Maggio 28th, 2007

IL BAVAGLIO DI KHARTOUM SULLE ONG IN DARFUR

Fonte: AlertNet

Media e ONG in Darfur: quarantasei agenzie umanitarie che operano in Darfur hanno risposto al sondaggio Reuters del 24 maggio scorso. Tutte hanno chiesto di rimanere anonime. Quattro hanno declinato l’invito. Due terzi delle agenzie dichiara di non poter parlare apertamente della situazione umanitaria nella regione per paura di ripercussioni.
E’ un quadro di omerta’ e compromessi quello che emerge dall’inchiesta, silenzio dettato dalla necessita’ di continuare ad assistere al meglio i profughi del Darfur. Ai media non giunge quindi che una minima parte dell’informazione dagli operatori umanitari, limitata per lo piu’ al bilancio degli aiuti umanitari che giungono nei campi dei profughi e alle loro condizioni. Non si possono denunciare lo stupro di migliaia di donne (70%), come Aisha, e gli autori dei gravi crimini contro i civili (78%), temi che il governo centrale considera addirittura taboo. I siti web e i comunicati stampa vengono controllati dalle autorita’ sudanesi, nel caso sfuggisse qualcosa all’auto-censura delle organizzazioni. Il rischio, per chi non ripetta il silenzio imposto da Khartoum, e’ l’allontanamento dal Darfur, con evidenti gravi ripercussioni sui civili che dipendono proprio dagli aiuti delle organizzazioni.

Copertura mediatica della crisi in Darfur

Ma gli operatori umanitari denunciano anche lo scarso interesse per l’aspetto propriamente umanitario della loro missione da parte dei mezzi di informazione, che invece insistono, senza trovare risposte, sull’aspetto politico e militare del conflitto.

Maggio 28th, 2007

LU DUCHENG IN ITALIA PER RICORDARE IL MASSACRO DI TIEN AN MEN

Riceviamo e pubblichiamo:

Il 23 maggio del 1989, tre giovani cinesi lanciarono gusci d’uova pieni di vernice sul ritratto di Mao Zedong ed attesero di proposito la polizia per essere arrestati. Da questo episodio e’ derivato loro l’appellativo di “Three Gentlemen”. Undici giorni dopo l’esercito cinese represse crudelmente la rivolta con il massacro di Piazza Tian An Men dove, secondo la Croce Rossa, almeno 2600 persone furono uccise. I tre “gentiluomini” : Lu Decheng, Yue Zhijing e Yu Dungyae furono imprigionati per numerosi anni. Yue e Yu, ora malato mentale a causa di abusi e torture, vivono in miseria in Cina. Lu Decheng, dopo dieci anni nei LAOGAI, vive ora in Canada, come rifugiato politico.

La Laogai Research Foundation e la CISL Piemonte hanno invitato in Italia Lu Decheng, dal 1 all’8 giugno prossimo, per commemorare, con una serie di manifestazioni, il diciottesimo anniversario del Massacro di Piazza Tian An Men.

La sera del venerdi’ 1 giugno avra’ luogo un concerto in Piazza a Nettuno. Domenica 3 giugno a Torino vi sara’ un incontro con l’On.le Pietro Marcenaro, Presidente della Commissione Interparlamentare per i Diritti Umani ed un convegno organizzato dalla CISL con il patrocinio della citta’ di Torino. Lunedi’ 4 giugno Lu Decheng presiedera’ una riunione con studenti, lavoratori e sindacalisti presso la CISL di Bergamo. A Roma, il 5 Giugno sono previste riunioni presso il Parlamento Italiano e la Segreteria Nazionale della CISL. Alle 17,00 sempre del 5 Giugno, Lu Decheng parlera’ agli studenti presso l’Aula VI dell’Universita’ LUMSA. Il 6 vedra’ Lu Decheng presenziare un convegno organizzato da Amnesty International ed il 7 vi sara’ una conferenza, patrocinata dal XXmo Municipio, presso la Torretta di Ponte Silvio.

