Fonte: IGN, L’espresso del 6 aprile 2006
Il 10 Aprile, l’Unione Europea, alla luce delle presunte irregolarità delle scorse elezioni presidenziali in Bielorussia, ha stilato una lista di 31 responsabili compreso il Presidente Lukashenko, cui è stato interdetto l’accesso nei Paesi membri. Tali misure verranno ritirate qualora i detenuti politici vengano rilasciati e vengano prese serie azioni per il ripristino dello stato di libertà e democrazia nel Paese. La Bielorussia è sottoposta oggi a un vero e proprio regime. Alcuni esempi: il parlamento è solo nominale, non ci sono esponenti dell’opposizione, i partiti di opposizione non hanno possibilità di fare una libera campagna di informazione, chi scredita il Presidente rischia 7 anni di carcere, chi vuole lasciare il Paese per studio o lavoro deve attendere il permesso dal Ministero degli Interni, i soldi provenienti dall’estero sono gravati da una tassa del 30% sul totale.
Nelle ultime elezioni Lukashenko, al potere dal 1994, ha ottenuto l’83% dei voti, ma i risultati ufficiali sono stati contestati sia dall’opposizione bielorussa che dagli osservatori internazionali. Per cinque giorni consecutivi, a partire dal 19 marzo, la gente si era radunata nella piazza centrale di Minsk, occupata dalle tende dei giovani attivisti dell’opposizione, per chiedere nuove elezioni nel rispetto delle norme internazionali. Poi, il 23 marzo, le ruspe e le forze di polizia avevano spazzato via ogni speranza di cambiamento.
Lukashenko avrebbe comunque vinto, secondo le stime effettuate poco prima delle elezioni, perchè è sostenuto dai ceti meno abbienti della Bielorussia, contadini e pensionati, che vedono in lui la garanzia della stabilità economica e politica del Paese. Nonostante ciò continua a falsificare i risultati elettorali per non concedere alcun spazio alle opposizioni.
Ma nel processo di democratizzazione sono in gioco ovviamente anche altri interessi: la Bielorussia è partner politico ed economico della Russia, ad essa strettamente legata anche per paura di tagli ai rifornimenti energetici e al commercio di prodotti alimentari. Una maggiore democratizzazione del Paese favorirebbe anche maggiori aperture economiche verso l’Unione Europea.







[…] LA UE APPROVA SANZIONI CONTRO LUKASHENKO […]