Febbraio 15th, 2010

Libertà d’espressione. Il Marocco, nemico d’Internet ?

di M.A. per Mpnews

La recente condanna di “cyber-dissidenti” a Taghjijt ha allarmato la blogosfera internazionale e marocchina. Questo nuovo passo falso da parte delle autorità locali, visibilmente travolti dal fenomeno dei “blog”, potrebbe disegnare un nuovo trend.

Il 1 ° dicembre, a Taghjijt, un gruppo di studenti presenta alle autorità locali un insieme di rivendicazioni tra cui la richiesta di un bonus viaggio per Agadir e la creazione di una biblioteca.. Il sit-in degenera in rissa e tre studenti sono immediatamente arrestati. Hazzam Bashir, un laureato in educazione islamica di 27 anni, il 4 dicembre pubblica sul suo blog un comunicato degli studenti. Pochi giorni dopo viene arrestato a sua volta e indagato insieme con i manifestanti. Abdellah Boukfou (26 anni), il gestore del cybercafé utilizzato da Hazzam, è anche lui arrestato. Egli non ha pubblicato nulla personalmente. I computer nel cyber e le chiavi USB sono sequestrate dalla polizia, che vi troverà pubblicazioni di Hazzam (membro di Al-Adl wal Ihsan), di studenti, ma anche di un’organizzazione Amazigh….(Berberi abitanti autoctoni del Nord Africa). Il processo contiene molte contraddizioni, soprattutto per quanto riguarda i capi di accusa. Il verbale di interrogatorio di Hazzam, per esempio, la prima volta parla di “diffusione di notizie false dannose per l’immagine del regno in materia di diritti umani”! Poi in una successiva trascrizione Hazzam viene accusato di “diffondere false informazioni atte a sconvolgere l’ordine pubblico”. Questa frase sarà grossolanamente cancellata, come dimostrato da una copia pubblicata su Internet da blogger. Alla fine,le cinque persone sono accusate, senza distinzione alcuna, di “adunanza sediziosa”, ” offese a pubblici ufficiali”, ” danneggiamento di beni pubblici” e anche “incitamento all’odio razziale” (allusione quest’ultima ad alcuni appartenenti alle associazioni culturali Amazigh). Dal 15 dicembre, gli studenti sono stati condannati a 6 mesi di prigione, Hazzam a 4 mesi, mentre il gestore del cyber, Abdellah Boukfou a 1 anno, giacché le autorità ritenevano che egli fungesse da intermediario tra i manifestanti e i blogger. In ogni caso, dopo gli eventi di Taghjijt, i blogger marocchini hanno paura, e ricorrono sempre più spesso all’auto-censura. Il Marocco è ancora lontano dal far parte della lista dei “nemici di Internet”, istituito dalla RSF (come la Tunisia e l’Egitto)…. “Come può lo Stato, dice Lucie Morillon, responsabile Internet presso l’ONG, lanciare un ambizioso piano per migliorare l’accesso a Internet e mettere qualcuno in prigione perché ha pubblicato una informazione”?
L’organizzazione Committee to Protect Journalists ha stilato una classifica dei dieci paesi più pericolosi per i blogger: Birmania, Iran, Siria, Arabia Saudita, Tunisia, Egitto, Cina, Vietnam, Cuba, Turkmenistan. In questi paesi i diritti umani e le libertà civili sono spesso ignorati; attraverso censura, filtraggio, restrizione dell’accesso online e recupero di informazioni personali,i diversi governi tentano di limitare la libertà di espressione online fino a sanzionare con pene detentive presunte violazioni della sicurezza nazionale o azioni ritenute non gradite ai regimi. Anche nelle realtà più democratiche dell’occidente affiorano le prime difficoltà. “Noi non consideriamo la questione della libertà su Internet solo come una questione di libertà di espressione, ma investe la visione stessa del mondo in cui vogliamo vivere“, ha detto il consigliere del segretario di Stato per l’Innovazione, Alec Ross, che a Washington è intervenuto ad un seminario organizzato dal New America Foundation e da Slate, vicenda che contrappone Google alla Cina, sulla censura in rete. In Francia per Internet tira una brutta aria. “Internet e’ pericolosa per la democrazia dice il deputato dell’Ump Jean-Francois Cope’. La “trasparenza assoluta” è come l’ ”inizio del totalitarismo”, gli fa eco il consigliere del presidente della Repubblica Henri Guaino : “l’accusa contro Internet non e’ che il sintomo di qualcosa di più profondo: la paura primitiva di un media che rivela ciò che si vorrebbe tacere”, scrive Le Monde

Febbraio 15th, 2010

Che cosa è successo in Cile? Il popolo cileno sceglie a destra e vota Sebastiano Pinera alle presidenziali.

