Aprile 18th, 2009

Facebook forse non più accessibile in Sudan, ma la censura questa volta arriva da lontano

Omar, gestore di un noto locale che anima la vita notturna della capitale sudanese, mi spiega perchè il dibattito tra gli internauti sudanesi sul futuro di Facebook si sia fatto tanto acceso nelle ultime settimane. Per denunciare quanto potrebbe accadere presto si sono mobilitati anche numerosi bloggers sudanesi, come AnwarKing.
Il principale social network mondiale, infatti, ha proposto una Dichiarazione dei Diritti e delle Responsabilità che, qualora approvato in via definitiva, negherebbe l’utilizzo del servizio ai Paesi sotto embargo degli Stati Uniti (punto 4.3), tra cui, appunto, il Sudan.

“Hi Mauro,
we in Sudan are now facing two dilemmas, one being:

-The post link service in Facebook site has been blocked by Sudanese National Telecommunication Corporation. that was the first step.
We guess that the second step is to block Facebook site by National Telecommunication Corporation .
Why because there was some political groups against the government . -
and the other:

- Facebook Site Governance: You are bound by the laws of the country that you live in. You may also need to comply with the laws of other jurisdictions, including the laws of the United States (because our headquarters are based in the U.S.).

How are sections like 4.3 (embargoed countries) consistent with the “One World” principle in the proposed Facebook Principles?
As we state in the Principles, our principles are constrained by limitations of applicable law. -

I have addressed the facebook administrators to emphasize that by applying this facebook embargo on countries like Sudan you will be helping the dictatorial government of Sudan who also is working hard to sensor and control the use of facebook as it becomes the new opposition channel for Sudanese living abroad to communicate with the people of Sudan to try and organize opposition movement against the government. By doing so you will be participating to the death of such opposition.”
Mauro Annarumma
Aprile 11th, 2009

Afghanistan: stupro della moglie legale per gli sciiti

La minoranza sciita ottiene da Karzai il rispetto delle regole tradizionali: sarà legale la violenza sulle mogli che non acconsentono al rapporto sessuale.

di Mauro Annarumma per Meltin’Pot (Univ. ROMATRE)

Circola un detto tra gli occidentali in Afghanistan secondo cui, nel paese, l’affettività si esprima tra uomini, mentre alle donne spetti esclusivamente una funzione riproduttiva: “si fa l’amore con gli uomini e i figli con le donne”. Per quanto l’omosessualità sia vietata dal codice penale afghano, le relazioni e i rapporti sessuali tra maschi non sono una rarità in Afghanistan. E’ più facile per un ragazzo afghano provare forti sentimenti di affinità e amicizia verso altri uomini, con i quali si trascorre quasi tutta la giornata, piuttosto che con la moglie, spesso “comprata” dalla famiglia all’età di 14 anni in cambio di una dote. E’ la disponibilità economica dell’uomo, infatti, a stabilire quale ragazza egli possa sposare, e poiché il marito si fa carico del sostentamento di tutta la famiglia della ragazza, quelle più povere rischiano il disonore della solitudine. Nelle famiglie tradizionali afghane, la donna è un fantasma, un essere atto alla riproduzione e alla cura della casa. I figli, sin da piccoli, seguono il padre nelle sue attività lavorative e sociali, per cui anche il ruolo di madre viene ad essere limitato nel tempo e nello spazio,

La condizione della donna è più grave nelle comunità sciite del paese, tra il 10 e il 20% della popolazione, per le quali la Costituzione afghana del 2004 prevede che esse abbiano un proprio codice di famiglia, nel rispetto della legislazione tradizionale. In quest’ottica, il Presidente Hamid Karzai ha da poco firmato, secondo quanto denunciato dalla stampa inglese nel corso del summit internazionale all’Aja, delle “Istruzioni governative” destinate ai giudici locali. In sostanza, una norma che vieta alle mogli di famiglie sciite di rifiutarsi di avere rapporti sessuali, e di uscire di casa o andare a lavorare senza il permesso del marito, e che sancisce che la custodia dei figli è un diritto esclusivo del padre. Il provvedimento sembra sia mirato ad ottenere, da parte del Presidente afghano, il consenso delle comunità sciite in vista delle elezioni presidenziali di agosto, ma la scelta sembra essere comunque di dubbia efficacia considerato l’astio che separa gli sciiti dai sunniti, la maggioranza del paese che elesse Karzai, sostenuto dalle democrazie occidentali, alle scorse presidenziali. Ora Karzai sembra stia tentando di riconfermare la sua carica alla guida del paese, con forti aperture ai tradizionalisti e con toni riconciliatori verso i talebani moderati, in linea con la nuova strategia Nato in Afghanistan.

SaVeTheRaBbiT.nEt