Marzo 30th, 2009

Moriva 29 anni fa Oscar Romero, il vescovo dei poveri dell’El Salvador

Nel giorno della commemorazione del suo assassinio si accendono le speranze per una svolta politica del Paese dopo le elezioni che hanno visto la sconfitta, per la prima volta in vent’anni, della destra.

Ricorre il 24 marzo di quest’anno il 29° anno dalla morte dell’arcivescovo salvadoregno, monsignor Oscar Arnulfo Romero, ucciso da ignoti sicari della destra al governo.  Con lui morivano anche le rivendicazioni del popolo, stretto nella morsa di due ideologie che si confrontavano con le armi, da una parte un governo militarizzato di destra, dall’altra la guerriglia di sinistra, e si apriva una lunga stagione di morte: dal 1980 al 1992 perirono circa 70.000 persone, tra cui anche sindacalisti, politici, sacerdoti, suore, semplici contadini che chiedevano una maggiore tutela dei loro basilari diritti.

Era il 1980 quando si celebrava la messa nella cappella di un ospedale per malati terminali, e durante l’offertorio il vescovo Mons. Romero cadeva al suolo colpito mortalmente da colpi di arma da fuoco. Un’esecuzione capitale, legata alle denuncie che si levavano ogni domenica dall’altare della cattedrale di San Salvador, omelie che, trasmesse anche via radio in tutto il mondo, ricordavano ogni settimana soprusi e ingiustizie a danno del popolo, “il popolo povero, che oggi è il Corpo di Cristo nella storia “, accanto al quale Mons. Romero aveva deciso di schierarsi. Il giorno prima aveva esortato i soldati salvadoregni a non obbedire a ordini immorali che volevano imporre la repressione della popolazione, un vero e proprio testamento consacrato alla storia.

L’omicidio fu commissionato da Roberto d’Aubuisson, il capo dell’estrema destra fondatore degli ’squadroni della morte’ e del partito ‘Arena’ al governo fino a pochi giorni fa, quando le elezioni governative sono state vinte dal Frente Farabundo Martì de Liberaciòn Nacional, dopo 20 anni di incontrastato dominio dell’oligarchia di destra. Il nuovo Presidente, Maurizio Funes, il primo candidato del FMLN a non avere un passato da guerrigliero, ha voluto ricordare nel giorno del suo insediamento l’opera di Mons. Romero, promettendo di seguirne il percorso da lui intrapreso. Tra le tante emergenze del piccolo e povero paese del Centramerica, anche la questione giustizia: dal 1993 è in atto, infatti, l’amnistia per i militari accusati di crimini e violazioni dei diritti umani durante la guerra civile, gli stessi che ancora oggi costituiscono l’elite dell’El Salvador.

Marzo 19th, 2009

Darfur, una crisi che non si vuole ricordare.

Il nuovo rapporto dell’Osservatorio di Pavia mette in luce la scarsa attenzione dei mezzi di informazione verso le crisi umanitarie.

di Mauro Annarumma per Meltin’Pot (Univ. Roma Tre)

 E’ stato presentato mercoledì scorso il nuovo rapporto sulle crisi dimenticate dell’Osservatorio di Pavia per Medici Senza Frontiere. Secondo quanto risulta dall’analisi condotta dai ricercatori di Pavia, tra le dieci crisi umanitarie più grandi del pianeta, spicca ancora una volta il triste primato della crisi umanitaria in Darfur, Sudan, poi seguita via via da Zimbabwe, Somalia, Myanmar, Nord Kivu in RDC, Pakistan, Etiopia e Iraq. Nello stesso documento  emerge però un altro dato importante: è considerevole il risultato ottenuto da Italians for Darfur, che dal 2006 porta avanti, unica in Italia, campagne di advocacy e lobbing mirate per il Darfur.
Si legge, infatti, nel rapporto: “Nel 2008 delle 53 notizie dedicate al Sudan 11 sono incentrate sulle iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, quali il Global Day per il Darfur (ad aprile) che vede come testimonial, tra gli altri, quel George Clooney diventato da tempo icona Darfur “. Per la realizzazione del rapporto sono state analizzate le edizioni principali del giorno e della sera di Rai e Mediaset, con risultati alquanto emblematici: solo il 6% di tutti i servizi giornalistici di queste edizioni sono infatti dedicate alle crisi umanitarie, la maggior parte dei quali riguardano la crisi mediorientale, Afghanistan e Tibet.  La quasi totalità delle notizie delle principali edizioni dei telegiornali italiani riguarda invece la cronaca politica e la cronaca nera, distanziandosi ampiamente dalla media dei notiziari delle principali emittenti europee, dove solo il 16,5 per cento delle  notizie, ad esempio, è riservata alla cronaca politica contro il 35 per cento dei tg Rai.
Con una risoluzione approvata il maggio 2007 dalla Commisione Vigilanza Rai, promossa da Italians for Darfur per il tramite dell’On. Beltrandi, si era riusciti a impegnare la RAI a una maggiore informazione sul conflitto in Darfur, impegno però mai rispettato. Gli ultimi tragici avvenimenti che hanno riguardato il rapimento di un team di Medici Senza Frontiere in Darfur tra cui un italiano,fortunatamente conclusosi con la liberazione di tutti gli ostaggi, hanno attirato le attenzioni dei media italiani per alcuni giorni, confermando, ancora una volta, la spiccata e ormai consolidata tendenza del giornalismo italiano a trattare le notizie dall’estero in funzione delle ripercussioni politiche e di cronaca nostrane.  Forte è quindi la responsabilità dei giornalisti e dei direttori di agenzia, che non si sottraggono alle logiche di mercato e di convenienza politica nemmeno dinanzi a crisi umanitarie tra le peggiori del nostro secolo. Urge quindi una presa di posizione netta degli organi di controllo della televisione pubblica e degli Ordini dei giornalisti, da tradurre da subito in atti concreti per riportare sotto i riflettori il dramma delle popolazioni e delle guerre dimenticate.
Mauro Annarumma è vice-presidente di Italians for Darfur

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