M.A. per MPnews

Sebastián Piñera , leader del partito Renovación Nacional e capo della Coalición por el Cambio , è il nuovo Presidente del Cile, eletto al ballottaggio del 17 gennaio 2010. Sebastián Piñera ha raggiunto il 51,6% dei voti vincendo con una percentuale pari al 3,23% di voti in più sul rivale Eduardo Frei (48,38).
Il Presidente della svolta a Destra cilena è Miguel Juan Sebastián Piñera Echenique, che interrompe la tradizione degli ultimi vent’anni, che hanno visto tutti presidenti cileni di sinistra.
Nulla da fare invece per Eduardo Frei , esponente della coalizione di centro sinistra che finora ha guidato la “Concertación de partidos por la democrazia”. La Coalicion por el cambio non è riuscita però ad ottenere la maggioranza, né alla Camera né al Senato. se non con un instabile sistema di alleanze esterne.
La notte scorsa in TV Piñera si è rivolto ai Cileni con un tono conciliante, promettendo un governo di unità nazionale. Ha promesso una maggiore istruzione, una migliore salute e un milione di posti di lavoro. Ha ribadito l’attenzione nel suo discorso al crimine e al traffico di droga e … maggiore preoccupazione per i disabili. Come fara? Resta da vedere. anche se appare già difficile che possa muovere il primo passo: una memoria storica che renda giustizia alle migliaia di desaparecidos. Difficile, visto che nelle ultime settimane Piñera ha addirittura ipotizzato la possibilità di utilizzare nel suo governo ministri che abbiamo lavorato con Pinochet durante la dittatura militare.
Carovane di veicoli passavano gridando in un megafono, “¡Allende se siente!, Piñera Presidente”. un odore di fascismo che ricorda le prime parole pronunciate in televisione dagli uomini di Piñera nel settembre del 1973 dopo il colpo di stato di Pinochet: “Non Ci saranno vincitori né vinti”. E un paio di giorni dopo cominciarono a scomparire e / o essere uccisi oltre 3.000 cileni, mentre altri 30.000 sono stati alla tortura nei campi. . Quel giorno, l’11 settembre 1973, rimane la linea che divide in due il Cile: nonostante siano acclarati i crimini della destra cilena, la stessa destra non ha mai voluto staccarsi da Pinochet, sostenendo la sua importanza nella battaglia contro il comunismo. Dall’altra parte i familiari dei desaparecidos, e la sinistra democratica che non vuole dimenticare.
Si aprono adesso interessanti scenari in tutto il Sud America: la vittoria di un miliardario, proprietario di mezzi di comunicazione, e massimo esponente della Destra cilena, si contrappone ai grandi presidenti di sinistra che sono ancora la maggioranza in tutte le ex-colonie spagnole: da Hugo Chávez (Venezuela) ad Evo Morales (Bolivia), passando per RaffaelCorrea (Ecuador), Cristina Kirchner (Argentina), Fernando Lugo (Paraguay), Tabaré Vázquez (Uruguay), Alan García Pérez (Perù), e senza dimenticare il presidente brasiliano Lula. Unica eccezione, prima di Piñera, il presidente colombiano Álvaro Uribe,. Insomma, quella di Piñera è una bella scommessa del popolo cileno che l’ha eletto. E gli effetti della sua politica potrebbero avere diverse ripercussioni sui vicini “rossi” del Cile.

Febbraio 2nd, 2010

Il 14 febbraio inizia l’anno della tigre. Senza quasi più tigri…

Spopolano gadget e tshirts sulle tigri, ma dell’esotico animale, nella natura, non rimane quasi po più traccia. Aumentano invece in zoo e allevamenti: nel mondo se ne contano 9.000 esemplari, 5.000 solo in Cina.
La scomparsa della tigre selvatica, oltre che effetto della deforestazione selvaggia, è infatti causata dal bracconaggio. Ossa e organi del felino, nonostante i divieti, sono usati nella farmacologia tradizionale cinese, o per estrarre balsami e unguenti in tutto l’Oriente. Per questo, esaurite le risorse naturali, è nata l’industria dell’allevamento clandestino, che contrabbanda anche le pellicce, specie in Medio Oriente.

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