Gennaio 28th, 2009

Non solo “pellicce”…

In edicola, in questi giorni, potete trovare le pellicce!
Pon pon per cellulari, usati sopratutto da teen ager, ignari del fatto che dietro a questi buffi pallottoli pelosi si nasconde la sofferenza e la morte, atroci, di poveri animali…
Genitori disinformati che regalano questi orrori trattati con sostanze chimiche (la concia delle pellicce è una delle più inquinati e tossiche), dove non manca, addirittura, il CROMO ESAVALENTE e coloranti tossici, che vengono maneggiati e inalati (il pelo infatti tende a staccarsi) causando allegie, asma, o peggio…

Se non sapete distinguere il pelo vero da quello sintetico, NON ACQUISTATELI

Ps: I pon pon in questione sono stati analizzati e risultano di provenienza animale.

Gennaio 28th, 2009

La crudeltà di Borsalino - Persino il casco con la pelliccia!

La moda degli inserti di pelliccia non ha limiti di decenza. Abbiamo visto l’insensibilità e la follia di stilisti al lavoro in vari modi, persino con la creazione di bikini di visone o pantofole di vero pelo. Adesso per chiudere in bellezza la lista di prodotti inutili per i quali vengono uccisi e devono soffrire degli animali arriva persino il casco con la rifinitura in pelliccia!

Si tratta di un casco da sci firmato Borsalino, nota azienda produttrice di cappelli e accessori di abbigliamento, che ha una rifinitura in volpe argentata.
Forse i designers di Borsalino, i loro dirigenti e i clienti che compreranno questa ingobile creazione non sanno quanta sofferenza c’è dietro la produzione di pelo di volpe. Animali chiusi in piccole gabbie per una vita di noia, stress, tristezza e dolore. Animali uccisi con le scosse elettriche. Milioni di volpi che ogni anno vengono ucise per una moda inutile, per una vanità vuota. Animali che devono soffrire anche per questi stupidi caschi!
Certo per questa azienda che in molti suoi cappelli utilizza pelliccia, pensare di metterla anche su un casco può essere sembrata una trovata simpatica. Ma per noi non lo è.

Questo casco rappresenta al meglio l’industria della pelliccia. Rappresenta le menzogne che raccontano per difendersi, che la pelliccia è necessaria, che tiene caldo, che è naturale… ma se oggi il 90% delle volpi vengono uccise per degli inserti, siano essi colletti o caschi non importa, queste menzogne diventano solo vuota propaganda dietro cui mascherare il cinismo e la violenza di una industria senza scrupoli.

Invitiamo tutti e tutte ad esprimere il proprio disgusto a Borsalino, chiedendo che cessino di utilizzare pelliccia per i loro prodotti:

Borsalino Giuseppe e Fratello spa
Zona Industriale D5
15047 Spinetta Marengo (AL)

Tel: 0131-214211
fax: 0131-619052

Indirizzi E-mail:

info@borsalino.com, showroom@borsalino.com, pressoffice@borsalino.com, e molti altri sul gruppo facebook di CAMPAGNA AIP.

Gennaio 4th, 2009

Darfur: 2008 da dimenticare, non resta che sperare in un 2009 migliore.

di Mauro Annarumma* da Italian Blogs for Darfur:

Anno orribile per l’Africa, il 2008: Kenia, Congo, Zimbabwe, Somalia, Sudan, sono solo alcuni dei Paesi che sono stati teatro di sciagure umanitarie nell’anno appena trascorso. Eppure ci aggrappiamo alla speranza che il nuovo anno possa essere migliore. Il 29 dicembre, nel Corno d’Africa, regione devastata da una crisi umanitaria paragonabile a quella del Darfur, si è dimesso Abdullahi Yusuf, signore della guerra e presidente, e le truppe etiopi si sono ritirate dalla Somalia.

