E’ un sabato d’aprile. Salerno si presenta calda e viva, sfoggia tutta la sua ricchezza di umanità e semplici, banali gesti di una vita che si ripete forse da sempre.
Il lungomare è un via vai sereno di persone, famiglie, soprattutto giovani coppie. Cerco un albergo, mi accontento: Albergo S.Lucia fa al caso mio, una singola a 35 euro, una stella a 100 metri dal lungomare e a un passo dal centro storico e della movida salernitana.
Giro in lungo e in largo la città, che mi rapisce. La sera mi trattengo fino a tardi per assaporare uno squarcio di notte, ahimè solo da osservatore, ma tanto mi basta se l’alternativa era restare in mezzo al nulla a fare peggio del nulla, la gretta vita della guardia di frontiera.
Nel centro storico vengo attirato dalla musica e dalle luci verso via Canali: uno spazio urbano prestato all’arte, al dinamismo della cultura applicata, delle forme e dei colori, della manualità celata dall’editor grafico. E’ “Live City - Il viaggio”, corteo reale/virtuale, a cura del laboratorio Archabout, allestimento nell’ambito del Festival Culture Giovani di Salerno.
Sulla facciata del Palazzo Genovesi viene proiettato un “corteo elettronico” e in un cortile adiacente le immagini di una mostra sul ‘68 ribelle in Second Life. Nella piazza antistante, tra la curiosità della gente, in maggioranza giovani e giovanissimi, un pannello “vivente”, in cui disegni e foto manipolate sul momento si rincorrono per tracciare i volti della città.