Lu Decheng ripartira’ il venerdi’ 8 giugno per la Danimarca dove incontrera’ altri rifugiati politici e sopravvissuti ai LAOGAI

Maggio 8th, 2007

OMBRE SUI MARCIAPIEDE

Seduti, sul marciapiede grigio delle nostre vie, stanno i mendicanti.

Chini su se stessi, a chiedere pietà. Mercanti senza onore, che vendono la loro sfortuna, o semplici dannati, a cui è negato il paradiso? Vengono da tutto il mondo, le creature rinnegate. Giovani e adulti mettono in mostra gli orrori di una vita negata. Qualcuno ci ha fiutato un business. Qualcun altro, il business, l’ha creato. Importati, come merce, i mendicanti se ne stanno muti agli angoli della nostra vita e durano spesso il tempo di qualche secondo: gli occhi spenti davanti al parabrezza dell’auto, una mano tesa che ci scorre di lato, una gamba deforme che, forse, non dimenticheremo.

Romeni,russi, armeni vengono fatti venire in Italia da loro stessi connazionali, con la promessa di un letto in ospedale e un intervento miracoloso. Per altri versi, ricorda altri tristi inganni. Si portano dietro il loro carico di deformità, il cui peso è alleviato solo dalla illusoria speranza di una nuova vita. Li attende, invece, la gogna della strada: terrorizzati, privati dei loro documenti e delle loro protesi, denutriti ed emaciati, vengono scaricati sui marciapiedi la mattina e recuperati la sera, quando sono costretti a consegnare l’elemosina accumulata ai trafficanti d’uomini. Almeno 200 euro ciascuno, nelle piazze di Roma animate da turisti compassionevoli. La notte, chiusi in stanze sporche e poco areate, stanno in silenzio, a pregare o a sperare, finchè cala il buio anche sui loro pensieri, finchè non ci saranno altri pensieri.

E’ la triste storia di tanti ragazzi e adulti, diventate vittime di un racket che frutta molte migliaia di euro ai criminali. Non solo mutilati: le inchieste, sia italiane sia rumene o caucasiche, hanno messo in luce anche lo sfruttamento dei sordomuti, costretti a lasciare oggettini su treni e ristoranti della penisola in cambio di qualche euro: il ricavato, ovviamente, viene sequestrato, del tutto o in parte, dagli sfruttatori. Il nostro gesto di solidarietà e compassione potrebbe quindi diventare, per tante persone senza scrupolo, motivo di sfruttamento e schiavismo dei più deboli. Molto più efficace e sicuro sostenere invece associazioni di volontariato e assistenza, come la Caritas, semmai con una anche piccola donazione ma costante nel tempo.Talvolta, mi chiedo se quella moneta lasciata sul palmo di una mano tesa, all’angolo di un marciapiede grigio, non sia in realtà il prezzo della nostra coscienza. In fondo, basta solo una moneta e quella mano scompare, dietro di noi, senza darci il tempo di chiedere che fine farà e quale storia sia scritta nel libro della vita che ci siamo appena lasciati alle spalle.

Maggio 8th, 2007

TIBETANI DEPORTATI, VERGOGNA DELL’ UMANITA’

