Dicembre 28th, 2006

QUANDO SCRIVERE UN BLOG E’ UN CRIMINE

Fonte: International Herald Tribune

Ha 22 anni lo studente egiziano ora in carcere per “diffamazione” e “offesa alla reputazione dello Stato”. Kareem Amer è un blogger.
Sono loro, i bloggers, i nemici più temuti dalle oligarchie illiberali del mondo. Dall’avvento del web 2.0 ogni cittadino ha infatti la possibilità di scrivere, fare domande, dare risposte. In Cuba, Guillermo Farinas, giornalista indipendente, è stato incarcerato in gravi condizioni di salute per aver rivendicato il diritto al libero accesso ad Internet.
In Egitto, giovani studenti come Amer, finiscono per essere trattati alla stregua di pericolosi criminali per essere sfuggito alla morsa del governo sul controllo dell’informazione: Amer criticava la discriminazione sessuale e di credo religioso. Dall’interrogatorio emerge un particolare inquietante: stranamente, durante l’interrogatorio, dopo aver indagato sulle sue usanze religiose, lo costringono a esprimere le proprie idee sul conflitto in Darfur.

Ma non è solo l’Egitto a indossare la maglia nera della libertà di espressione. In Tunisia, Zouhair Yahyaoui è stato torturato dalle forze speciali per ottenere la password del sito nel quale aveva pubblicato un quiz irriverente nei confronti del Presidente Zine Abidine ben Ali. In Iran, diversi bloggers sono agli arresti per aver “insultato il Leader Supremo”.

Articoli correlati:

Dicembre 25th, 2006

CINA: LA POLIZIA SEDA CON LA VIOLENZA LA PROTESTA DEI LAVORATORI

Fonte: The Epoch Times

Si è scatenata il 24 dicembre in un quartiere dormitorio la protesta di centinaia di operai, soprattutto giovani donne, che chiedevano il pagamento di due mesi di stipendi non ancora ricevuti dal direttore Zhou Gonglu, ora introvabile.
La Hangzhou Pushu Clothing Co., Ltd., secondo gli stessi lavoratori, non era in possesso della necessaria licenza.

La polizia è stata mobilitata in forze dalle autorità, che hanno autorizzato l’uso della forza e di un gas accecante per placare la protesta.
A scatenare l’ira dei lavoratori è stata in molti casi il digiuno prolungato per giorni e l’abbandono forzato delle case in affitto, in seguito al mancato pagamento della retta.

Dicembre 23rd, 2006

ANIMALISTE IN BIKINI, CONTRO GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI DEI POLLI.

Fonte: Mosnews

Il quotidiano elettronico MosNews ripropone oggi le foto di due attiviste russe che mesi fa sfidarono il freddo moscovita per richiamare l’attenzione sul non rispetto della vita di migliaia di polli destinati alle catene statunitensi KFC in Russia. Migliaia di galline subiscono infatti il taglio del becco, l’iperalimentazione forzata, la bollitura in vita. Le attiviste della PETA si sono rinchiuse in una gabbia in bikini giallo richiamando intorno a sè numerosi curiosi.

Ogni anno, solo negli Stati Uniti, vengono allevati e uccisi tre miliardi di pollame, per lo più galline. Stipati in grossi capannoni a luce artificiale, regolata in modo tale da favorire la più rapida crescita possibile per i pulcini, intorno alla ottava nona settimana essi possono traovarsi ad avere uno spazio pro-capite di circa quindici centimetri quadri [fonte:Amici Animali].

Il sovraffollamento scatena gravi fenomeni di autolesionismo e di violenza tra i volatili, fino al cannibalismo. Per questo il becco viene spesso amputato e le luci ridotte al minimo dopo le prime settimane di crescita (sembra che la semioscurità abbia un effetto calmante sulle galline). I volatili sono inoltre soggetti al bombardamento di antibiotici e antimicrobici per le numerose infezioni riconducibili all’accumulo di escrementi e all’immunodepressione da stress e per favorire la crescita muscolare. La rapidità di sviluppo comporta però gravi danni all’apparato scheletrico, fino alla frattura delle zampe per il sovrappeso. Per aumentare la macellazione del “petto di pollo”, che è la parte più richiesta dal mercato, vengono inoltre selezionate e incrociate razze con un petto molto più sviluppato, ma con gravi disturbi nella respirazione.  Tra gli allevamenti intensivi quello del pollame, da carne o da cova, è forse il peggiore, comparabile per crudeltà alla pratica dell’ alimentazione forzata delle oche per il fois gras.

Approfondisci: Gli allevamenti intensivi

Dicembre 23rd, 2006

E’ MORTO NIYAZOV, DITTATORE DEL TURKMENISTAN

Fonte: Asianews

Il residente Saparmurat Niyazov è deceduto il 21 dicembre scorso in seguito ad arresto cardiaco, all’està di 66 anni, dopo ventuno anni di duro regime dittatoriale. Il leader musulmano aveva infatti negato al proprio popolo tutti i maggiori diritti umani e aveva creato intorno a sè un forte culto della persona. Uomo del PCUS poi scopertosi musulmano, arrivò a modificare anche il nome dei giorni della settimana per glorificare la propria figura, sbarazzondosi di ogni opposizione. Il Turkmenistan è il secondo produttore mondiale di gas naturale tra i Paesi dell’ex-URSS e l’ 89% della popolazione è musulmana.

Leggi: CRITICA IL GOVERNO E FINISCE AL MANICOMIO

Dicembre 20th, 2006

I DETENUTI DI NANGA PASS NON VANNO DIMENTICATI.

