Fonte: LaJornada
Il 31% dei bambini delle scuole di primo grado e il 30% del sesto anno sono denutriti. I casi più gravi in Chiapas e Quintana Roo, dove la percentuale sale oltre il 60% e la statura media è ben al di sotto di quella nazionale, secondo il rapporto dell’ Instituto Nacional para la Evaluación de la Educación (INEE). Le aree più povere del Messico risentono delle scarse risorse economiche e di assistenza sociale del territorio, le quali il Governo di Città del Messico ha relegato in un posto di serie C nella politica nazionale.
In Chiapas il 61% degli alunni del primo anno della scuola primaria e il 59% del sesto anno sono denutriti, mentre a Oaxaca le percentuali si fermano a un non meno grave 58 e 56% e in Yucatan al 50%. Ma è nelle scuole indigene che il problema della denutrizione segna punte dell’ 80%, con più del 10% di bambini “gravemente” denutriti. Anche il grado di istruzione in queste aree è molto più basso che nel resto del Paese.

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Il 10 marzo 1959 i tibetani, esasperati dai soprusi e dalle vessazioni subite ad opera dei cinesi, entrati in Tibet, un paese allora libero e indipendente, nel 1950, la popolazione di Lhasa insorse e il risentimento dei tibetani sfociò in un’aperta rivolta nazionale. Un imponente assembramento di popolo si riunì intorno al Norbulinka, il Palazzo d’Estate, dove si trovava il Dalai Lama. Di fronte alle evidenti mire colonialiste della Cina che brutalmente tacitava qualsiasi forma di resistenza, si accaniva sulla popolazione civile e, di fatto, esautorava lo stesso Dalai Lama da ogni potere, la gente chiese apertamente al governo di rifiutare ogni inutile compromesso con Pechino e, con grande determinazione, gridò ai cinesi di lasciare il Tibet. La parola d’ordine era “Libertà e Indipendenza”.




