La fine delle ostilità in Darfur sembra ancora lontana, ma l’impegno internazionale è più forte
di- Mauro Annarumma su MeltinPotonweb
Martedì 11 febbraio è stata inaugurata la prima sessione dei nuovi colloqui di pace tra il governo sudanese, rappresentato dall’ assistente del Presidente Omar Hassan Al-Bashir Nafie Ali Nafie, e il Justice for Equality Movement (JEM), guidato da Khalil Ibrahim che, seppur meno popolare rispetto al Sudan Liberation Army (SLM) di Minnawi e di el-Nour, è ritenuto il gruppo meglio armato nel maculato panorama della guerriglia sudanese. L’incontro, il primo dal 2007 e dopo l’attacco alla capitale tentato dai ribelli del JEM l’anno scorso, ha avuto luogo al Doha Sheraton Hotel, in Qatar, ed è stato voluto da Lega Araba, Nazioni Unite e Unione Africana, in prospettiva di una eventuale e quanto mai auspicabile conferenza di pace. A differenza di altre simili iniziative tenute in passato a partire dal 2003, allorquando gruppi armati del Darfur insorsero contro il despotismo discriminatorio del governo centrale di Khartoum, e preso atto del rifiuto di Abdel Wahed Mohamed Ahmed al-Nour, leader carismatico della parte di SLM che non si riconobbe più nello storico leader Minni Arcua Minnawi all’indomani della firma degli accordi di pace di Abuja nel 2006, le altre parti coinvolte nel conflitto non sono state invitate: la decisione, se da un lato mina la portata di un eventuale accordo tra JEM e Khartoum, dall’altro lato tenderebbe a semplificare le trattative con uno dei due principali gruppi armati del fronte ribelle. Khalil Ibrahim chiede venga attribuito al proprio movimento un ruolo chiave nel governo del Sudan, lo smantellamento delle milizie governative e paramilitari alle dipendenze di Khartoum e l’integrazione dei propri uomini nelle forze regolari, la cessazione dei bombardamenti ai villaggi del Darfur e maggiori garanzie sulla effettiva distribuzione di aiuti umanitari e assistenza medica finora assoggettate al controllo e alla mediazione degli enti centrali. Dopo l’iniziale entusiasmo per quella che appariva una prima positiva giornata di colloqui, le posizioni delle due parti si sono però irrigidite, a causa della denuncia delle ennesime operazioni militari governative nell’area del Jebel Mara, roccaforte dei ribelli. A gettare ombre sull’ultima sessione dei colloqui è stata, ancor più, la notizia, diffusa dal New York Times ma smentita, secondo cui il Tribunale Penale Internazionale avrebbe deciso di dare via libera al mandato di arresto del Presidente sudanese, accusato dal Procuratore Capo Luis Moreno Ocampo di crimini di guerra. La decisione degli Alti Giudici della Corte Penale Internazionale si saprà tuttavia solo a fine mese, secondo le consuete ed ufficiali vie di comunicazione alla stampa. Voci e smentite che rientrano anch’esse nella difficile partita per la pace in Darfur.
Mauro Annarumma è Vice-Presidente di Italians for Darfur






