[foto di Mauro Annarumma] Le elezioni presidenziali in Afghanistan avranno luogo tra meno di un anno e a metà dell’anno successivo si terranno quelle parlamentari, primi passi del percorso, ancora immaturo, del Paese verso la democrazia. Intanto, in tutte le province dell’Afghanistan, sta proseguendo la registrazione al voto della popolazione, non solo nei capoluoghi di provincia e di distretto, ma anche nei tanti piccoli villaggi delle periferie, fino ad oggi esclusi dalla vita politica del Paese. In un clima di insicurezza e inquietudine, con il presente sconvolto da quotidiane rappresaglie delle bande armate e di estremisti, non mancano tuttavia le persone che hanno deciso di mettersi in fila per registrarsi presso scuole e stazioni di polizia locali.
Dopo decenni di terrore ed emarginazione politica, l’Afghanistran cerca di ritrovare la fiducia nelle forme democratiche di rappresentanza e di governo, sebbene la pacificazione politica e militare sia ancora lontana. Dal 2006 sono infatti aumentati gli attacchi suicidi e radiocomandati delle forze talebane, che controllano ancora circa il 10% del territorio, e della guerriglia, un colorito mondo di trafficanti di droga e di armi, capi locali di bande armate che lottano per il controllo di strade e uomini.
Secondo stime recenti dell’intelligence statunitense le capacità di controllo governativo si fermerebbero al 30% del territorio afghano, tanto da valere al presidente attuale Hamid Karzai il soprannome di “Sindaco di Kabul”. Il Presidente Karzai, eletto nel 2004 alla caduta del regime talebano e in passato consulente della Unocal (Chevron), durante un periodo di formazione negli Stati Uniti, ha dichiarato di voler ricandidarsi alla presidenza, nonostante le critiche mosse al suo operato da molti afghani, che non hanno visto migliorare significativamente nè la sicurezza né le condizioni di vita, e il diffondersi della corruzione politica nel Parlamento. Non sembra, tuttavia, che possano esserci solide alternative: potrebbe però farsi strada il nome di Ali Ahmed Jalali, Ministro degli Interni dal 2001 al 2005 e docente alla National Defense University in Washington.
Le elezioni costano non meno di 100 milioni di dollari, ma non è più così semplice trovare dei donatori stranieri disposti a contribuire per una seconda tornata di elezioni (nel 2005 furono spesi ben 359 milioni), soprattutto in questo periodo, in cui sembrano aumentare gli attacchi destabilizzanti diretti alle nuove istituzioni locali e alle truppe NATO impegnate nel controllo e nella ricostruzione del territorio. Non riuscendo a conquistare pienamente la fiducia e la collaborazione della popolazione, fondamentale per il successo dell’opera di ricostruzione del Paese, gli strateghi internazionali auspicano, ed è il Presidente Karzai a proporlo pubblicamente, un riavvicinamento diplomatico con i Talebani e i mullah più importanti, al fine di trovare, tramite il negoziato, una via di uscita alla guerra e giungere così alle prossime elezioni in un clima più sereno.