rimangono alcune delle più alte formulazioni sui diritti umani e sulla libertà della storia.
L’occasione che ha oggi l’Italia, sedendo al Palazzo di Vetro come membro non permanente per un biennio, è quella di ricondurre l’ONU verso la via della riaffermazione in ogni campo del diritto alla vita e alle libertà personali dell’uomo.

Ottobre 22nd, 2006

PERCHE’ BUSH HA DEFINITO “GENOCIDIO” IL CONFLITTO IN DARFUR

Fonte: Droits Humain

Tra gli Europei, quando si parla di “genocidio” in Darfur, si notano spesso volti contratti in smorfie di disappunto e abili discorsi sugli interessi degli USA nel dare del conflitto del Darfur questa definizione. E’ noto che il Sudan sia ricco di petrolio, così come è risaputo che il maggior investitore nel Paese sia la Cina, che ne è anche il maggior fornitore di armi (tra cui i caccia che bombardano i villaggi dei civili prima delle incursioni dei janjaweed). L’amministrazione Bush, e in misura ancora più forte la California, hanno infatti vietato qualsiasi rapporto commerciale con il governo di Karthoum.

Ma perchè gli Stati Uniti usano il termine “genocidio”? E’ solo un modo raffinato per spingere le Nazioni Unite all’azione?

Rivediamo alcuni concetti di base, in ambito di diritto internazionale, che ci possono fornire una risposta al nostro quesito.

Distinguiamo, innanzitutto, i “crimini di guerra”, che presuppongono uno scontro tra nazioni, e i “crimini contro l’umanità” (la cui prima definizione risale al processo di Norimberga) e i “genocidi” che, al contrario, riguardano conflitti interni agli Stati.

Il temine “genocidio” è stato creato nel 1944 da Raphael Lemkin, professore di diritto internazionale all’Università di Yale, che lo definì come “la distruzione di una nazione o di un gruppo etnico”, cioè l’insieme degli atti commessi al fine di eliminare metodicamente un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Ne è un esempio eclatante il tentato sterminio degli Ebrei nella Germania Nazista. Se commesso in tempo di guerra, il genocidio è anche un crimine di guerra.

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nel 1946, sancisce che la repressione dei crimini di genocidio è un affare di interesse internazionale, e  due anni più tardi approva all’unanimità il testo della “Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio”, che segna l’ingresso ufficiale del termine “genocidio” nel diritto internazionale.

Nella sua versione definitiva, del 1985, la Convenzione sancisce ancora più chiaramente che il genocidio, sia che esso venga commesso in tempo di pace sia in tempo di guerra, va prevenuto e punito.

All’articolo 2 si delineano i caratteri del genocidio:

1) Le vittime fanno parte di un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso. Ne sono dunque esclusi i gruppi politici, economici o culturali;

2) I membri di questi gruppi sono uccisi o perseguitati per la loro appartenenza a questi gruppi, con qualsiasi mezzo utile;

3) Il genocidio è un crimine collettivo pianificato, commesso dai detentori del potere dello Stato, nel loro nome o con il loro - anche tacito- consenso.

L’articolo 3 include anche chi è colto a pianificare, aiutare, incitare al genocidio. L’articolo 4 stupula, infine, che tutte le persone coinvolte nel genocidio vanno perseguite e punite.

In Darfur, da tre anni, si assiste inermi alla sistematica eliminazione dei Fur, colpevoli di non essere “arabi”, con il tacito consenso del governo sudanese, che addestra e fornisce le armi alle milizie a cavallo che seminano il panico nei villaggi e nei campi di sfollati. Le ultime cifre delle Nazioni Unite parlano chiaro: 400.000 morti, più di 2.000.000 di sfollati, 300.000 rifugiati. E’ forse poco per definirlo un genocidio? Mentre ne parliamo, altre centinaia di persone muoiono ogni giorno.

LINK: ITALIAN BLOGS FOR DARFUR

Ottobre 20th, 2006

LA MEMORIA DEI SOPRAVVISSUTI CONVINCA L’ EUROPA A FERMARE IL GENOCIDIO IN DARFOUR

Fonte: Reuters

L’ Europa non ha fatto quasi niente per fermare la macabra danza della morte in Darfur. Lo affermano 120 reduci dei campi di concentramento nella Germania Nazista dei genocidi in Cambogia, Bosnia, Rwuanda, che esortano l’Unione Europea ad imporre pesanti sanzioni economiche e diplomatiche al governo sudanese, e almeno una no-fly zone nel Darfur, per scongiurare altri bombardamenti indiscriminati dei villaggi.

