27.10.2008 - Mauro Annarumma

Non se ne voglia il candidato repubblicano John McCain, ma il democratico Barack Obama piace di più agli europei: lo dicono i sondaggi più o meno seri pubblicati recentemente da quasi tutti i principali giornali europei, e lo dimostrano le migliaia di persone accorse a Berlino per ascoltare quello che in tanti chiamano il “Kennedy dei nostri tempi”. Secondo i cittadini europei, una vittoria del senatore dell’Illinois porterebbe una nuova ventata di speranza e passione politica dentro e fuori gli Stati Uniti

A Washington, in effetti, chi scrive ha potuto toccare con mano l’entusiasmo dei giovani tifosi di Obama, numerosi agli angoli delle strade e alle uscite dalle metropolitane. Ma lo stesso si può dire dei giovani repubblicani, seppure più composti e dal look visibilmente più sobrio.

Negli ultimi giorni della corsa alla Casa Bianca Barack Obama, che spopola nei media tradizionali quanto in quelli della nuova era digitale, supera nei sondaggi statunitensi ed europei l’avversario repubblicano McCain, ma mentre in Patria i punti di vantaggio si contano sulle mani, in Europa la simpatia del candidato nero raggiunge percentuali altisonanti: l’83% di vantaggio su McCain in Svizzera, il 68% in Francia, in Olanda il 70%, e il 64%  in Gran Bretagna. Anche in Italia Obama sarebbe il favorito, sebbene la capitale italiana non sia stata inclusa tra le tappe del candidato democratico in Europa.

Un altro sondaggio, questa volta dell’autorevole Gallup, afferma che di circa la metà della popolazione mondiale ogni 100 persone ci sarebbero 30 votanti possibili di Obama contro i soli 8 su cento di McCain. Il dato più rilevante riguarda i cittadini di Australia, Giappone, Singapore e Corea del Sud, tra i principali alleati degli Stati Uniti. In Europa, i cittadini olandesi e norvegesi sarebbero i più vicini al candidato democratico degli Stati Uniti.

Insomma, se gli europei votassero realmente il 4 novembre, Barack Obama vincerebbe sicuramente. Ma le elezioni sono aperte solo ai cittadini statunitensi, che in un periodo di crisi per l’economia statunitense e il rischio mai scemato di terrorismo, dovranno decidere tra l’ammaliante oratoria del democratico di Honolulu o la veemenza del repubblicano, espressione della profonda “America”.

Tratto da Meltin’POt on web