Basterebbe fermarsi un attimo a osservare queste immagini per capire quanto di sbagliato c’è nella zootecnia industriale, ovvero negli allevamenti intensivi odierni. Le fattorie come ci venivano raccontate dai nostri nonni, non esistono più. Non è un argomento per cui occorra schierarsi necessariamente con i vegetariani o i non vegetariani, ma si tratta di scegliere tra chi ha rispetto per la vita e chi crede sia una merce di scambio come altre. Basterebbe porsi anche solo la domanda “Quante volte alla settimana mangiamo carne?” per ricordarci che il mercato è saturo di richiesta, le malattie cardiovascolari e dell’apparato digerente legate all’alto consumo di proteine e grassi animali sono in aumento, e la BSE e l’influenza aviaria sono il prodotto degenere dello stesso sistema che abusa dei farmaci e degli antibiotici per portare sulle nostre tavole le fiorentine e i petti di pollo tanto “amati”…

Il consumo di carne è in continua crescita nel mondo occidentale (vedi fondo articolo), e probabilmente raddoppierà a livello mondiale nei prossimi due decenni. 

Il costo ambientale è altissimo. Alcuni dati:

Per produrre un Kg di carne di manzo in Europa occorrono 5 Kg di mangimi ad alto contenuto di proteine.

Più di un terzo della produzione alimentare mondiale è costituito da foraggio che serve a supportare la zootecnia industriale.

Per un Kg di carne, tra coltivazione del foraggio, abbeveramento dell’animale e macellazione, si consumano più di  3.000 litri di acqua.

Per sostenere gli animali da allevamento sono usati due terzi dei terreni agricoli mondiali. Nel solo Regno Unito, ad esempio, oltre il 75% dei terreni agricoli è dedicato all’allevamento (67% foraggio, 10% mangimi, di cui 39% frumento e 51% orzo). [Fonte Oxford Vegetarians]

La FAO ha individuato numerosi problemi ambientali derivati dall’allevamento intensivo:

- riduzione della biodiversità e  danni all’ecosistema

 - erosione del terreno e riduzione della quantità di acqua;

- effetto serra e contaminazione delle acque  con azoto, fosforo e pesticidi;

- piogge acide;

- contaminazione del terreno con metalli pesanti.

Il Worldwatch Institute, (Istituto indipendente di ricerca, fra i più autorevoli, che studia le possibilità di uno sviluppo ambientalmente sostenibile), ha definito gli allevamenti intensivi: “una delle serie minacce alla qualità dell’aria, del suolo e delle acque. Il prezzo della carne dovrebbe perlomeno triplicare se fossero conteggiati i costi ambientali, compreso il depauperamento e l’inquinamento delle falde acquifere, le emissioni di gas serra, lo spreco di combustibile fossile”.

EVOLUZIONE DEL CONSUMO DI CARNE IN ITALIA DAL 1951 AL 1990

Carne

1951-55

1961-65

1971-75

1981-85

1986-88

1990

Bovina

7,9

16,4

24,4

25,2

25,6

25,3

Suina

5,0

7,0

13,5

22,5

25,0

27,1

Pollame

2,0

7,4

14,3

18,3

19,1

20,2

Altro

3,9

5,0

7,9

9,8

10,4

11,1

Totale

18,8

35,8

60,1

75,8

80,1

83,8

Fonte: elaborazione dati Istat (tabella tratta da http://www.aiab.it/)

Essere vegetariani è una scelta estrema che si può non condividere, ma mangiare meno carne, anche un solo pasto o due alla settimana, fa sicuramente bene a noi e agli altri animali.