fonte: DossierTibet

Il Partito Comunista Cinese si è a lungo interrogato sulle ragioni della mancata “assimilazione” dei nativi ed è giunto alla conclusione che senza una radicale riorganizzazione del territorio non è possibile cancellare l’identità nazionale tibetana .
Cultura tradizionale e religiosità diffusa si possono estirpare soltanto se si cambia radicalmente la vita quotidiana di pastori e contadini, se li si allontana definitivamente dalle terre d’origine concentrandoli in aree dove sia possibile la “ricostruzione controllata” di una identità finalmente compatibile con lo sviluppo socialista.
Nei mesi scorsi è stato così emanato un provvedimento che impone a tutti i tibetani che ancora vivono nei villaggi situati a ridosso delle grandi arterie di trasferirsi , a loro spese, nei “gulag” realizzati in zone facilmente controllabili dalle forze di sicurezza cinesi.
Dalle prime immagini dei confortevoli loculi (3 metri x 4, privi di elettricità e di acqua potabile, ma sui quali sventola la rossa bandiera del PCC !) deduciamo che si avvicina ormai la soluzione finale della questione tibetana.
Infatti accanto alle nuove “abitazioni” non c’è spazio per greggi ed armenti ed i tibetani saranno quindi costretti a svendere bestiame ed animali da cortile ,loro unica fonte di sostentamento , prima di “trasferirsi”nei nuovi campi di concentramento.
Inoltre la baracca viene loro venduta a prezzi esorbitanti ( $6,000 ,l’equivalente di 20 anni di lavoro ! ) ed il ricavato della vendita del bestiame potrà forse servire per versare un piccolo acconto, ma per saldare il debito dovranno chiedere un prestito ad una banca cinese; prestito che difficilmente potranno mai restituire.
Indebitati e disoccupati finiranno così per essere arrestati per morosità .
Mentre chi avrà osato sfidare l’ingiunzione governativa si vedrà radere al suolo la vecchia abitazione !
E questo è solo l’inizio della deportazione di tutti i pastori, di tutti i contadini che ancora vivono nelle campagne del Tibet.
Se l’esperimento avrà successo presto sorgeranno ovunque “insediamenti moderni”dove i nativi verranno” invitati” a trasferirsi pena l’arresto ed il sequestro di tutti i beni.
Ma nessuno ormai osa più denunciare i crimini commessi dalla cricca al potere e lo stesso Governo Tibetano in Esilio evita con cura di informare il mondo libero sulle deportazioni in atto.
Le poche immagini pubblicate sul sito della BBC da un coraggioso reporter sono state presto rimosse per non irritare Pechino.
Fonti della resistenza tibetana riferiscono che al 7 Maggio 2007 sono già oltre 250.000 i contadini deportati nei “villaggi socialisti”
Dopo l’inaugurazione della ferrovia ,che ha già portato in Tibet migliaia di nuovi coloni,oggi non possiamo assistere impotenti alla più grande deportazione di massa dai tempi di Stalin.

Firma: petizione popolare promossa dalla Campagna di Solidarietà con il Popolo Tibetano

Maggio 1st, 2007

ROMA: PRIMO GLOBAL DAY FOR DARFUR IN ITALIA

Tratto da: Italian Blogs for Darfur

Si è conclusa infine l’avventura che ha portato Italian Blogs for Darfur a riunire intorno al Darfur decine di associazioni culturali, di volontariato e politiche giovanili, come mai non era stato fatto prima in Italia. Giunto ormai alla sua terza edizione, il primo Global Day for Darfur a Roma segna un primo importante passo in avanti per la sensibilizzazione della società civile italiana e della classe politica alla guida del Paese. Se, infatti, la marcia lungo via dei Fori Imperiali non ha visto la partecipazione fisica di tante persone come avremo desiderato, le iniziative del 27 e del 29 aprile hanno riscosso invece ampio successo nelle principali edizioni dei telegiornali e nella rete, coinvolgendo idealmente migliaia di persone.
La presenza di alcuni protagonisti della scena politica italiana, giovanile e non, è stata fortemente voluta da Italian Blogs for Darfur, che crede che il conflitto del Darfur necessiti di un impegno immediato e trasversale del Parlamento Italiano affinchè l’ Italia divenga promotrice di pace in Darfur.
Abbiamo chiesto, insieme all’ Associazione Rifugiati del Darfur e Senza Confine di Roma, che un muro di caschi blu dell’ONU cinga a protezione i villaggi del Darfur, ora, subito, perchè il tempo per le parole è già finito.

SaVeTheRaBbiT.nEt