Fonte: Students for A Free Tibet

Mentre ci apprestiamo a festeggiare, più o meno religiosamente, il giorno di Natale, in Tibet si nega il diritto di celebrare il Ganden Ngamchoe, una delle più grandi feste tradizionali tibetane, risalente a centinaia di anni fa.

Anche gli esuli tibetani, che vennero sparati mentre tentavano di superare ad alta quota il Nanga Pass al confine con il Nepal, per scappare da una Cina che nega loro il diritto di essere ciò che sono, continuano a restare in carcere. Il video, fortuitamente girato da alcuni scalatori rumeni, ha fatto il giro del mondo. Non dimentichiamoli.

Lista dei detenuti di Nangpa Pass:

Tenwang, age 7
Lhakpa Tsering, age 8
Dhondup Lhamo, age 9
Dechen Dolma, age 10
Wangchen, age 11
Tsedon, age 12
Sonam Wangdue, age 12
Ming Shomo, age 13
Lodoe Nyima, age 15
Jamyang Tsetan, age 16
Karma Tsetan, age 16
Lodoe Namkha, age 16
Karma, age 19
Samten, age 19
Sonam Palzom, age 20
Dhondup Palden, age 21
Kusang, age 22
Lobsang Paljor, age 35

Dicembre 18th, 2006

ESCE UN FILM SUL GENOCIDIO ARMENO: SCREAMERS

Pochi giorni fa è stato lanciato a Los Angeles “Screamers“, un film-documentario sul genocidio armeno compiuto dai Turchi tra il 1925 e il 1923. Gli Armeni, di cui rimane oggi una esigua minoranza nel territorio turco, erano cristiani, per lo più contadini ma anche uomini d’affari e importanti intellettuali, molto vicini al pensiero e ai costumi europei di quanto lo fossero i tuschi dell’epoca. Il film sottolinea anche la colpa del resto del mondo, e dell’Europa in particolare, che ha visto consumare sotto i propri occhi una delle più grandi atrocità contro la dignità dell’uomo. Il film è prodotto da Peter McAlevey, diretto da Carla Garapedian, con la colonna sonora dei System of a Down.

Ancora oggi la Turchia continua a negare il genocidio armeno.

Approfondisci: Armenian Genocide

Dicembre 18th, 2006

HU JINTAO RITIRA LA LEGGE SUL “CANE UNICO”

Fonte: Corriere della Sera

Pechino ci mette una pietra sopra: la legge che imponeva alle famiglie cinesi di possedere non più di un cane di piccola taglia per abitazione non si farà. Sembra che a convincere il Presidente Hu Jintao sia stato il movimento silenzioso sorto spontaneamente nella capitale. In 60 mila avrebbero firmato una petizione per abolire la legge e, per scongiurare il malcontento e l’amplificazione dell’iniziativa a livello internazionale, il governo sembra abbia deciso per il rispetto dei diritti dei cani. Peccato che la stessa partecipazione non si abbia anche nella lotta per i diritti umani nel Paese, ma è già un salto in avanti per il colosso asiatico.

Dicembre 14th, 2006

LA GUERRA INCOMBE ANCHE NEL SUD DEL SUDAN

Tratto da: Associazione per i Popoli Minacciati

Dopo i violenti scontri avvenuti ultimamente in Sud Sudan l’Associazione per i popoli minacciati (APM) ha messo in guardia dal possibile fallimento del processo di pace. Oltre al problema del genocidio in Darfur non si può neanche trascurare la sempre più critica situazione in Sud Sudan. Se la Comunità internazionale continuerà a tacere sulle violazioni degli accordi di pace in Sud Sudan, una ripresa della guerra anche in quella regione sarà solo una questione di tempo. Solo negli ultimi tre giorni a Malakal, nei combattimenti tra l’esercito sudanese con le sue milizie sudsudanesi alleate e il movimento di resistenza sudsudanese dello SPLA (Sudan People’s Liberation Army), sono rimasti uccisi centinaia di uomini[…].

Dicembre 13th, 2006

GLI HMONG A RISCHIO DI DEPORTAZIONE DALLA THAILANDIA AL LAOS

Fonte: Human Rights Watch

La decisione del governo thailandese di forzare il ritorno in Laos dei rifugiati Hmong, 152 tra cui 77 bambini, rischia di essere una vera e propria persecuzione. Il governo thailandese ha infatti convertito il centro di accoglimento dei rifugiati, riconosciuti dall’UNHCR, in un centro di detenzione vicino al confine con il Laos, e avrebbe passato al governo vicino i dati identificativi di molti di loro.

Già in passato il governo Thailandese aveva riconsegnato una trentina di Hmong alle forze di confine del Laos, Paese in cui le autorità internazionali di controllo sui diritti umani dei rifugiati non hanno libero accesso. Si teme che i rimpatriati vengano detenuti nei campi di “ri-educazione” governativi.

Dicembre 13th, 2006

VITTORIA DEI BOSCIMANI IN BOTSWANA: RESTERANNO NELLA TERRA DEI LORO AVI

Fonte: Le Monde

Hanno dovuto combattere fino all’ultimo, nei tribunali del Botswana, i Boscimani che abitavano le terre centrali della riserva naturalistica del Kalahari. Espulsi dal governo con la motivazione che la loro conversione da cacciatori nomadi ad agricoltori sedentari era divenuta incompatibile con la preservazione della natura. Dal 1990 il governo aveva cessato di fornire loro l’assistenza idrica e sanitaria, per costringerli a rilocalizzarsi al di fuori della riserva, ricompensadoli anche con argento e bestiame.

Secondo l’ organizzazione Survival International dietro l’allontanamento dei Boscimani ci sarebbe un futuro sfruttamento del territorio per l’estrazione dei diamanti.

| Next Entries »
SaVeTheRaBbiT.nEt