Il Sudan si rifiuta di accettare la nuova risoluzione dell’ONU, che prevede l’invio di 20.000 caschi blu allo scadere della missione dell’ Unione Africana nel Darfur, il 31 dicembre. Nel frattempo, operatori umanitari e osservatori dell’ONU non cessano di lanciare allarmanti dichiarazioni, circa il peggioramento delle condizioni umanitarie nella regione, sin anche ai livelli del 2003, quando le Nazioni Unite definirono quella del Darfur la tragedia umanitaria più grande del mondo.

Approfondisci: “Così uccidiamo in Darfur”

Link: Italian Blogs for Darfur

Ottobre 19th, 2006

MILANO: MANIFESTAZIONE DAVANTI AL CONSOLATO CINESE

Riceviamo e pubblichiamo:

“SABATO 21 OTTOBRE  A MILANO LA COMUNITA TIBETANA IN ITALIA ORGANIZZA UNA MANIFESTAZIONE  PER DENUNCIARE E PROTESTARE FERMAMENTE  CONTRO LA RECENTE BARBARA UCCISIONE DI INNOCENTI CIVILI TIBETANI AD OPERA  DEI MILITARI CINESI LUNGO IL PASSO NANGPA LA , AL CONFINE TRA TIBET E NEPAL. LA MANIFESTAZIONE INIZIERA ALLE ORE  15.00 DI FRONTE AL CONSOLATO CINESE DI  MILANO  IN VIA BENACO 4 . CHIAMIAMO  ALLA MOBILITAZIONE TUTTI  GLI AMICI E I SOSTENITORI DELLA CAUSA TIBETANA .

LE ASSOCIAZIONI ED I GRUPPI CHE INTENDONO ADERIRE ALL’ INIZIATIVA DEVONO COMUNICARLO AL PIU’ PRESTO AI SEGUENTI RECAPITI  :

-  E MAIL TENTHUP@YAHOO.COM
- TELEFONO: 3287438279

PARTECIPATE NUMEROSI!


La Comunità Tibetana in Italia”

È possibile vedere il filmato dell’uccisione dei tibetani, trasmesso dalle emittenti di tutto il mondo, collegandosi al seguente sito web:
http://youtube.com/watch?v=ssCVRhOfjtA

Il filmato, girato da un alpinista rumeno presente al campo base Chu Oyu assieme ad un gruppo di alpinisti di diverse nazionalità, mostra una lunga fila di tibetani in cammino verso il Passo Nangpa. Si sente uno sparo e si vede un tibetano cadere nella neve. Non si conosce con esattezza il numero dei tibetani uccisi o feriti. La notizia, in un primo tempo diffusa, della morte di sette profughi non è stata confermata. Il Centro Tibetano per i Diritti Umani e la Democrazia, in un comunicato diramato il 13 Ottobre 2006, ha dato notizia della morte della monaca diciassettenne Kelsang Namdrol e del ferimento del ventenne Kunsang Namgyal. Dei 71 tibetani in fuga, trenta sono stati arrestati (tra loro quattordici bambini, il più giovane di soli cinque anni) mentre 41 sono riusciti a raggiungere Kathmandu, in Nepal, e sono ora sotto la protezione dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Links:

Ottobre 18th, 2006

IL COMITATO OLIMPICO SPINGA LA CINA SULLA VIA DEL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI

Fonte: Asianews

Una lettera aperta di attivisti per i diritti umani e altrettanti uomini di legge impegnati nella loro difesa è stata diretta al Comitato Olimpico, affinchè, in linea con i principi dei giochi Olimpici, induca la Cina a fare dei concreti passi avanti nel campo dei diritti umani entro il 2008.
La Cina si era infatti impegnata, di fronte al mondo, a garantire il rispetto dei diritti umani, ma niente è stato fatto in tal senso sino ad oggi.
La Costituzione sancisce il rispetto dei diritti umani, ma in realtà si attua una radicale politica di repressione della libertà di stampa e di espressione, nonchè del diritto alla difesa legale degli attivisti per i diritti umani, come Chen Guangcheng, Gao Zhisheng e Guo Feixiong. L’obiettivo di Pechino, scrivono i legali dei tre noti attivisti cinesi, è quello di bloccare le voci dei dissidenti, intimidirli e nasconderli agli occhi del resto del mondo che si riunirà nel 2008 per i Giochi Olimpici.

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