Fonte: International Herald Tribune
Ha 22 anni lo studente egiziano ora in carcere per “diffamazione” e “offesa alla reputazione dello Stato”. Kareem Amer è un blogger.
Sono loro, i bloggers, i nemici più temuti dalle oligarchie illiberali del mondo. Dall’avvento del web 2.0 ogni cittadino ha infatti la possibilità di scrivere, fare domande, dare risposte. In Cuba, Guillermo Farinas, giornalista indipendente, è stato incarcerato in gravi condizioni di salute per aver rivendicato il diritto al libero accesso ad Internet.
In Egitto, giovani studenti come Amer, finiscono per essere trattati alla stregua di pericolosi criminali per essere sfuggito alla morsa del governo sul controllo dell’informazione: Amer criticava la discriminazione sessuale e di credo religioso. Dall’interrogatorio emerge un particolare inquietante: stranamente, durante l’interrogatorio, dopo aver indagato sulle sue usanze religiose, lo costringono a esprimere le proprie idee sul conflitto in Darfur.
Ma non è solo l’Egitto a indossare la maglia nera della libertà di espressione. In Tunisia, Zouhair Yahyaoui è stato torturato dalle forze speciali per ottenere la password del sito nel quale aveva pubblicato un quiz irriverente nei confronti del Presidente Zine Abidine ben Ali. In Iran, diversi bloggers sono agli arresti per aver “insultato il Leader Supremo”.
Articoli correlati:

Il quotidiano elettronico
Mentre ci apprestiamo a festeggiare, più o meno religiosamente, il giorno di Natale, in Tibet si nega il diritto di celebrare il Ganden Ngamchoe, una delle più grandi feste tradizionali tibetane, risalente a centinaia di anni fa.
Pochi giorni fa è stato lanciato a Los Angeles “
La decisione del governo thailandese di forzare il ritorno in Laos dei rifugiati Hmong, 152 tra cui 77 bambini, rischia di essere una vera e propria persecuzione. Il governo thailandese ha infatti convertito il centro di accoglimento dei rifugiati, riconosciuti dall’
Hanno dovuto combattere fino all’ultimo, nei tribunali del Botswana, i 




