Marzo 19th, 2007

MESSICO: IL 31% DEGLI ALUNNI SONO MALNUTRITI

Fonte: LaJornada

Il 31% dei bambini delle scuole di primo grado e il 30% del sesto anno sono denutriti. I casi più gravi in Chiapas e Quintana Roo, dove la percentuale sale oltre il 60% e la statura media è ben al di sotto di quella nazionale, secondo il rapporto dell’ Instituto Nacional para la Evaluación de la Educación (INEE). Le aree più povere del Messico risentono delle scarse risorse economiche e di assistenza sociale del territorio, le quali il Governo di Città del Messico ha relegato in un posto di serie C nella politica nazionale.

In Chiapas il 61% degli alunni del primo anno della scuola primaria e il 59% del sesto anno sono denutriti, mentre a Oaxaca le percentuali si fermano a un non meno grave 58 e 56% e in Yucatan al 50%. Ma è nelle scuole indigene che il problema della denutrizione segna punte dell’ 80%, con più del 10% di bambini “gravemente” denutriti. Anche il grado di istruzione in queste aree è molto più basso che nel resto del Paese.

Marzo 19th, 2007

LA CHIQUITA FINAZIAVA LE MILIZIE PARAMILITARI COLOMBIANE

Fonte: LeMonde

La multinazionale statunitense Chiquita ha finanziato le milizie paramilitari colombiane di estrema destra. La direzione del colosso mondiale del mercato delle banane lo ha ammesso dopo tre anni a fronte delle accuse mosse dal Dipartimento di Giustizia statunitense, , con il quale è giunto a un accordo per il pagamento di una maxi-multa di 25 milioni di dollari. Le AUC, Unità di autodifesa della Colombia, sono iscritte nella lista nera di Washington per le efferatezze compiute nella regione di Uraba, nel Nord-Ovest della Colombia, dove si estendono le coltivazioni di banane della multinazionale. Le AUC, con la colpevole complicità dei funzionari della Chiquita, vessavano contadini e sindacalisti con imposte illecite, minacce e uccisioni indiscriminate. La multinazionale ha versato, secondo quanto da essa stessa dichiarato, circa 1,7 milioni di dollari tra il 1994 e il 2001. Alti dirigenti della Chiquita, afferma il Dipartimento di Giustizia, avrebbero dato il loro consenso. L’accordo segna la fine dell’inchiesta che dura dal 2003, su segnalazione della stessa Chiquita, che rivelò che una sua vecchia filiale era inserita nella lista dei finanziatori della milizia paramilitare.

Anche altre multinazionali in Colombia, come la Coca Cola, sono sotto inchiesta nei tribunali di Washington per la loro complicità con la criminalità colombiana. Le filiali locali sembra, infatti, che ricorrano alle milizie paramilitari per eliminare sindacalisti scomodi e terrorizzare i lavoratori.

Marzo 15th, 2007

CRESCE LA REPRESSIONE CONTRO I DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI

Fonte: LeMonde

Il rapporto 2006 dell’ “Osservatorio per la protezione dei difensori dei diritti dell’uomo”, pubblicato il 14 marzo a Ginevra, denuncia l’incremento nel 2006 dei casi di violazione dei diritti umani a carico degli attivisti: rilevati ben 1306 casi di repressione in più di 90 Paesi, oltre cento casi in più rispetto al 2005. Colombia, Nepal, Cina si contendono il triste primato.

Ciò che più inquieta gli autori del dossier è la crescente impunità dei diretti responsabili e dei mandanti politici e criminali. Quando la persecuzione giudiziaria non riesce a ostacolare l’attività dei difensori dei diritti umani o a colpevolizzarli fino alla detenzione arbitraria, subentra spesso la violenza fisica, compresa la morte, in circostanze per lo più oscure.

Tra i Paesi più a rischio anche Messico, Guatemala, Iran, Cambogia, Russia, Sudan.

Marzo 15th, 2007

STRANI SUICIDI E METODI DA 007 PER ELIMINARE I NEMICI DI PUTIN.

Fonte: FoxNews

Ivan Sofronov, aveva servito la Russia come colonnello nelle Forze Aerospaziali Russe, prima di dedicarsi al giornalismo nel 1997. Esperto di affari militari, Safronov,  aveva turbato più volte il comando militare e le alte sfere politiche per i suoi rapporti senza ombre sullo stato delle Forze Armate russe. La Federal Security Service, la ex-KGB, lo aveva già interrogato molte volte, nel corso di indagini per presunte violazioni del segreto di Stato.

In particolare, a Dicembre, l’ex colonnello russo aveva creato scalpore al Kremlino con il suo rapporto sul terzo fallimento consecutivo del lancio del nuovo missile intercontinentale Bulava, di cui il presidente Vladimir Putin vorrebbe fare la base del potenziale bellico russo degli anni a venire. Le autorità, negano il tutto.

L’ associazione per i diritti dei giornalisti, il Committee to Protect Journalists, ha affermato che dal 2006 sono morti nel Paese ben 13 giornalisti, in circostanze poco chiare. Solo Iraq e Algeria superano la Russia in questa triste classifica, negli ultimi 15 anni.