Poco prima che il 2008 si chiudesse sancendo il fallimento delle aspirazioni di pace in Darfur, con poco più del contingente della missione ONU-UA dispiegato dopo oltre un anno e mezzo dal suo inizio ufficiale e sempre nuove rappresaglie delle forze governative contro ribelli e popolazione civile, il Governo Italiano preannunciava per il 2009 una ripresa dei lavori a livello internazionale che dovrebbe vedere finalmente anche il nostro Paese tra i fornitori di alcuni velivoli da trasporto. Ne hanno riferito ai giornalisti presenti alla conferenza stampa di fine anno il ministro della Difesa Ignazio la Russa e il capo di stato maggiore della Difesa Vincenzo Camporini. La missione, sin dall’inizio in forte crisi causa proprio la mancanza di almeno 18 elicotteri da trasporto fondamentali per il monitoraggio del territorio, “risponde all’esigenza di proteggere le popolazioni locali da una sorta di pulizia etnica che in qualche modo si suppone guidata da poteri politici locali”(APCOM).
Sempre nel 2009 è prevista la chiusura dell’ ospedale italiano ad Abeché a supporto della missione EUFOR e dei profughi del Darfur in Ciad, mentre sono stati attribuiti nuovi finanziamenti per l’invio in Darfur di 245 operatori nell’ambito della missione congiunta ONU e Unione Africana. Proprio Italians for Darfur, nei mesi scorsi, aveva promosso iniziative parlamentari atte a incoraggiare simili impegni, come la costituzione di un intergruppo alla Camera sulla crisi in Darfur e l’approvazione di un ordine del giorno relativo proprio all’impiego di elicotteri italiani nella regione sudanese.

Confido in ogni caso anche quest’anno nell’opera dei tanti missionari e dei volontari di tutto il mondo che traducono ogni giorno, quasi sempre lontano dai media, le nostre speranze in atti di quotidiana solidarietà. A loro va tutta la nostra più sincera gratitudine e sinceri auguri. In alto a destra, una delle tele di Riccardo Paracchini, pittore di Montano (Como): “due angeli che annunciano la Parola“.

 *Mauro Annarumma è vice-presidente fondatore e coordinatore campagna on-line di Italians for Darfur

Gennaio 4th, 2009

Prove di democrazia in Afghanistan

di Mauro Annarumma su Meltin’POt on web

foto di Mauro Annarumma[foto di Mauro Annarumma] Le elezioni presidenziali in Afghanistan avranno luogo tra meno di un anno e a metà dell’anno successivo si terranno quelle parlamentari, primi passi del percorso, ancora immaturo, del Paese verso la democrazia. Intanto, in tutte le province dell’Afghanistan, sta proseguendo la registrazione al voto della popolazione, non solo nei capoluoghi di provincia e di distretto, ma anche nei tanti piccoli villaggi delle periferie, fino ad oggi esclusi dalla vita politica del Paese. In un clima di insicurezza e inquietudine, con il presente sconvolto da quotidiane rappresaglie delle bande armate e di estremisti, non mancano tuttavia le persone che hanno deciso di mettersi in fila per registrarsi presso scuole e stazioni di polizia locali.

Dopo decenni di terrore ed emarginazione politica, l’Afghanistran cerca di ritrovare la fiducia nelle forme democratiche di rappresentanza e di governo, sebbene la pacificazione politica e militare sia ancora lontana. Dal 2006 sono infatti aumentati gli attacchi suicidi e radiocomandati delle forze talebane, che controllano ancora circa il 10% del territorio, e della guerriglia, un colorito mondo di trafficanti di droga e di armi, capi locali di bande armate che lottano per il controllo di strade e uomini.

Secondo stime recenti dell’intelligence statunitense le capacità di controllo governativo si fermerebbero al 30% del territorio afghano, tanto da valere al presidente attuale Hamid Karzai il soprannome di “Sindaco di Kabul”.  Il Presidente Karzai, eletto nel 2004 alla caduta del regime talebano e in passato consulente della Unocal (Chevron), durante un periodo di formazione negli Stati Uniti, ha dichiarato di voler ricandidarsi alla presidenza, nonostante le critiche mosse al suo operato da molti afghani, che non hanno visto migliorare significativamente nè la sicurezza né le condizioni di vita, e il diffondersi della corruzione politica nel Parlamento. Non sembra, tuttavia, che possano esserci solide alternative: potrebbe però farsi strada il nome di Ali Ahmed Jalali, Ministro degli Interni dal 2001 al 2005 e docente alla National Defense University in Washington.

Le elezioni costano non meno di 100 milioni di dollari, ma non è più così semplice trovare dei donatori stranieri disposti a contribuire per una seconda tornata di elezioni (nel 2005 furono spesi ben 359 milioni), soprattutto in questo periodo, in cui sembrano aumentare gli attacchi destabilizzanti diretti alle  nuove istituzioni locali e alle truppe NATO impegnate nel controllo e nella ricostruzione del territorio. Non riuscendo a conquistare pienamente la fiducia e la collaborazione della popolazione, fondamentale per il successo dell’opera di ricostruzione del Paese, gli strateghi internazionali auspicano, ed è il Presidente Karzai  a proporlo pubblicamente, un riavvicinamento diplomatico con i Talebani e i mullah più importanti, al fine di trovare, tramite il negoziato, una via di uscita alla guerra e giungere così alle prossime elezioni in un clima più sereno.

SaVeTheRaBbiT.nEt