Nel giorno della commemorazione del suo assassinio si accendono le speranze per una svolta politica del Paese dopo le elezioni che hanno visto la sconfitta, per la prima volta in vent’anni, della destra.
Ricorre il 24 marzo di quest’anno il 29° anno dalla morte dell’arcivescovo salvadoregno, monsignor Oscar Arnulfo Romero, ucciso da ignoti sicari della destra al governo. Con lui morivano anche le rivendicazioni del popolo, stretto nella morsa di due ideologie che si confrontavano con le armi, da una parte un governo militarizzato di destra, dall’altra la guerriglia di sinistra, e si apriva una lunga stagione di morte: dal 1980 al 1992 perirono circa 70.000 persone, tra cui anche sindacalisti, politici, sacerdoti, suore, semplici contadini che chiedevano una maggiore tutela dei loro basilari diritti.
Era il 1980 quando si celebrava la messa nella cappella di un ospedale per malati terminali, e durante l’offertorio il vescovo Mons. Romero cadeva al suolo colpito mortalmente da colpi di arma da fuoco. Un’esecuzione capitale, legata alle denuncie che si levavano ogni domenica dall’altare della cattedrale di San Salvador, omelie che, trasmesse anche via radio in tutto il mondo, ricordavano ogni settimana soprusi e ingiustizie a danno del popolo, “il popolo povero, che oggi è il Corpo di Cristo nella storia “, accanto al quale Mons. Romero aveva deciso di schierarsi. Il giorno prima aveva esortato i soldati salvadoregni a non obbedire a ordini immorali che volevano imporre la repressione della popolazione, un vero e proprio testamento consacrato alla storia.
L’omicidio fu commissionato da Roberto d’Aubuisson, il capo dell’estrema destra fondatore degli ’squadroni della morte’ e del partito ‘Arena’ al governo fino a pochi giorni fa, quando le elezioni governative sono state vinte dal Frente Farabundo Martì de Liberaciòn Nacional, dopo 20 anni di incontrastato dominio dell’oligarchia di destra. Il nuovo Presidente, Maurizio Funes, il primo candidato del FMLN a non avere un passato da guerrigliero, ha voluto ricordare nel giorno del suo insediamento l’opera di Mons. Romero, promettendo di seguirne il percorso da lui intrapreso. Tra le tante emergenze del piccolo e povero paese del Centramerica, anche la questione giustizia: dal 1993 è in atto, infatti, l’amnistia per i militari accusati di crimini e violazioni dei diritti umani durante la guerra civile, gli stessi che ancora oggi costituiscono l’elite dell’El Salvador.