Marzo 15th, 2007

DAL 23 MARZO 2003, 59 ATTIVISTI E GIORNALISTI ANCORA IN CARCERE A CUBA.

Fonte: Human Rights First

Dal 23 Marzo 2003, giornata nera per i diritti umani a Cuba,  59 attivisti e giornalisti sono ancora rinchiusi in carcere per aver rivendicato il diritto del popolo cubano alla libera espressione e ad altri basilari diritti umani. La maggior parte versa in pessime condizioni di salute e sono sottoposti a un duro regime carcerario, dal confinamento in celle di isolamento a un’inadeguata assistenza medica. Le mogli dei carcerati, le “Damas de blanco”, che dal 2003 protestano pacificamente per l’arresto degli attivisti, sono inoltre soggette a initimidazioni, minacce, vessazioni. Altri 16 attivisti sono stati liberati in passato grazie alle pressioni internazionali delle associazioni umanitarie e delle Nazioni Unite.

Marzo 11th, 2007

ENERGIA PULITA: DALLA GUERRA PER L’ENERGIA IL FUTURO DELL’ ECOSOSTENIBILE?

In un precedente articolo avevo cercato di spiegare il perchè della svolta “ecologista” dell’amministrazione Bush. Ora, si apre il secondo capitolo della guerra per il controllo delle risorse energetiche del pianeta e per l’equilibrio geo-politico mondiale. Che la tensione stia salendo e che l’equilibrio vacilli, lo dimostrano i recenti scontri diplomatici tra USA e RUSSIA sul dispiegamento delle testate missilistiche per la difesa aerea nell’ Est Europa.
Bush va in America Latina per muovere le sue pedine nello scacchiere mondiale. Per arginare l’influenza del venezuelano Chavez, che elargisce petrolio in cambio di un’alleanza anti-Washington, il Presidente statunitense propone e finanzia in Brasile lo sviluppo dell’ etanolo dalla canna da zucchero, come alternativa all’ oro nero, concentrato nelle mani di pochi regimi liberticidi. Nuovi impulsi giungono anche allo sviluppo delle auto ibride e allo sfruttamento delle fonti di energia rinnovabili. Nel nome della lotta al surriscaldamento del pianeta, gli Stati Uniti, fino a poco tempo fa del tutto indifferenti al problema e principali assenti dalla lista dei firmatari del trattato di Kyoto, diventano improvvisamente paladini dello sviluppo delle fonti di energia alternative.
L’impressione è che ancora una volta la storia accoglierà gli Stati Uniti come il Paese dell’innovazione tecnologica e della libertà del nuovo millennio. Con tutti i lati oscuri di questo Paese, dalla prigione di Guantanamo al sostegno alla dinastia saudita, la storia tirerà le somme e dovremo, volenti o nolenti, schierarci ancora una volta con il Paese che ci ha regalato la democrazia e ha fatto della ricerca della felicità un caposaldo della propria fondazione.

SaVeTheRaBbiT.nEt

Marzo 11th, 2007

CINA: L’ AVVOCATO GAO ZHISHENG E’ FINALMENTE LIBERO

Fonte: Amnesty International

Il 15 febbraio scorso, l’avvocato Gao Zhisheng è uscito dal carcere nel quale era detenuto. La mobilitazione internazionale, il coraggio dei difensori dei diritti umani in Cina hanno riportato la luce della speranza nel cuore di Gao, difensore di giornalisti, praticanti del Falun Gong, cattolici e contadini. Era in carcere dal 22 dicembre 2006.

Marzo 11th, 2007

48° ANNIVERSARIO DELL INSURREZIONE DI LHASA: “LIBERTA’ E INDIPENDENZA”

Tratto da:  Associazione Italia Tibet
Il 10 marzo 1959 i tibetani, esasperati dai soprusi e dalle vessazioni subite ad opera dei cinesi, entrati in Tibet, un paese allora libero e indipendente, nel 1950, la popolazione di Lhasa insorse e il risentimento dei tibetani sfociò in un’aperta rivolta nazionale. Un imponente assembramento di popolo si riunì intorno al Norbulinka, il Palazzo d’Estate, dove si trovava il Dalai Lama. Di fronte alle evidenti mire colonialiste della Cina che brutalmente tacitava qualsiasi forma di resistenza, si accaniva sulla popolazione civile e, di fatto, esautorava lo stesso Dalai Lama da ogni potere, la gente chiese apertamente al governo di rifiutare ogni inutile compromesso con Pechino e, con grande determinazione, gridò ai cinesi di lasciare il Tibet. La parola d’ordine era “Libertà e Indipendenza”.

Sono passati quarantotto anni e la situazione in Tibet non è cambiata. A fronte delle moderate richieste del Dalai Lama che dall’esilio chiede che al suo paese sia riconosciuta almeno una forma di reale autonomia in grado di consentire la sopravvivenza del patrimonio culturale tibetano, Pechino risponde con arroganza e infierisce sulla popolazione con disumani metodi repressivi sia fisici sia psicologici. Frustrati dalla mancanza di risultati concreti, un numero sempre maggiore di tibetani è deciso a mettere in gioco la propria vita perché il Tibet si possa salvare: come nel 1959, “Libertà e Indipendenza” sembra essere il grido che si leva dalle fila del popolo del Tibet.

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